Il lavoro può aspettare, i progetti anche. Quando a stare male è la persona che ami, cambia tutto. Per Ciro Poppella oggi la priorità è una sola: Anna, sua moglie, e la battaglia contro la Sla, entrata nella loro quotidianità cambiando ogni cosa. Non soltanto il modo di vivere, ma anche le priorità, le preoccupazioni e il significato stesso delle parole futuro e famiglia.
Ciro, conosciuto a Napoli per la sua attività e per la storia di una pasticceria diventata negli anni un simbolo del quartiere Sanità, oggi racconta una battaglia privata che rischia di diventare anche una denuncia pubblica.
Perché quando una persona si ammala gravemente, la malattia non colpisce soltanto il corpo. Entra dentro casa, modifica gli equilibri, impone nuove necessità e spesso mette le famiglie davanti a spese che da sole non riescono più a sostenere.
E Ciro lo dice senza giri di parole: sarebbe disposto a rinunciare a tutto pur di garantire ad Anna le cure e l’assistenza di cui ha bisogno. Non è una frase pronunciata per attirare attenzione, è il grido di un marito che si trova davanti a una realtà difficile da accettare.
La Sla è una malattia neurodegenerativa progressiva che, con il passare del tempo, può compromettere movimenti, comunicazione, respirazione e capacità di svolgere anche le azioni più semplici.
Per chi sta accanto a una persona malata significa trasformarsi, spesso improvvisamente, in caregiver.
Significa imparare a gestire terapie, assistenza, apparecchiature, visite e continui bisogni. Significa anche fare i conti con una domanda che torna continuamente: come riusciremo ad andare avanti?
È qui che la storia di Ciro e Anna supera i confini della loro famiglia.
Perché non tutte le persone possono contare sulle stesse possibilità economiche, e non tutte le famiglie riescono a compensare con risorse proprie quello che il sistema pubblico non riesce a garantire.
Quando l’assistenza diventa indispensabile per ogni ora della giornata, il rischio è che la malattia diventi anche una questione economica.
Ciro non mette al centro il proprio lavoro, né ciò che negli anni è riuscito a costruire, mette Anna.
È questo il senso delle sue parole: se per garantire alla moglie una possibilità in più fosse necessario sacrificare quello che ha costruito, sarebbe pronto a farlo.
Una dichiarazione che racconta soprattutto la disperazione e l’amore di un uomo che non vuole assistere impotente al peggioramento della persona che ama.
Ma racconta anche un problema che riguarda migliaia di famiglie, perché dietro ogni persona affetta da una patologia grave c’è quasi sempre qualcuno che si prende cura di lei: un marito, una moglie, un figlio, una madre, un padre.
Persone che spesso smettono di vivere la propria vita per organizzare quella del proprio familiare e che non sempre ricevono il sostegno necessario.
Ma quanto deve essere ricca una famiglia per poter garantire cure e assistenza adeguate a una persona gravemente malata?
Perché davanti a una malattia come la Sla non dovrebbe esistere una differenza tra chi può permettersi assistenza privata e chi invece deve fare i conti ogni giorno con liste d’attesa, servizi insufficienti e difficoltà burocratiche, la dignità di una persona malata non può dipendere dal conto in banca della sua famiglia. E il peso dell’assistenza non può essere scaricato interamente sulle spalle di chi vive già una situazione drammatica.
La storia di Ciro e Anna, dunque, non è soltanto una storia d’amore, è anche una storia di fragilità. Di quelle fragilità che spesso rimangono dentro le mura di casa fino a quando qualcuno trova la forza di raccontarle.
Ciro quella forza l’ha trovata.
E oggi il suo messaggio è soprattutto uno: non vuole arrendersi. Nonostante la malattia, nonostante le difficoltà e nonostante tutto quello che potrebbe essere costretto a sacrificare. Per Anna.
Perché quando la persona che ami ha bisogno di te, dice in sostanza Ciro, non esiste successo che tenga.












