Giornata della Memoria. Ogni 27 gennaio il mondo si ferma per ricordare la Shoah, il genocidio in cui sei milioni di ebrei e milioni di altre vittime furono sterminati dai nazisti e dai loro collaboratori.
È una memoria dolorosa, ma necessaria: ricordare significa impegnarsi affinché l’odio, il razzismo e la discriminazione non abbiano più spazio nella società.
Ricordare la Shoah non è soltanto commemorare le vittime, ma anche riflettere su ciò che il potere e l’indifferenza possono causare quando si negano i diritti umani e si legittima la violenza.
È una lezione universale: la libertà e la vita di ogni individuo devono essere protette, sempre.
Oggi, purtroppo, l’umanità è ancora testimone di tragedie che riportano alla mente l’urgenza di questa lezione. La crisi in Medio Oriente, in particolare nella Striscia di Gaza, ha causato la morte di decine di migliaia di palestinesi, tra cui moltissimi civili, e la distruzione di infrastrutture essenziali, scuole e ospedali.
La sofferenza della popolazione civile non conosce confini: chiunque sia vittima di violenza indiscriminata subisce una tragedia che ci interroga profondamente.
Non si tratta di equiparare tragedie diverse o di sminuire l’Olocausto, ma di riconoscere che la memoria della Shoah ci obbliga a opporci a ogni forma di oppressione e ingiustizia, ovunque essa avvenga. La memoria è viva solo se si traduce in impegno per i diritti umani, per la pace e per la dignità di tutti.
In questa Giornata della Memoria, ricordiamo quindi le vittime del passato, ma apriamo anche gli occhi sul presente.
La condanna della violenza e la tutela dei civili non possono avere eccezioni né confini geografici.
Solo così il “mai più” potrà avere davvero senso.
This post was published on Gen 27, 2026 20:12
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