Una rigenerazione della politica

L’editoriale di Vincenzo Vacca.

Il Governo Draghi rappresenta, di fatto, un passo indietro degli attuali partiti che certificano l’ aspetto “tecnico” dell’ attuale esecutivo. È indiscutibile che l’ eterogeneità della maggioranza parlamentare che sostiene l’ attuale compagine ministeriale, pur in presenza delle due emergenze sanitaria ed economica, non sarebbe mai nata se il Governo avesse avuto un profilo politico ben determinato.

Ma una volta superate le strette emergenze economiche, è difficile pensare che tra le formazioni politiche così lontane tra loro, e spesso contrapposte, non faranno emergere frizioni non di poco conto in ordine alla direzione del Governo.
Basti pensare ai rapporti che non saranno facili tra la Ministra dell’ Interno Lamorgese e il neo nominato Sottosegretario al menzionato Dicastero, il deputato leghista Nicola Molteni. Con il precedente Governo, infatti, c’è stata una inversione di rotta relativamente alle modalità di gestione dei flussi migratori, mentre Molteni è stato uno dei firmatari dei Decreti Sicurezza emanati con il Ministro dell’ Interno Salvini.
Questo è solo uno degli esempi, ma se ne potrebbero fare tanti, che dimostrano la non facile navigazione del Governo Draghi, una volta usciti dalla morsa della pandemia ed avviati i primi e non più dilazionabili  provvedimenti relativi  al Piano nazionale di rinascita e di resilienza.
Anche l’ esito delle amministrative che molto probabilmente si terranno dopo l’ estate avrà una ricaduta sugli orientamenti dei partiti, perché questi ultimi non potranno non ricavare il grado di adesione del proprio elettorato in ordine agli schieramenti parlamentari in ordine alla fiducia al Governo attuale.
Se la saggezza e la lungimiranza fossero tenuti nel giusto conto, questo periodo di luna di miele governativa dovrebbe essere massimamente utilizzata per ripensare fino in fondo alla funzione della politica in una epoca storica che già prima della pandemia poneva una serie di nuove sfide, ma che, con la diffusione planetaria del Covid, ha accelerato e messo in luce ulteriormente le contraddizioni e le diseguaglianze che vanno affrontate energicamente, se non vogliamo avere una nuova ondata di populismo che può definitivamente mettere sotto scacco le democrazie.
Il confronto – scontro tra autocrazie e democrazie è in atto da tempo e, in questa fase di emergenza mondiale, sta concretizzandosi nella gestione delle vaccinazioni.
Un problema così drammaticamente avvertito che gli Stati e/o i continenti che più  lo gestiranno al meglio, determineranno la loro influenza mondiale.
Anche per questo, l’ Unione Europea deve in tempi rapidi superare tutte le criticità che sono emerse nel reperimento delle dosi necessarie per vaccinare i propri cittadini, mettendo in campo tutte le necessarie misure nei confronti delle aziende farmaceutiche che producono i vaccini.
Se è vero, come è vero, che siamo in una situazione di “guerra”, occorrono misura da “guerra”, in quanto è davvero assurdo che, pur avendo la scienza offerto all’ umanità il modo di uscire da questa drammatica situazione, non ce ne avvaliamo prontamente e in modo quanto più diffuso possibile.
In questa operazione non bisogna assolutamente trascurare le altre zone del mondo meno fortunate di noi, come l’ Africa e non solo, che vanno anche loro messe in sicurezza nella lotta contro il Covid.
Questo non solo per un giusto sentimento di solidarietà umana, ma anche nella consapevolezza che la natura di una pandemia è tale che solo se il mondo intero ne esce potremo davvero essere tutti tranquilli in ordine a una eventuale ripresa della malattia così fortemente contagiosa.
Tornando alla contingente opportunità offerta alle forze politiche di ripensarsi, di aprirsi e di rinnovarsi, e in questo auspicabile processo si dovrebbero tenere conto delle questioni che ho sopra indicato, le procedure seguite dai partiti in ordine agli incarichi ministeriali vanno in direzione opposta.
Infatti, l’ abilità di un dirigente politico si misura sulla capacità di soddisfare la propria tribù con nomine di governo e di sottogoverno.
Occuparsi dei partiti è diventata una incombenza di marginale importanza, in cui sono relegati gli “esclusi” dalla compagine governativa.
Si restringe l’ orizzonte della politica, se la validità di un partito si misura fondamentalmente sulla capacità di disporre e suddividere gli incarichi pubblici di ogni genere.
Se si continua su questa strada che ceto politico può costruirsi e consolidarsi?
In questo modo si contribuisce a rafforzare l’ idea che i partiti sono solo veicoli da sfruttare per i propri interessi e non forme di partecipazione democratica.
Inoltre, non rappresenta una forma di rinnovamento politico quello di affrontare la mera questione delle alleanze tra formazioni politiche, evidenziando in tal modo una debolezza strategica che può solo garantire, e per un breve periodo, un po’ di potere.
Invece, e questo riguarda soprattutto le formazioni che si richiamano alla Sinistra, è necessario sempre più una maggiore e migliore configurazione della propria identità, tornando a mettere insieme le persone che hanno ancora la passione per la buona politica. Per una politica che si caratterizzi per le idee, per il confronto, per la voglia di immaginare e di costruire giorno per giorno un futuro diverso e migliore.
Bisogna ricollocare al centro dell’ agire umano una nuova politica fatta non solo di evocazione di valori, ma di pratica degli stessi. Una pratica che intercetti i cittadini, le loro sofferenze e le loro aspirazioni.
L’ epoca Draghi è una occasione irripetibile per i partiti per cambiamenti radicali e rigenerativi, tenuto conto che non esiste una vera democrazia senza partiti.
Partiti che garantiscano al proprio interno un libero confronto, foriero di attrattiva per le energie migliori del Paese che troppo spesso si sono sentite rifiutate, o quanto meno non tenute nel giusto conto, nelle dialettiche interne delle forze politiche.
Non dimentichiamo che le mentalità populiste si affrontano con mentalità popolari, recuperando alla partecipazione politica vasti strati della popolazione, e soprattutto di quella che più soffre delle diseguaglianze sociali.
In politica, da tempo è finita la speranza di salvarsi con l’ arrivo del “Papa straniero”.

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