mercoledì, Luglio 28, 2021
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Diego Armando Maradona. Un mito

Alla notizia della morte di Diego Armando Maradona, il regista Paolo Sorrentino ha dichiarato: “Diego non è morto. È solo andato a giocare in trasferta”. In effetti, Maradona rappresenta per la città di Napoli molto di più del fatto di essere stato un grande calciatore.

Anzi, il più grande in assoluto. Egli  incarna per tutti i napoletani, anche per quelli che vivono fuori dalla città, un desiderio di riscatto sociale che contagia finanche coloro che non si sono mai interessati al calcio, come l’ estensore di questo articolo.

Ma il successo mondiale di questo grande calciatore, il fatto che egli è nato e cresciuto da una famiglia povera in una zona povera del mondo, nonché il suo ingresso in una squadra di calcio ritenuta fino in quel momento ai margini del campionato portandola per  ben due volte a farle conquistare lo scudetto, ne ha fatto di lui un mito.
Maradona è entrato nel Napoli in un momento nel quale la città avvertiva l’ assoluta esigenza di uscire definitivamente dalle secche del terremoto che l’ aveva ferita in profondità.
Io penso che anche l’ intrecciarsi  dell’arrivo a Napoli di Maradona, diventando il timoniere della squadra, con il bisogno diffuso dei napoletani di uscire da tutti i gravi problemi scaturiti dall’ evento sismico di qualche anno prima, ha contribuito tantissimo a costruire questa vera e propria simbiosi con il popolo partenopeo.
Una simbiosi così profonda da rendere questo giocatore eternamente presente nella coscienza di Napoli.
Spesso si dice, anche con qualche fondamento, che il tifo per il calcio può diventare fuorviante in ordine all’ esercizio dei diritti di cittadinanza. Può rappresentare una forma di “oppio del popolo”, una arma di distrazione di massa.
Nel caso del fenomeno calcistico/ sociale che Maradona ha innescato, non credo assolutamente che si possa parlare in questi termini. Tutt’altro. Il successo mondiale di questo giocatore di origine poverissima ha innescato la consapevolezza che l’ impegno, la tenacia, e quindi anche se esercitati in ambiti non calcistici, possono essere alla fine premiati.
Pertanto, il successo del Napoli in quegli anni non era e non è da intendere come una forma di evasione dalla vita quotidiana, ma uno sprone a reagire rispetto ad ataviche forme di vittimismo e di fatalismo.
Quanto sia vero tutto ciò, lo dimostra la commozione che ha coinvolto l’ intera città alla notizia della morte di Maradona. Una diffusa commozione tale che non ci sarebbe mai stata, se questo uomo fosse stato solo quello che ha consentito il successo calcistico partenopeo di quegli anni.
Infatti, il comportamento di Maradona, anche quando è andato via da Napoli, evidenziava una grossa umanità, un atteggiamento empatico nei confronti di chi soffre, degli ultimi del mondo.
È noto a tutti, ma solo per citare uno delle  innumerevoli  scelte che denotano una empatia per i poveri, che, contravvenendo alle proibizioni della società di calcio del Napoli, decise di partecipare a una partita fatta in una zona periferica del napoletano per raccogliere soldi da utilizzare per un intervento chirurgico agli occhi di un bambino.
Io sono del parere che le storie di droga in cui rimase invischiato scaturirono fondamentalmente per la sua ingenuità, per la sua fiducia nei confronti degli altri.
In questo, i suoi colleghi e la società calcistica, probabilmente, avrebbero dovuto fare di più per proteggerlo dalle insidie della notorietà e per evitare quei rapporti con esponenti della camorra.
Egli veniva da fuori e non sapeva quanto potesse essere pervasiva la camorra che prova a infiltrarsi in ogni aspetto della vita cittadina e, di conseguenza, voleva sfruttare ai suoi fini anche la popolarità del calciatore argentino, ingannandolo.
Da parte di chi gli voleva veramente bene, doveva essere messo subito in guardia da certi pericoli che oggettivamente ci sono nella città di Napoli.
Ma come già detto, da parte di Maradona è stato un “peccato” di ingenuità e, paradossalmente, anche questo ha contribuito a costruire il suo mito.
Viviamo in una epoca caratterizzata dalla secolarizzazione e dalla demitizzazione. Ogni aspetto sacrale, e non solo quello religioso, viene negato.
Ecco perché, quando si affaccia sulla storia una persona che riesce a costruire una dimensione mitica, emerge ancora più di quanto ci si aspetterebbe.
Maradona è profondamente amato per questo insieme di ragioni e per tanto altro, ma quello che va particolarmente sottolineato è che la sua biografia che va molto al di là delle sue incredibili  abilità calcistiche intercetta gli aspetti più nobili di un popolo.
Crea una forma di aggregazione che non si esaurisce in una mera tifoseria calcistica.
Quando si inserisce in un pantheon napoletano uomini come Massimo Troisi, Pino Daniele, Diego Armando Maradona e tanti altri, è l’ esatto contrario di una riproposizione di un determinato luogo comune del napoletano medio.
È l’ affermazione di una napoletanità volta all’ impegno, alla determinazione, al rilancio dei valori di emancipazione presenti a Napoli che vanno individuati e promossi.
Diego Armando Maradona. Un mito
Vincenzo Vacca
Sono un artigiano della scrittura. Provo a scrivere non per un desiderio estetizzante, ma per un bisogno di provare a sollevare dubbi. Le certezze esibite mi inquietano. Mi ritengo un uomo che fa domande e mi incuriosiscono le risposte che, in genere, non mi soddisfano.
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