Hanno occupato la scuola per giorni e, quando hanno deciso di chiudere la protesta, l’hanno ripulita. Gli studenti del liceo Vincenzo Cuoco-Campanella, nella sede di piazza Miracoli a Napoli, hanno pulito e riordinato aule, corridoi e spazi comuni con le proprie mani, per riconsegnare l’edificio in ordine e permettere la ripresa delle lezioni.
La mobilitazione era partita a metà ottobre, quando il plesso di piazza Miracoli è stato occupato mentre nell’altra sede del liceo, in via Stella, c’era agitazione tra i ragazzi. In quei giorni il Cuoco non era l’unico istituto in protesta: un’ondata di occupazioni ha attraversato diverse scuole della città. Poi, finita l’occupazione, la decisione di non lasciare il lavoro ad altri.
A spiegarlo sono gli stessi studenti: “Dopo diversi giorni di protesta, durante i quali abbiamo espresso le nostre rivendicazioni, abbiamo organizzato e svolto le operazioni di pulizia e riordino degli ambienti scolastici”. E ancora: “Aule, corridoi e spazi comuni sono stati sistemati con l’impegno diretto degli studenti, con l’obiettivo di restituire la scuola in ordine e consentire la ripresa delle attività didattiche. L’iniziativa vuole trasmettere un messaggio semplice: il diritto di protestare può convivere con il rispetto per i beni pubblici e per la comunità scolastica”.
Una notizia così rischia di finire subito in uno dei due cassetti in cui di solito mettiamo i ragazzi: nel primo ci sono quelli che occupano per saltare le lezioni, sporcano, rompono e lasciano il conto agli altri; nel secondo, quello di questi giorni, ci sono gli studenti modello, la gioventù che dà lezioni agli adulti. Sono due racconti comodi e sbagliati allo stesso modo. Quello di piazza Miracoli è il gesto di un gruppo di studenti in una scuola: dice qualcosa di loro, non di un’intera generazione, e non rende migliori o peggiori i ragazzi che altrove hanno fatto scelte diverse.
Più utile è guardare al rapporto tra chi studia e l’edificio in cui studia: al liceo si passano cinque anni, quasi tutte le mattine della settimana, eppure è raro che un ragazzo senta quel posto come suo. L’aula è assegnata, il banco pure, i bagni sono di tutti e quindi di nessuno, i laboratori si aprono quando lo decide qualcun altro. Quando la scuola diventa soltanto il luogo in cui bisogna restare fino al suono della campanella, viene facile pensare che la scritta sul muro o la sedia rotta siano un problema di qualcun altro.
Le regole servono, e ci sono: il regolamento d’istituto spiega cosa non si può fare, quali sono le sanzioni, chi paga i danni. Molto più raramente chiede ai ragazzi di fare qualcosa per gli spazi che usano. Il senso di responsabilità, però, si costruisce anche con le mani, oltre che con i divieti. Forse non è un caso che a piazza Miracoli il gesto sia arrivato proprio dopo giorni in cui gli studenti hanno vissuto la scuola in prima persona, decidendo loro come usarla. Chi ha gestito un luogo, anche per poco, fa più fatica a sentirlo estraneo.
Bisogna però stare attenti a non chiedere ad una scopa più di quello che può dare. Pulire un corridoio non ripara un infisso, non rimette in funzione un bagno guasto, non mette in sicurezza un soffitto. Per le scuole superiori i lavori sugli edifici spettano alla Città Metropolitana, mentre la pulizia di ogni giorno è compito del personale scolastico. Nel loro messaggio i ragazzi non parlano delle condizioni della sede di piazza Miracoli e non elencano le richieste della protesta. La manutenzione delle scuole, però, è una responsabilità degli enti, non degli studenti, e sarebbe sbagliato usare un gesto come questo per spostare lo sguardo da chi ha il dovere di intervenire.
Coinvolgere i ragazzi nella cura degli spazi, invece, potrebbe diventare una cosa normale e non un’eccezione da raccontare sui giornali. Dare agli studenti un modo semplice per segnalare un guasto, chiedere il loro parere su come usare un cortile o un’aula vuota, affidare ad una classe un laboratorio da tenere in ordine. Sono passi piccoli, che costano poco e che possono far sentire un edificio pubblico un po’ più di chi lo vive ogni giorno.
Nel plesso di piazza Miracoli la scuola ha annunciato la ripresa delle lezioni. I ragazzi rientrano in classi che hanno sistemato da soli. Le ragioni per cui hanno protestato sono ancora lì, in attesa di risposte. Il resto, almeno, l’hanno rimesso a posto loro.

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