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Vesuvio, il Parco presenta il Piano antincendio boschivo 2026: più prevenzione, tecnologia e coordinamento

Il Parco nazionale del Vesuvio ha presentato a Boscoreale il nuovo Piano AIB 2026, nato dall’esperienza dell’incendio dell’estate scorsa. Obiettivo: anticipare il rischio, rafforzare la rete istituzionale e integrare la ricerca scientifica nella gestione del territorio.

di Fabio Iuorio

Il Parco nazionale del Vesuvio ha un piano nuovo per difendersi dagli incendi, e questa volta parte da una lezione imparata sulla propria pelle. Il Piano antincendio boschivo 2026 è stato presentato a Boscoreale, nell’Auditorium del Museo del Parco, alla presenza di tutti gli attori del sistema AIB: Regione Campania, Vigili del fuoco, Carabinieri Forestali, enti locali, Protezione Civile e volontariato organizzato. Un documento che non nasce a tavolino, ma direttamente dall’esperienza dell’incendio che nel luglio 2025 ha colpito duramente l’area vesuviana, un evento che ha messo sotto pressione l’intero sistema di protezione e spegnimento, mostrando cosa funziona e cosa no. Capacità di risposta operative sì, ma anche criticità nella gestione logistica e nel coordinamento tra enti. Da quella prova complessa nasce il nuovo assetto del piano, che non si limita a gestire le emergenze quando scoppiamo, ma punta a evitare che scoppiamo del tutto.
Il cuore del Piano AIB 2026 è il rafforzamento della rete tra istituzioni. Regione, Vigili del fuoco, Carabinieri Forestali e amministrazioni comunali sono chiamati a lavorare in modo sempre più integrato: catena decisionale più rapida, informazioni condivise in tempo reale, tempi di risposta ridotti nelle fasi di massima pericolosità.
Grande attenzione viene riservata al ruolo della Protezione Civile insieme alle organizzazioni di volontariato, in merito alla gestione dei punti di approvvigionamento idrico, la sorveglianza del territorio e il presidio delle aree più vulnerabili che diventano pilastri della strategia, perché la prevenzione quotidiana, ripetono gli esperti, vale molto più di qualsiasi intervento d’emergenza.
Una delle novità più interessanti del piano è l’integrazione della ricerca scientifica nelle strategie di prevenzione. Attraverso la collaborazione con il Consorzio interuniversitario grandi rischi, il Parco ha sviluppato un sistema di “zonizzazione dinamica degli incendi boschivi”, un modello che aggiorna in continuo la valutazione del rischio, tenendo conto di variabili climatiche, ambientali e territoriali. Non più una mappa statica quindi, ma uno strumento vivo e adattivo, capace di indicare con maggiore precisione dove il pericolo è più alto e dove concentrare sorveglianza e intervento.
È un approccio che segna un salto rispetto alla pianificazione tradizionale: si passa da una logica reattiva a una predittiva, dove il rischio viene letto prima che diventi emergenza.
Il piano non si rivolge solo alle istituzioni: le campagne di informazione ai cittadini restano uno strumento centrale, soprattutto nei mesi estivi, quando i comportamenti a rischio possono fare la differenza tra un principio d’incendio spento in pochi minuti e un rogo che sfugge al controllo. Il volontariato organizzato e la Protezione Civile vengono confermati come colonne portanti del sistema, sia in fase preventiva sia nel supporto operativo durante le emergenze: una presenza capillare sul territorio che nessuna tecnologia, da sola, può sostituire.
Il Vesuvio resta un territorio straordinario e fragile allo stesso tempo: proteggerlo significa lavorarci tutto l’anno, non solo quando le fiamme sono già alte.

This post was published on Giu 19, 2026 9:24

Redazione

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