Ciro, messaggi di solidarietà dai tifosi: “Spero che tu possa seguire il Napoli da una nuvola”

Nei giorni dei funerali di Ciro presente a Scampia una delegazione del tifo milanista.

Non sono mancati i messaggi di solidarietà per la morte di Ciro Esposito, nemmeno dalle tifoserie “rivali” di Juventus e Milan. In occasione dei funerali a Scampia una delegazione della Curva Sud rossonera è giunta a Napoli per presenziare alla funzione. Uno dei rapprensentanti del tifo rossonero, Giancarlo Capelli, ha commentato così la vicenda ai microfoni di milannews.it:

“Speriamo che dopo tanti episodi, queste cose non succedano più. Che ambiente ho trovato ieri a Scampia per il funerale di Ciro Esposito? L’ambiente era abbastanza teso, come normale che fosse. Però noi, come tifoseria, non potevamo aspettarci accoglienza migliore dagli ultras del Napoli. C’è stata una grande disponibilità e mi ha molto meravigliato la disponibilità dei tifosi napoletani, che sono nostri rivali. Questo ci ha fatto piacere anche perchè noi gli siamo rimasti vicini in questi giorni così difficili. L’atmosfera era strana: non c’erano colori, c’era solo da commemorare un ragazzo morto. Nessuno voleva la sua morte, spero nemmeno chi l’ha causata”.

Anche dal mondo del tifo juventino sono arrivati messaggi di solidarietà per la morte di Ciro. Sul portale tuttojuve.com è apparso un commovente messaggio di un tifoso bianconero alla famiglia del ragazzo:

“Oggi è un giorno triste, e non perché l’Italia è stata eliminata dal Mondiale. Oggi è un giorno triste perché la morte di Ciro Esposito è la sconfitta di tutti, l’ennesimo scivolone verso quel baratro dal quale sembra sempre più impossibile risalire. Ciro ha combattuto coraggiosamente, per quasi due mesi, la sua battaglia contro la violenza, la stupidità, l’ignoranza: purtroppo non ce l’ha fatta, ma sta a tutti noi fare in modo che la vita di questo ragazzo, tifoso del Napoli, non sia stata sacrificata inutilmente.

Da questa triste ed ingiustificabile vicenda, dall’amarezza, dal dolore che proviamo tutti (o che almeno provano tutti coloro per i quali la parola calcio non fa rima con violenza), dobbiamo ripartire per mettere al bando coloro che usano un pallone come schermo per i loro atti di delinquenza e criminalità. Già, perché chi commette gesti simili non è altro che un delinquente e, come tale, deve essere perseguito e trattato.

La giustizia farà il suo corso, ma sta a tutti coloro che amano lo sport più popolare al mondo prendere posizione in modo serio, netto ed inequivocabile, mettendo all’angolo chiunque si macchi di comportamenti violenti ed irrispettosi nei confronti del prossimo. Non abbassiamo lo sguardo e non dimentichiamo quanto è accaduto quasi due mesi fa. Il calcio è lo sport più bello del mondo: è colore, passione, gioia, sofferenza, goliardia, sfottò, ma non scordiamoci mai che è comunque e soltanto un gioco e che alla base di tutto ci deve sempre essere il RISPETTO per gli altri, così come in tutti gli ambiti della vita.

Che senso ha rischiare la propria esistenza per un gioco? Non sono sufficienti i già tanti problemi che attanagliano la Società attuale? Vale la pena picchiarsi, accoltellarsi, uccidersi per un pallone? Vite strozzate, famiglie distrutte, sia per chi perde la vita, sia per chi compie tali atti delittuosi. E per cosa poi? L’aspetto più bello del calcio è quello di poter sfottere gli amici, al bar, il giorno dopo: battute, sarcasmo, punti di vista diversi; ognuno vede le cose a modo suo ma, alla fine, con una bella birra in compagnia, tutto dovrebbe risolversi e finire lì. Proviamo a fare uno sforzo, tutti insieme, senza addurre scuse o aspettare che sia sempre l’altro a fare il primo passo. Da juventino, ma soprattutto da essere umano, mi auguro che Ciro sia volato davvero in un mondo migliore, e che, assiso su una nuvola, possa vedere giocare il suo Napoli, e gridare “Forza Napoli”; mi auguro che possa finalmente esultare con la sua sciarpa azzurra al collo per le prodezze dei suoi beniamini e poi sorridere, pensando ai suoi amici di sempre, alla sua ragazza, alla sua famiglia.

Le differenze devono essere uno stimolo, non una barriera: facciamo in modo che non ci siano più altri “Ciro” a lottare tra la terra e il cielo, appesi ai fili dell’arcobaleno; facciamo in modo che si possa parlare solo di calcio, non di calci, pugni, coltelli, pistole. Ognuno di noi cerchi di fare la prima mossa (a partire dal sottoscritto ovviamente) per andare incontro al prossimo: non stiamo sempre ad aspettare che siano gli altri a fare un passo verso di noi. Intrecciamo tutte le sciarpe, tutte le maglie, tutte le bandiere, di qualunque colore esse siano e qualunque fede esse rappresentino; poi, alziamo gli occhi al cielo e, finalmente, potremo vedere il volto di Ciro sorridere. R.I.P.”