Obama rigetta la proposta repubblicana di uno sblocco parziale dei fondi, ma in pericolo non c’è solo l’economia americana

di Maria Stella Rossi – Dopo una iniziale apertura da parte dei repubblicani nella giornata di ieri, dove il partito acconsentiva ad uno sblocco dei fondi per almeno sei settimane, il no categorico a cedere al ricatto del Tea Party arriva dal presidente Obama.

Il motivo del rifiuto è comprensibile: fondi per sei settimane non garantiscono di certo la fine dello shutdown, ormai arrivato al suo decimo giorno. E se dall’incontro di ieri sera avuto con il presidente, John Boehner ha dovuto segnare sull’agenda repubblicana una sconfitta, dalla Casa Bianca fonti ufficiali fanno sapere che la trattativa tra le due fazioni politiche non si è arrestata, ma continua imperterrita alla ricerca di una soluzione che possa soddisfare entrambi.

Eppure le premesse per una pacificazione c’erano e a dimostrarlo sono state le borse europee, le quali ieri hanno recuperato punti fondamentali arrivando a chiudere in maniera positiva. Un vistoso malcontento ha dunque colpito l’economia mondiale e il presidente della BCE Mario Draghi si è lasciato andare a qualche commento negativo al riguardo: “questo è uno stallo che può provocare danni sia all’economia americana, che mondiale.”

Insomma, il messaggio è abbastanza chiaro: abbiamo un destino comune e se non si vogliono vanificare tutti gli sforzi fatti dall’inizio della crisi mondiale a oggi è bene rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Ma accontentare repubblicani e democratici sembra quasi una montagna impossibile da scalare.

Intanto, però, lo shutdown pesa come un macigno da ben dieci giorni e se i repubblicani accusano i democratici di una mancanza di collaborazione, i democratici accusano i repubblicani di tenere in ostaggio l’economia americana.

L’unica cosa su cui sembrano finalmente concordare è il dover trovare un punto d’incontro che consenta ad entrambi di fare un passo per l’altro, dando finalmente il via a negoziazioni serie, che possano far smettere di lasciare col fiato sospeso non soltanto l’intero popolo americano, ma addirittura quello mondiale.

Del resto un happy ending, per quanto lontano possa sembrare, non è poi così difficile da ottenere.

16:09

11/10/2013

This post was published on Ott 11, 2013 16:09

Redazione Desk

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