Attualità

Tra musical e impegno sociale: la Polisportiva CSA 79 accende Melito con James La Motta

Sabato 16 maggio la Polisportiva CSA 79 porta in scena “MUSICAL – Emozioni che diventano spettacolo” alla Palestra Sibilla Aleramo. Ospite d’eccezione un artista napoletano che ha fatto dello sport e dell’arte strumenti di riscatto sociale.

Quella in programma sabato 16 maggio alle 19:30 presso la Palestra Sibilla Aleramo di Melito di Napoli si annuncia come una serata speciale: la Polisportiva CSA 79 presenta “MUSICAL – Emozioni che diventano spettacolo“, il momento conclusivo del percorso annuale degli atleti, pronto a trasformarsi in qualcosa di più grande di una semplice esibizione sportiva. Sul parquet si alterneranno coreografie ispirate ai grandi musical internazionali, frutto di mesi di lavoro, di cadute e rialzate, di lacrime e applausi. Ma il vero valore aggiunto della serata porta un nome preciso: James La Motta.

Chi è James La Motta? Nato a Napoli nel 1979, cresciuto a Pianura, uno dei quartieri più difficili e complessi della periferia partenopea, La Motta è oggi un artista a tutto tondo: attore, regista, sceneggiatore e doppiatore. Uno di quei figli di Napoli che questa città la portano dentro ovunque vadano, che la amano con quella intensità viscerale che solo chi ci è nato davvero riesce a capire. “Napoli è donna“, ha detto una volta. “Una fidanzata pretenziosa, una madre premurosa, un’amante goliardica. Si fa amare, odiare, godere e allo stesso tempo desiderare.” Parole che chi conosce questa città sente risuonare vere fin nelle ossa. Ma quello che rende La Motta davvero speciale non è solo il percorso artistico costruito negli anni, per quanto ricco e variegato, ma l’uso che fa dell’arte come strumento di denuncia, di riflessione, di cambiamento. Perché c’è chi l’arte la usa per sé, per il proprio ego, per il proprio nome sui manifesti, e poi c’è chi, come La Motta, la usa come arma per combattere qualcosa. Da anni, infatti, l’attore è in prima linea contro la violenza di genere, contro il bullismo, contro il cyberbullismo, portando i suoi lavori nelle scuole, nei teatri, nei convegni, ovunque ci sia un microfono e una platea disposta ad ascoltare. Il suo cortometraggio Abused Child, girato nel 2017, è approdato alla Mostra del Cinema di Venezia e al Festival di Roma, diventando nel tempo una sorta di manifesto visivo contro la violenza sulle donne. Un lavoro in cui La Motta sceglie deliberatamente di non mostrare la scena di violenza, quasi a rifiutare la spettacolarizzazione del dolore tanto cara ai media, ma di affidare tutto al peso di uno sguardo, all’espressione di un volto, alla potenza del non detto. “Il dramma deve arrivare come un pugno allo stomaco con uno sguardo“, dice. E funziona.

Ma è un altro cortometraggio, realizzato nel 2019, che si lega direttamente allo spirito di sabato sera: “Jersey of Life”, la maglia della vita con un tema tanto semplice quanto potente: lo sport salva. Non è la retorica ma una tesi che La Motta difende con la sua storia personale, con quella di tanti ragazzi di periferia che conosce, che ha incontrato, che ha visto crescere nel bene o nel male. La maglia sportiva diventa identità alternativa alla strada, in contrapposizione a quella malata delle gang e della criminalità organizzata, strumento per costruire una disciplina interiore, un rispetto per l’altro, una capacità di fare squadra che la violenza, invece, distrugge sistematicamente. In certi contesti della Campania e non solo, la scelta tra uno sport e una cattiva compagnia non è poi così scontata, i ragazzi non nascono violenti, nascono in ambienti che li formano o li deformano. E quando l’ambiente intorno è fatto di sopraffazione, di assenza di prospettive, di modelli sbagliati, il rischio che un giovane imbocchi una strada senza ritorno è alto, altissimo. Lo vediamo nelle cronache ogni giorno, tra baby gang, raid punitivi, coltellate per uno sguardo di troppo. Jersey of Life nasce proprio come risposta a questo scenario: uno sport, una squadra, una maglia da indossare con orgoglio possono fare la differenza tra chi ce la fa e chi si perde. Non sempre, non automaticamente. Ma spesso abbastanza da valerne la pena. Ed è esattamente questo il senso della presenza di James La Motta alla Palestra Sibilla Aleramo sabato sera. La Polisportiva CSA 79 non è solo una palestra di pattinaggio ma un presidio educativo, uno di quei luoghi dove famiglie e ragazzi scelgono di investire tempo, fatica e disciplina in qualcosa di costruttivo, una realtà voluta e fondata dal presidente Massimiliano Tozzi, ex giocatore di basket, con una missione che non è mai cambiata: salvare i ragazzi dalla strada. Proprio quella missione che, pochi mesi fa, Tozzi ha raccontato a James La Motta: “La nostra palestra sposa la stessa mission di salvate i ragazzi di strada”, ha infatti dichiarato. Parole che spiegano perché La Motta sarà sul palco sabato sera: non un monologo autoreferenziale, ma una voce in più in un coro che ha bisogno di farsi sentire: quello di chi costruisce, invece di distruggere.

E allora sabato sera, quando le luci della Palestra Sibilla Aleramo si accenderanno sulle giovanissime pattinatrici e pattinatori della CSA 79, quando le note dei grandi musical riempiranno la sala e i pattini scivoleranno sul parquet raccontando storie di emozioni, di sogni, di impegno, sarà difficile non pensare a quante ore di lavoro ci sono dietro ogni piroetta, quanta determinazione in ogni salto, quanta fiducia in ogni coreografia portata a termine. Lo sport, quello vero, funziona così: non regala niente, ma restituisce tutto. E in certi quartieri, in certi contesti, restituire qualcosa a un ragazzo vuol dire, semplicemente, salvargli la vita.

L’appuntamento è per sabato 16 maggio, ore 19:30, Palestra Sibilla Aleramo, Melito di Napoli. Da non perdere.

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