Cronaca

Giugliano, la notte dell’odore tossico. I cittadini chiedono risposte

Quella notte l’aria sapeva di veleno

Nell’area giuglianese-aversana la notte tra l’8 e il 9 giugno non si dormiva con le finestre aperte. Non per il caldo, non per i rumori, ma per l’odore. Un odore chimico, persistente, che entrava in gola e non andava via, e che ha spinto decine di residenti a sigillare porte e finestre nelle proprie case come se fuori ci fosse qualcosa da cui difendersi. Non è la prima volta. Chi vive in questa fetta di territorio tra Giugliano, Qualiano, Villa Literno e i comuni dell’area aversana lo sa bene: l’aria ogni tanto cambia, diventa pesante, acre, difficile da respirare. E ogni volta la domanda è la stessa: da dove viene? Chi brucia cosa, e dove? Le risposte spesso non arrivano.

Questa volta, però, qualcuno ha deciso di non aspettarle in silenzio: il Comitato Kosmos ha presentato un esposto-denuncia formale a Procura, Regione Campania, ARPAC, Prefettura e Comune, chiedendo accertamenti immediati sull’origine delle esalazioni, monitoraggi sulla qualità dell’aria e verifiche sulle attività produttive della zona. Trasparenza, in sostanza, una parola che in questi territori suona quasi come una provocazione.

Il punto è questo: l’area giuglianese-aversana è una delle zone più colpite dal fenomeno dei roghi tossici, quella che per anni è stata chiamata con un nome che non lascia spazio all’immaginazione, la Terra dei Fuochi.  In questo contesto, un’esalazione chimica notturna diffusa su un’area vasta non è un episodio isolato da archiviare in fretta, ma un segnale, l’ennesimo segnale di un sistema di smaltimento illegale dei rifiuti industriali, chimici, speciali che continua a funzionare nell’ombra, spesso con la complicità di chi guarda dall’altra parte. 

Carmela abita a Giugliano da quarant’anni (i nomi sono di fantasia, per tutelare la privacy degli intervistati), quella notte era sveglia. “Ho sentito l’odore verso l’una. Forte, chimico, come quando bruciano le plastiche. Ho svegliato mio marito, abbiamo chiuso tutto. La mattina dopo avevo mal di testa”. Le chiedo se ha fatto una segnalazione, domanda a cui risponde così: “A chi la faccio? L’ho già fatta altre volte. Non succede niente”.

Saverio, invece, quarantadue anni, operaio, vive a qualche chilometro di distanza, verso Qualiano. Quella notte era rientrato tardi dal turno e ha sentito l’odore appena sceso dalla macchina: “Mi sono fermato in mezzo alla strada. Pensavo ci fosse un incendio vicino. Ho guardato in giro, non vedevo niente, ma l’odore era dappertutto. Mia figlia ha nove anni, dorme con la finestra aperta d’estate. Sono salito di corsa. Sono stufo di respirare veleno, stufo di non avere risposte, stufo di sentire che stanno verificando. Qui la gente si ammala e muore, e ogni volta è la stessa storia. Aprono un’indagine, passa qualche mese, e non si sa più niente”. 

I controlli dell’ARPAC esistono, i protocolli ci sono. Le leggi sulla Terra dei Fuochi, approvate nel 2014 dopo anni di pressioni, prevedono monitoraggi sistematici e obblighi di bonifica. Eppure la distanza tra ciò che è scritto sulla carta e ciò che accade nelle notti di giugno in quest’area rimane abissale. Le risorse sono insufficienti, i tempi di risposta spesso lunghi, la catena istituzionale lenta. E nel frattempo, l’aria puzza.

Il Comitato Kosmos chiede trasparenza sugli esiti delle indagini, una richiesta legittima, doverosa, e fin troppo elementare per un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo. I cittadini hanno diritto di sapere cosa hanno respirato quella notte, hanno diritto di sapere se c’è un responsabile, hanno diritto, soprattutto, di non dover scegliere tra dormire con le finestre aperte d’estate e dormire avvelenati.

Questa storia finirà come finiscono troppe storie simili in Campania? Con un fascicolo aperto, qualche comunicato istituzionale, e poi il silenzio? O questa volta le autorità daranno risposte concrete, in tempi certi, che le famiglie di Giugliano e dell’area aversana possano toccare con mano?

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