Quattro anni dall’assassinio di Giulio Regeni, i genitori: lo Stato risponda

Il 3 febbraio 2016 il cadavere mutilato di Giulio Regeni veniva ritrovato sul ciglio della strada che dal Cairo porta ad Alessandria d’Egitto, a otto giorni dal suo rapimento.

“Qui si tratta di capire se esiste uno Stato in grado di difendere i cittadini al di sopra di tutti gli interessi, e questa pretesa di tutela riguarda tutti”: lo affermano i genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio, nell’anniversario del ritrovamento del cadavere mutilato del figlio, il 3 febbraio 2016, sul ciglio della strada che dal Cairo porta ad Alessandria d`Egitto, a otto giorni dal suo rapimento.

I coniugi Regeni hanno pubblicato un libro, “Giulio fa cose” (Feltrinelli), diario della loro battaglia per ottenere giustizia dalla politica, condotta insieme all`avvocata Alessandra Ballerini. Il volume è stato presentato ieri alla Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi a Roma, alle 18.30, con Marino Sinibaldi e Valerio Mastandrea.

“Più volte abbiamo utilizzato il termine ‘diluizione’ riferito all`atteggiamento intuito già col primo governo che si è dovuto occupare dell`omicidio di Giulio; ossia lasciar passare il tempo, permettendo agli eventi di inserirsi e frapporsi con la ricerca di verità e giustizi”, hanno affermato. “La Realpolitik è spesso un buon alibi per mascherarsi, violare convenzioni internazionali e non rispondere a nessuna morale”, affermano in un’intervista al Corriere della sera”.

“Noi andiamo avanti per la nostra strada. Ci affiancano migliaia di cittadini, sia italiani che non italiani, e grazie alla tenacia della nostra legale Alessandra Ballerini, della Procura di Roma e dei suoi investigatori, abbiamo raggiunto risultati inimmaginabili per molti. Confidiamo nel tempo e nel rimorso che forse alcune persone potrebbero provare.
Abbiamo studiato cos`è successo in Argentina, in relazione ai desaparecidos e a coloro che hanno iniziato a raccontare i fatti”.

“Il dolore rimane fortissimo, parte dalla forte ingiustizia subita da Giulio”, hanno affermato Paola e Claudio Regeni, “ma ricordiamo che ci sono egiziani che ogni giorno subiscono la stessa sorte; non va dimenticato, altrimenti saremmo complici degli egiziani che hanno sostenutoesostengono che sia stato ‘un caso isolato’. Come genitori il cui figlio ha subito la violazione di tutti i diritti umani siamo mutilati, oltraggiati, feriti, lacerati. Ma anche risoluti. Forti della solidarietà di una moltitudine di persone. Siamo nel giusto e non siamo soli. Per questo siamo in qualche modo inarrestabili. Non possiamo permetterci di non agire. Lo dobbiamo al nostro Giulio e a tutti i Giulii che chiedono giustizia”.

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