Mercoledì 20 maggio alle ore 20.00 al Teatro San Carlo di Napoli per la Stagione d’Opera 2025/2026, si è tenuta la prima rappresentazione del Werther di Jules Massenet, che ha riportato in scena, a venti anni dal debutto napoletano, la storica produzione dell’Oper Frankfurt con la regia di Willy Decker: quattro le recite in programma, fino a martedì 26 maggio.
Lorenzo Passerini sul podio ha guidato l’Orchestra del Teatro San Carlo. Ha partecipato allo spettacolo il Coro di voci bianche, diretto da Stefania Rinaldi.
Il “Werther” è un dramma lirico in quattro atti su libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann, tratto dal romanzo epistolare “I dolori del giovane Werther” di Goethe, composto da Massenet nel 1887 e messo in scena per la prima volta alla Staatsoper di Vienna nel 1892. Viene considerato il capolavoro del musicista francese, scritto sulla soglia dei suoi cinquant’anni, dopo i successi di “Manon” e “Hérodiade”. L’opera narra la tragica passione del giovane poeta Werther per Charlotte, la quale è però vincolata dalla promessa di sposare un altro uomo.
A dar voce a Werther è stato il celebre tenore Jonas Kaufmann, intenso e commovente, lungamente applaudito, in scena anche il 22 maggio, memtre Francesco Demuro sostiene le recite del 24 e 26 maggio. Caterina Piva ha rivestito il ruolo di Charlotte accanto a Lodovico Filippo Ravizza nel ruolo di Albert. Nel cast anche Sergio Vitale (Le Bailli) e Roberto Covatta (Schmidt). Legati all’Accademia del Teatro San Carlo Désirée Giove, nel ruolo di Sophie, e Maurizio Bove, interprete di Johann.
Completano il cast due artisti del Coro: Vasco Maria Vagnoli (Brühlmann) e Sabrina Vitolo (Kätchen).
Il regista Willy Decker ha spogliato Werther di ogni coloritura settecentesca, situandolo in un ambiente borghese ottocentesco asfittico e claustrofobico. La spazio scenico è stato disegnato in modo da far risaltare la stanza di Charlotte: uno spazio chiuso, ordinato, segnato dal ritratto della madre morta (tema anche troppo rimarcato nella regia), che continua a dettarle interiormente dovere e memoria. Charlotte è vincolata al giuramento, fatto alla madre in punto di morte, di sposare un uomo che non ama e di prendersi cura dei fratelli minori.
Di fronte a questo mondo geometrico, Werther emerge come figura romantica e inquieta legata alla natura e all’impulso emotivo. Decker ha contrapposto l’intimità borghese alla dimensione “pura e selvaggia” del protagonista, leggendo il dramma come scontro tra sentimento individuale e convenzioni sociali, facendo riferimento al contrasto insanabile descritto da Freud in alcuni dei suoi saggi ad impronta sociale, come”Il disagio della civiltà” del 1929.
Le scene essenziali di Wolfgang Gussmann con prospettive sghembe, quasi espressioniste, con aperture su paesaggi astratti che rimandano a Friedrich e i costumi di un ottocento stilizzato, o di un primo novecento freudiano, belli e funzionali, che fasciano e costringono il corpo, lo “conformano”, contribuiscono a elevare la storia a una dimensione rarefatta. Il finale è di effetto: Werther compie il passo fatale contro un paesaggio nevoso, assistito da Charlotte, che finalmente gli confessa di averlo sempre amato, mentre la comunità cui appartiene resta immobile e indifferente.
Si percepisce che c’è stato un lavoro minuzioso su tutti gli interpreti, non solo sui protagonisti per quanto riguarda la parte attoriale. Anche i bambini, Schmidt, Johann e i borghesi muti diventano coro sociale che osserva e giudica. La coppia Schmidt-Johann, spesso comica, qui acquista un aspetto sinistro, funerea, che sottolinea l’ipocrisia del contesto.
È chiaro che oggi leggeremmo l’emotività del protagonista in chiave diversa. Il disperarsi di Werther fa pensare che non abbia un sé stabile, indipendente da Charlotte. Il suo valore, la sua gioia di vivere, la sua volontà di esistere dipendono dal fatto che lei ricambi il suo disperato amore. Quando capisce che questo non accadrà, perde il motivo per restare al mondo. Non è solo amore non corrisposto: è crollo dell’identità. E, malgrado ciò, Werther resta un personaggio poetico e la summa del romanticismo, la sua fragilità, così marcata, riesce ancora a emozionare grazie alla straordinaria bellezza della musica di Massenet.
Grande successo alla prima. Dieci minuti di applausi per tutti gli artisti.
Locandina
Werther
Dramma lirico in quattro atti
Libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann
Musica di Jules Massenet
Direttore | Lorenzo Passerini
Regia | Willy Decker
Scene | Wolfgang Gussmann
Costumi | Wolfgang Gussmann
Luci | Joachim Klein
Interpreti
Werther | Jonas Kaufmann (20, 22) / Francesco Demuro (24, 26)
Albert | Lodovico Filippo Ravizza
Le Bailli | Sergio Vitale
Schmidt | Roberto Covatta
Johann | Maurizio Bove #
Brühlmann | Vasco Maria Vagnoli
Charlotte | Caterina Piva
Sophie | Désirée Giove
Kätchen | Sabrina Vitolo
Orchestra del Teatro di San Carlo
con la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro di Voci Bianche | Stefania Rinaldi
Produzione Oper Frankfurt
Giuseppe Iaculo

Foto di Luciano Romano









