Sodano: io condannato per una battaglia per la democrazia

Sodano si difende dopo la condanna del Tribunale di Nola

di Redazione

Napoli – Tommaso Sodano si difende dopo la condanna del tribunale di Nola ad 1 anno di reclusione. Ricordando l’episodio che gli è costato la pena detentiva, il vicesindaco di Napoli sottolinea che non si trattò di aggressione e rissa, ma di una protesta in favore della democrazie e della legalità. “Da consigliere comunale di Pomigliano ho protestato, unitamente ad altri consiglieri sia di maggioranza che di opposizione, in quanto era stato convocato, dalla giunta monocolore, un Consiglio Comunale per il quale era prevista la partecipazione del pubblico ad invito – si legge nella nota diffusa – La convocazione era illegittima in quanto contraria alle leggi ed allo stesso regolamento del Comune. I consigli comunali sono, infatti, aperti al pubblico oppure possono essere chiusi  in casi eccezionali. Dunque protestammo per impedire che si svolgesse un consiglio comunale illegittimo, perché contrario alle regole della democrazia e della partecipazione”.

Sodano, che ha annunciato il ricorso in appello, si è detto condannato per disobbedienza civile: “la sentenza arriva – e questo mi conforta – proprio nel giorno in cui, a Milano, Erri De Luca parlava agli studenti universitari in merito al diritto alla disobbedienza civile, dopo aver preso posizione nelle scorse settimane a favore dei movimenti della Val di Susa contro il Tav”.

Si è trattato, insomma, di un protesta per il bene comune, per tutelare la cittadinanza. Sodano ricorda, infatti, che “da mesi nella città di Pomigliano si sviluppava un dibattito acceso che vedeva coinvolte associazioni, mondo della Chiesa, cittadini e commercianti sul futuro produttivo e della  distribuzione commerciale, anche per il rischio di investimenti di imprenditori collusi con le organizzazioni criminali, come era già accaduto negli anni precedenti  in zona vesuviana”. La seduta consiliare incriminata fu concitata e tesa, il gruppo di consiglieri coinvolti nella protesta cercò soltanto di rendere partecipe la società civile in una seduta consiliare che “tentava di adottare una deliberazione altrettanto illegittima e contraria agli interessi della popolazione e del territorio”.

03 ottobre 2013

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