Una parola sola, grande, impossibile da ignorare: PACE. Scritta in cima a un palazzo di via Carlo Miranda 15, nel cuore di Ponticelli, quartiere est di Napoli. A metterla lì è stato Shepard Fairey, conosciuto in tutto il mondo come Obey Giant, uno degli street artist più influenti e riconoscibili del panorama urbano internazionale.
Il murale si chiama Third Eye Open Peace ed è uno di quegli interventi che cambiano il volto di un quartiere. Al centro dell’opera spicca un volto femminile incorniciato da elementi floreali che richiamano crescita e trasformazione. In mezzo al petto notiamo poi il terzo occhio fuso col simbolo della pace: non una semplice decorazione ma un manifesto, un invito a non fermarsi alla superficie delle cose, a guardare dentro se stessi prima ancora di guardare fuori.
Chi conosce Fairey sa che il suo lavoro non è mai puramente estetico: dai poster “Hope” per Barack Obama fino alle sue battaglie visive contro il potere e la guerra, ogni opera è sempre stata anche un atto politico, un gesto culturale. E Third Eye Open Peace non fa eccezione: l’immagine parla di consapevolezza, empatia, di quella pace che diventa conquista interiore collettiva. Perché Ponticelli? Perché l’arte urbana ha senso solo se dialoga con il territorio che abita: un murale in un museo è una mostra, ma messo su un palazzo dove la gente ci vive e ci passa diventa presidio culturale permanente, visibile ogni giorno a chi di solito non mette piede in una galleria.
Il progetto è stato promosso e organizzato da Wunderkammern, del Deodato Group, ed è stato coordinato da Arteteca/Inward, con il sostegno del Comune di Napoli, un’operazione che dimostra come pubblico e privato, quando si muovono nella stessa direzione, possano produrre qualcosa di concreto e duraturo per la città.
L’opera non arriva da sola, accompagna la mostra Obey: Power to the Peaceful, che ha aperto ieri, 6 maggio, alle Gallerie d’Italia, curata da Giuseppe Pizzuto. Due linguaggi diversi (la strada e la galleria) per raccontare lo stesso artista e la stessa visione del mondo.
Napoli, del resto, con la street art ha un rapporto viscerale e antico. Dai Quartieri Spagnoli a Forcella, passando per Scampia e adesso Ponticelli, la città ha imparato da tempo che i muri possono essere molto più di semplici confini. E quello che Obey ha dipinto in via Carlo Miranda riflette qualcosa di urgente: in un’epoca in cui la parola “pace” sembra sempre più svuotata di significato, ritrovarla scritta a caratteri cubitali su un palazzo di periferia fa ancora effetto. Forse proprio perché lì, in quelle strade, il peso delle parole si sente davvero.
“Pace” scritta sul muro: Obey Giant porta il suo messaggio a Ponticelli













