Pensieri di un ciclista

di Vincenzo Vacca

Andare in bicicletta può costituire una interessante modalità di osservazione di quello che sta intorno al ciclista. Innanzitutto, per evitare una serie di pericoli incombenti per colui che percorre le strade sulle due ruote. Durante il periodo di isolamento, tra le tante cose che si dicevano sul nostro futuro, c’ era chi sosteneva che ci sarebbe stato un maggiore uso della bici per spostarsi allo scopo di evitare pericoli di contagio che potevano derivare dall’utilizzazione dei mezzi pubblici. In realtà, almeno per quello che ho avuto modo di notare, c’è un maggiore uso delle autovetture private. Il numero di bici che vedo circolare non mi sembra aumentato. Certo. Gli amministratori cittadini e regionali avrebbero potuto e dovuto adottare una serie di misure per incentivare l’ uso della bicicletta nella nostra città.
C’è stata solo una serie di annunci, ma non è stato emanato alcunché in ordine a una circolazione cittadina che prevedesse un maggior uso della bici. Basti pensare che a Milano negli ultimi mesi hanno attrezzato tante altre piste ciclabili e proprio nel periodo del confinamento sociale. Misure di questo genere hanno anche un impatto non secondario sulla nostra salute, se si tiene conto che Napoli è ai primissimi posti nazionali per il numero di obesi sia adulti che bambini. Secondo l’ OMS, l’ obesità è una delle prima cause di morte nel mondo occidentale. Come noto, infatti, può essere foriera di diverse gravi malattie.

