venerdì, Settembre 24, 2021
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Rapina ad Hamsik o atto intimidatorio alla SSCN?

Premessa fondamentale: non siamo complottisti.

Non siamo tra quelle persone che ritengono ci debba essere per forza una regia occulta dietro episodi di delinquenza che hanno visto come vittime alcune stelle del Napoli, su tutte Cavani, Lavezzi ed Hamsik. A Napoli fatti del genere purtroppo accadono con frequenza anche a persone comuni e si sa che gira con macchinoni o sfoggia indumenti o accessori di valore con troppa disinvoltura può dare nell’occhio e finire nel mirino di delinquenti.

E’ anche vero che su Napoli l’attenzione mediatica è sempre maggiore. Per dire, Muntari a Milano è stato rapinato due volte, la prima in macchina, la seconda in casa ma la cosa non ha avuto lo stesso clamore. Per non parlare di Philippe Mexes, il difensore francese che, quando era nella Capitale, subì il furto del suo Suv, a bordo del quale c’era la figlioletta piccola.

Tuttavia l’ipotesi della “non casualità” continua a prendere corpo tra gli inquirenti, soprattutto alla luce di alcun dettagli che stanno via via trapelando dopo il furto ad Hamsik. Stando alle ricostruzioni infatti, a partecipare al furto ai danni del centrocampista slovacco sarebbero stati in cinque. Uno “spiegamento di forzeeccessivo per l’esiguità del bottino (un Rolex). Stupisce inoltre l’eccessiva ferocia dimostrata dai rapinatori, i quali primo hanno spaccato il vetro dell’auto su cui viaggiava  e poi, una volta preso l’orologio, gli hanno sferrato, del tutto gratuitamente, un pugno sul viso.

Insomma, la pista intimidatoria ai danni della Società continua a prendere corpo, anche se attualmente non ci sono ulteriori riscontri. Quello che è certo è che a Napoli le strade di calcio e criminalità si sono spesso incrociate. Anche se una verità ufficiale non c’è mai stata, i meno giovani ricorderanno certamente quello che accadde nel campionato 1987-88 quando il Napoli, fresco campione d’Italia, sembrava avviato ad uno storico bis, finchè, a cinque giornate dalla fine un incredibile crollo (gli azzurri incassarono solo un pareggio e quattro sconfitte) consentì al Milan una rimonta che fu da molti definita miracolosa ma che probabilmente aveva un nome preciso: calcioscommesse.

Ma senza nemmeno voler tornare troppo indietro con la memoria, è sufficiente ricordare  quanto avvenne nel Campionato 2006-07. Il 2 dicembre 2006, il Napoli in quel momento primo in classifica, ospitava al San Paolo il Frosinone. La partita stava scorrendo tranquilla quando all’improvviso dagli spalti partì un fitto lancio di petardi che costrinse l’arbitro a sospendere per ben due volte l’incontro. Gli azzurri visibilmente turbati, non riuscirono ad andare oltre il pari. L’episodio costò inoltre la squalifica del campo. All’epoca in pochi riuscirono a spiegarsi il perchè di un gesto apparentemente illogico.

Qualche mese dopo fu tutto chiaro. La Digos arrestò cinque persone (Vincenzo Busiello, Alberto Mattera, Vittorio Puglisi, Francesco Ruggiero e Salvatore Piccirillo) appartenenti ai gruppi storici della tifoseria partenopea con l’accusa di estorsione nei confronti della società. I cinque, cercavano di sfruttare la loro posizione di sedicenti capi tifosi per pretendere dal club vantaggi personali, quali la concessione di un ingente numero di biglietti omaggio, da rivendere poi tramite bagarinaggio, o la possibilità di sfruttare in nero il merchandising del Napoli. L’episodio col Frosinone, si inquadrava proprio in questa logica: mettere pressione e  “punire”la Società di De Laurentiis, rea di aver interrotto, la triste consuetudine perpetrata nelle gestioni precedenti.

Dopo la condanna in primo grado, i giudici della Corte d’Appello fecero cadere l’accusa di estorsione ai danni della società, anche se tutti gli indagati (ad eccezione di Mattera) riportarono condanne per il lancio di un petardo e conseguente incendio e tentata estorsione ai danni dell’ex dirigente azzurro, Massimo Carpino. D’altronde le  intercettazioni parlavano chiaro: “A me servono i biglietti, perché io mangio con i biglietti», “Ho campato con il Napoli per 50 anni, il Napoli non mi può scaricare così, anche tu e Marino (il direttore generale della società n.d.r.) tenete i figli, mi sono fatto quattro anni di galera, se me ne faccio altri quattro non succede niente”

Ad oggi ci sono soltanto pochi indizi e qualche sensazione. Troppo poco, per ipotizzare una strategia del genere. Gli unici che possono sciogliere i dubbi sono proprio i dirigenti della Società. A De Laurentiis e società va il nostro sostegno ed accorato appello. Se sanno qualcosa, denuncino, anche pubblicamente. Napoli e il Napoli, in ripresa dopo anni di oblio, non meritano questa ennesima mortificazione.

A.S.

NDR: Riportiamo le dichiarazione di Alberto Capuano, giudice delle indagini preliminari presso Tribunale di Napoli, intervenuto ai microfoni di Radio CRC nella trasmissione “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma, il quale ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “La rapina ad Hamsik? Solo le indagini possono consentire di conoscere la verità. Per il momento quella di Hamsik è solo una rapina di un Rolex e c’è da dire che atti del genere sono aumentati con la crisi economica. Non credo che possa esserci dell’altro. Il Rolex dal valore di 25mila euro fa gola e accade a parecchi turisti stranieri di essere rapinati dell’orologio. Quando vogliono mandare un segnale, fanno in modo che chi subisce la rapina, capisca che non sia stata vittima di una semplice rapina. Purtroppo sono aumentati i reati della criminalità comune e tutti noi viviamo in uno stato di paura”. (Fonte napolisoccer.net)

Vedi anche  Rapina ad Hamsik

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Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.
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