Un gruppo di bambini di Scampia, a pochi passi da quel che resta delle Vele, ha ripulito da solo un campetto abbandonato che gli adulti avevano trasformato in una discarica. Lo hanno fatto semplicemente perchè un posto dove giocare non c’era, e se lo sono ripreso.
E allora viene spontaneo chiedersi dove giochino oggi i bambini napoletani. La risposta più onesta è: dove capita. Nell’ultima classifica nazionale sulla qualità della vita dei più piccoli la provincia di Napoli è 94esima su 107, e sul verde attrezzato, cioè parchi e aree giochi, scende al quartultimo posto. In molte periferie lo spazio attrezzato a disposizione di ogni bambino si riduce a pochi metri quadrati, e ci sono quartieri che non hanno praticamente niente.
Molti spazi, poi, esistono sulla carta ma non si possono usare. Al Vomero, a settembre, il parco Mascagna aveva aiuole secche, bagni chiusi e giostrine sulla terra battuta, sotto il sole, senza un bambino intorno. A San Giovanni a Teduccio il parco Massimo Troisi, un anno fa, aveva giochi distrutti e bagni in parte crollati. Il bosco dei Camaldoli, uno dei parchi più grandi della città, lo scorso anno risultava ancora chiuso, con una riapertura annunciata ogni estate e ogni estate rinviata. Fuori città la musica cambia poco: a Casoria la villa comunale di via Pio XII ha chiuso i cancelli il 14 aprile per lavori, e ad inizio ottobre le famiglie chiedevano ancora quando l’avrebbero riavuta. Fare un elenco preciso di quanti campetti e aree giochi siano davvero aperti, puliti e facili da raggiungere è quasi impossibile: le informazioni arrivano a pezzi, di solito dalle proteste dei residenti.
Torniamo allora a Scampia e alla domanda che lascia quel campetto ripulito: perché ci devono pensare i bambini? Il caso del Lotto G, nello stesso quartiere, aiuta a capirlo. Lì c’è un campo costruito nel 2005 che rientra tra le attrezzature del quartiere ma che, come ha ammesso il presidente dell’ottava Municipalità Nicola Nardella, “non è mai stato realmente utilizzato né manutenuto”. Lo spazio pubblico viene realizzato e poi resta senza nessuno che se ne prenda cura. La Municipalità ha pochi soldi per lo sport e li spende soprattutto per lo stadio Landieri; aveva provato a ottenere fondi con un bando comunale, ma ha vinto un’altra zona.
Quando il pubblico si ferma, il vuoto lo riempie qualcun altro. I bambini del Lotto G hanno girato video sui social, un’associazione e una giornalista li hanno fatti arrivare fino a Geolier e il rapper, a gennaio, ha promesso di sistemare il campo. A Torre del Greco il Comune ha affidato ad un’associazione di volontari il campetto Umberto Feola, accanto alla villa comunale, per frenarne il degrado. Gesti utili, a volte decisivi, ma che lasciano la cura di un bene di tutti alla buona volontà di qualcuno.
Poi c’è il tempo. Quanto passa tra una promessa e il giorno in cui uno spazio torna davvero a chi ci abita? Al Lotto G, a fine settembre, otto mesi dopo l’annuncio, il campo aveva ancora erba alta, porte senza reti e rifiuti. Durante un sopralluogo con il ministro per lo Sport Andrea Abodi si è stabilito di bonificarlo il prima possibile e di valutare altri lavori nei mesi successivi. A Casoria il cronoprogramma prevede 440 giorni dall’avvio ufficiale del cantiere, che ha dovuto aspettare alcune autorizzazioni. Al parco Viviani di Montecalvario, pochi giorni fa, ha riaperto un ingresso rimasto chiuso per anni. Sono i tempi della burocrazia. Ma per un bambino di otto anni un anno e mezzo è un pezzo enorme d’infanzia.
E qui entrano in gioco i soldi. Quando il parco sotto casa manca o non è sicuro, chi può cerca altrove: la ludoteca, la scuola calcio, il corso del pomeriggio, l’area giochi al chiuso. Tutto a pagamento, spesso ogni mese. Chi non può resta in cortile, in strada, oppure fa come i bambini delle Vele. E se gli spazi gratuiti scarseggiano soprattutto in periferia, il conto lo pagano le famiglie che hanno meno margine. Così il tempo libero smette di essere uguale per tutti e diventa una voce di spesa: chi può permetterselo sceglie, gli altri si arrangiano.
Il campetto vicino alle Vele, adesso, c’è: lo hanno ripulito loro. Al Lotto G si aspetta ancora la bonifica. E nel frattempo i bambini continuano a giocare dove capita.













