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Le città dell’io e l’umanesimo del noi

Nelle città italiane, sempre più nuclei familiari sono composti da una sola persona.

Il nuovo piano welfare del Comune di Milano riporta che quasi la metà dei nuclei familiari della città è composto da una sola persona, di cui il 39,3 % sono anziani soli (una percentuale salita del 6,5% negli ultimi 20 anni). E’ un trend peraltro comune a moltissime città italiane, comprese quelle del sud, tradizionalmente più “sociali”.

Oltre al significativoinvecchiamento della popolazione, colpisce quella “disintegrazione della rete sociale” di cui parla Z. Baumann nel suo “Modernità liquida”

Ce ne accorgiamo dai tanti fenomeni di caduta delle “agenzie sociali”: la fragilità della famiglia, la costanteriduzione della partecipazione alla vita civile, ai partiti politici, ai sindacati, all’associazionismo.

Luigi Zoja, descrivendo la crisi della socialità parla di “morte del prossimo”: il sogno da coltivare sembra essere la totale autosufficienza. La paura, l’insicurezza maturati negli ultimi anni, insieme alla dittatura di un mercato che promette una felicità istantanea del singolo, hanno giocato un ruolo fondamentale in questa deriva individualista.

Ma è possibile continuare così? Esiste un’alternativa?

Anzitutto, come scrive lo psicologo John Cacioppo, essere soli aumentail rischio di morte – più del fumo! – e accorcia l’aspettativa di vita. Ma anche le scienze dell’uomo e della natura, la fede cristiana, la stessa globalizzazione, escludono definitivamente l’ipotesi di un individuo assolutamente indipendente dagli altri: l’uomo è relazionale, ha bisogno dell’altro.

Anzitutto i giovani, che crescono in una società che – a partire dalla famiglia e dalla scuola –troppo poco se ne prende cura,comunica con loro, investe su di loro. Ne hanno bisogno le periferie umane ed esistenziali delle nostre città, isolate nei loro ordinari problemi; e scrive Andrea Riccardi “dove non c’è comunità, l’integrazione diventa difficile”. Ne hanno bisogno i tanti poveriche popolano le nostre città, destinati a crescere a causa delle conseguenze diguerre ecambiamenti climatici in atto.

Ma come scrive acutamente Bergoglio “il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei politici, dei grandi leader e delle grandi aziende…ma soprattutto nelle mani delle persone che riconoscono l’altro come un “tu” e se stessi come parte di un “noi”. Perché siamo davvero tutti in un’unica barca, come evidenziato dalla pandemia COVID-19.Ese possiamo scegliere di isolarci, viceversa possiamo scegliere dipraticare dialogo, incontro, confronto, solidarietà.

E’ il segreto di una società solida perché inclusiva, di una città con un’anima condivisa, dovel’“io” è felice, perché parte di una più larga comunità di destino.

This post was published on Nov 15, 2022 9:56

Mario De Finis

Docente, formatore e autore di testi in ambito universitario. Credo che promuovere insieme una cultura inclusiva e di pace, ispirata da amicizia e solidarietà, possa cambiare la vita e la storia. A partire dai giovani e dai più fragili.

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