A seguito del decreto governativo che ha previsto delle importanti facilitazioni circa l’ acquisto di bici, ho avuto modo di notare una forte richiesta di acquisto delle stesse. Ma se si paragona questo boom di acquisti con l’ effettivo uso, credo si possa senz’altro dedurre che gli acquisti in questione stiano avvenendo solo per una feticistica acquisizione di una merce a buon prezzo, indipendentemente da un desiderio vero di usare la bici. È espressione del possesso facilitato in quanto tale del bene non certo di un cambiamento diffuso  nel modo di spostarsi in città.
Come dicevo, pedalando, si ha modo di notare meglio certi costumi cittadini. Prima di tutto, il rapporto tra automobilisti e ciclisti. Questi ultimi sono ancora percepiti come degli “abusivi” della strada e che intralciano la spensierata andatura, spesso veloce, delle auto. Gran parte degli automobilisti si ritengono i padroni assoluti della strada e hanno un rapporto molto “virile” con le loro auto. Non dimentichiamo che siamo sempre il Paese che è passato molto velocemente da una fase socio economica pre industriale a quella post industriale. Il periodo di adeguamento antropologico tra queste due epoche storiche è stato fin troppo breve. Pertanto, il trasporto privato, parte integrante del consumismo, almeno per una gran parte di popolazione, assume ancora una forma di indice di prosperità, e per tanti maschi, di identità di genere. Non è mica un caso se negli spot pubblicitari delle auto appaiono sempre delle belle donne: eros e auto. Una combinazione onirica che evidentemente funziona ancora.
Inoltre, al ciclista non si perdona che non si adegua ai tempi veloci, nevrotici. È un perditempo (sic). Un rilassato. Una sorta di strano soggetto. Negli ultimi tempi, è aumentata la tolleranza nei confronti del ciclista. Le domeniche ecologiche hanno svolto una funzione di “accettazione” della bicicletta, ma fino a una decina di anni fa ero oggetto di una serie di “attenzioni”, (lo confesso, uso la bici).
C’era chi ti gridava da un auto o dalla finestra di una abitazione: “forza, che sei solo” o frasi ingiuriose. Chi provava a farti cadere, per il semplice divertimento di vederti cadere. Insomma, la visione del ciclista faceva scattare strane reazioni. Sono arrivato alla conclusione che lo si faceva anche perché si pensava che il ciclista era un tipo poco “virile”, un diverso. Uno che osava rinunciare alla dannazione dell’auto. Adesso, come ho accennato, sono diminuiti questi comportamenti, ma non del tutto spariti.
L’ auto è ancora la regina assoluta delle nostre strade e non si lascia spodestare, pur ammettendo marginali deviazioni, a patto che tali rimangano. Certo. Ci sono anche ciclisti troppo intraprendenti e che non rispettano le norme stradali, ma la legge del più forte regna sostanzialmente incontrastata nel rapporto auto/bici.
Ma anche nel rapporto ciclisti/pedoni. Basti dire che questi ultimi, molto frequentemente, passeggiano tranquillamente sulle piste ciclabili e, spesso, danno segni di fastidio quando devono spostarsi per fare passare una bicicletta. Per non parlare di quelli che parcheggiano l’ auto su tratti di piste ciclabili.
L’ uso della bici non è una azione neutra. Sottilmente, mette in discussione un determinato stile di vita,  e questo inconsciamente lo si avverte. Da qui, le reazioni che indicavo. Sulla base di ciò, già da diversi anni in tutte le grandi città europee, comprese Roma e Milano, è nato un forte movimento di ciclisti che chiede a gran voce misure atte al contenimento dell’ uso delle auto e, al contempo, volte a incentivare l’ uso della bici.
Per quanto io sappia, a Napoli questo movimento non ha ancora avuto grosse adesioni. Io credo che i provvedimenti annunciati e, al momento, non realizzati finalizzati a incentivare l’uso della bicicletta avrebbero avuto anche una funzione pedagogica e avrebbero avuto, inoltre, una applicazione effettiva i discorsi incentrati su una riconversione ecologica della nostra economia. Un inizio di vero ripensamento sui nostri stili di vita che sono fortemente intrecciati con la nostra economia.
Sono certo che tanti, in un contesto di una sensibile diminuzione del numero delle auto circolanti, se iniziassero a pedalare rimarrebbero inebriati da questa sensazione di libertà, di spazialità che la bicicletta fornisce.  È davvero suggestivo fermarsi in un qualsiasi posto panoramico di Napoli e rimirarsi i doni naturali che questa nostra meravigliosa città possiede. Fermarsi senza l’assillo del parcheggio di un auto. Fermarsi e basta. È sufficiente vagare con il proprio sguardo. Nei fine settimana dei mesi estivi, questo tipo di esperienza, che è sia fisica che emotiva, raggiunge dei massimi livelli. Infatti, in quei giorni la città è davvero vuota e si potrebbe addirittura pensare a dei ciclisti/lettori. Nel senso che in bici, da solo o in gruppo, si potrebbe raggiungere un determinato posto panoramico e poi ci si potrebbe mettere a leggere e a commentare quello che viene letto.
Basti pensare al semplice fatto di poter raggiungere il nostro magnifico lungomare in bicicletta, al netto di tutte le seccature inerenti all’ arrivarci con un auto. Si aprirebbe davvero un infinito ventaglio di varie possibilità in termini di una migliore vivibilità della nostra città, tanto bella quanto addolorata. Ma anche la possibilità di raggiungere il posto di lavoro in bici, influenzerebbe in modo positivo il caotico traffico cittadino e ci farebbe iniziare il lavoro con una certa leggerezza d’animo. Troppe volte rimaniamo prigionieri di determinate consuetudini che sono causate, a volte, da forme di pigrizia anche mentale.
In queste mie considerazioni, ho provato a evidenziare un certo senso comune e la convenienza a modificarlo, ma come ho all’inizio accennato, sono consapevole della inderogabile necessità che è fondamentale l’intervento pubblico per una diversa e migliore possibilità di spostamento dei cittadini. A questo proposito, ci sono delle interessanti proposte in ordine ad una sinergia tra uso dei  mezzi pubblici e uso della bicicletta. Tra l’ altro sono proposte che non comporterebbero spese ingenti, ma occorre la volontà politica di farlo e una certa dose di competenza.
Speriamo che nell’agenda politica regionale, in vista delle ormai imminenti elezioni, entrino a pieno titolo queste tematiche e non vengano considerate stravaganze da anime belle.

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