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Sla, il Tribunale di Torre Annunziata fissa tempi certi per il suicidio medicalmente assistito

Accolto il ricorso di una donna malata di sclerosi laterale amiotrofica: il giudice impone alle aziende sanitarie di completare entro scadenze precise gli adempimenti ancora mancanti. La Usl Toscana Nord Ovest dovrà mettere a disposizione dell’Asl Napoli 3 Sud il dispositivo per l’autosomministrazione già collaudato nel precedente caso toscano. Nuova udienza il 24 settembre

Il Tribunale di Torre Annunziata ha accolto il ricorso presentato da una donna affetta da sclerosi laterale amiotrofica, imponendo alle amministrazioni sanitarie coinvolte di completare, entro termini definiti, gli adempimenti ancora mancanti per consentirle di accedere alla procedura di suicidio medicalmente assistito. A darne comunicazione è l’Associazione Luca Coscioni, che segue la vicenda insieme all’avvocata Filomena Gallo.
Il provvedimento è stato emesso a distanza di poche ore dall’udienza nel corso della quale la paziente, collegata da remoto e capace di esprimersi soltanto attraverso un puntatore oculare, ha ribadito davanti al giudice la propria volontà, domandando che non le venissero imposte ulteriori attese.

La testimonianza tramite il puntatore oculare, un dettaglio che restituisce con chiarezza la condizione della donna: la malattia le ha tolto la possibilità di parlare e di muoversi autonomamente, lasciandole soltanto lo sguardo come strumento per comunicare con l’esterno. Attraverso quel dispositivo ha potuto confermare al magistrato la propria determinazione, chiedendo che il procedimento non venisse ulteriormente dilazionato. Una richiesta che il giudice ha accolto, riconoscendo che il protrarsi dei tempi avrebbe rischiato di vanificare un diritto già maturato.
Come sottolinea l’avvocata Gallo, “Il giudice ha riconosciuto che il trascorrere del tempo e l’assenza di tempi certi avrebbero compromesso il diritto della ricorrente, considerata la gravità e la progressione irreversibile della sua patologia“.

Il cuore dell’ordinanza riguarda un passaggio pratico tutt’altro che scontato: il tribunale ha disposto che la Usl Toscana Nord Ovest metta a disposizione dell’Asl Napoli 3 Sud il dispositivo per l’autosomministrazione già realizzato e utilizzato nel precedente caso seguito in Toscana. Non si tratta quindi di costruire ex novo uno strumento, ma di replicare un modello già sperimentato, con un risparmio di tempo che nella condizione della paziente vale quanto una garanzia di vita dignitosa fino alla fine.
Il giudice ha fissato una scadenza precisa: la consegna dovrà avvenire entro sette giorni lavorativi a partire dal 29 agosto prossimo, un termine stringente, pensato apposta per evitare che la macchina amministrativa rallenti ulteriormente un percorso che, come ricorda l’Associazione Luca Coscioni, va avanti da oltre un anno. Tutti i costi legati all’operazione, viene precisato, saranno a carico dell’azienda sanitaria, senza alcun onere per la famiglia della paziente.

Il tribunale non si è limitato a impartire l’ordine: ha già calendarizzato un controllo: il 24 settembre 2026 è fissata una nuova udienza, che servirà a verificare se quanto stabilito sia stato effettivamente eseguito nei tempi indicati, una scelta che segnala la volontà del giudice di non lasciare che il provvedimento resti lettera morta, come talvolta accaduto in casi analoghi affrontati in altre regioni italiane.
Il percorso che porta al suicidio medicalmente assistito in Italia, dopo la nota sentenza della Corte Costituzionale del 2019 legata al caso Cappato-Antoniani, resta comunque un iter complesso, che richiede il rispetto di requisiti stringenti: irreversibilità della patologia, sofferenze fisiche o psicologiche giudicate intollerabili dal paziente, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. Condizioni che, una volta accertate dalle strutture sanitarie competenti, dovrebbero tradursi in tempi rapidi di attuazione: nella pratica, come dimostra anche questa vicenda, il passaggio dal riconoscimento del diritto alla sua concreta esecuzione si scontra spesso con lungaggini burocratiche e rimpalli di competenza tra enti diversi.

A commentare la decisione del tribunale campano è la stessa legale che ha seguito la paziente in questi mesi. “È un provvedimento importante perché trasforma il riconoscimento dei requisiti della malata in obblighi concreti e tempi definiti. Dopo oltre un anno dalla sua richiesta, il tribunale ha stabilito che gli ostacoli amministrativi e organizzativi non possono continuare a impedire l’esercizio di una scelta già riconosciuta come legittima. Ora chiediamo che quanto disposto venga eseguito senza ulteriori ritardi, nel rispetto della volontà e della dignità della donna“.
Parole che restituiscono il senso più profondo della battaglia legale portata avanti dall’Associazione Luca Coscioni: non soltanto il riconoscimento astratto di un diritto, ma la sua traduzione in atti concreti, verificabili, con scadenze che le amministrazioni sanitarie sono ora tenute a rispettare.
L’appuntamento del 24 settembre dirà se questa volta i tempi fissati dal giudice verranno rispettati.

This post was published on Ago 14, 2026 8:25

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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