A oltre sessant’anni dagli scavi dell’Orto dei Fuggiaschi, una nuova indagine scientifica restituisce oggi un’identità possibile a una delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: potrebbe essere stato un medico, sorpreso dalla nube piroclastica mentre tentava di fuggire da Pompei portando con sé gli strumenti del proprio lavoro.
Le recenti indagini diagnostiche (radiografie, tomografie, scansioni TC supportate dall’Intelligenza Artificiale e ricostruzioni tridimensionali) hanno riportato alla luce un corredo che ha lasciato gli studiosi senza parole: una cassettina in materiale organico con elementi metallici, una borsa con monete in bronzo e argento, e una serie di strumenti compatibili con un set medico. Dentro l’astuccio, una lastrina in ardesia per preparare sostanze medicali e piccoli utensili chirurgici, materiale utile per riscrivere la storia di quell’uomo.
Quello che colpisce, però, non è solo la scoperta in sé. È quello che racconta. Un medico in fuga da un’eruzione vulcanica non lascia gli strumenti del mestiere a casa, li porta con sé, li mette in borsa insieme ai risparmi e scappa. Perché? Perché è quello che sa fare. Perché da qualche parte, anche nel caos, c’era chi aveva bisogno di cure. O semplicemente perché quegli strumenti erano la sua vita, il suo futuro, la sua possibilità di ricominciare altrove.
Lo ha spiegato bene il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel: “Già duemila anni fa, c’era chi il medico non lo faceva, limitatamente agli orari di ricevimento, ma semplicemente lo era, in ogni momento, finanche nel momento della fuga dall’eruzione, vanificata dalla nube piroclastica che colse il gruppo di fuggiaschi che tentavano di uscire dalla città attraverso Porta Nocera. Quest’uomo ha portato i suoi strumenti con sé per essere pronto a ricostruirsi una vita altrove, grazie alla sua professione, ma forse anche per aiutare altri. Dedichiamo questa piccola ma significativa scoperta a tutte le donne e gli uomini che oggi continuano a svolgere questo mestiere con un altissimo senso di responsabilità e servizio alla comunità.”
La ricerca è frutto di un lavoro collettivo e interdisciplinare che ha messo attorno allo stesso tavolo archeologi, restauratori, antropologi, numismatici, radiologi e specialisti della modellazione digitale. Un approccio che ha permesso di analizzare il calco senza toccarlo, senza comprometterne l’integrità, aprendo una strada nuova per lo studio di tutti gli altri. E che ha restituito anche un dettaglio quasi poetico: la cassettina era dotata di un sofisticato meccanismo di chiusura con rotella dentata. Un oggetto prezioso, costruito per durare.
Gli approfondimenti completi sulla scoperta sono pubblicati sull’E-journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/
Pompei, identificato un medico tra i fuggiaschi dell’eruzione del 79 d.C.












