Cultura

Narrami, o Musa, del tempo che vuoi

di ELIANA IUORIO 

Guardavo l’insegna della piadineria credendo di trovarmi in un’opera di Hopper.
Fuori, 35 gradi all’ombra.
Dentro, nel non-luogo costruito per l’angoscia esistenziale dei più dotati di senno – posto (invero!) amatissimo da coppiette e famiglie proletarie al seguito di poppanti urlanti – il refrigerio di una qualsiasi cella frigorifero post mattatoio.
Imprigionate in rituali metodici, alcune donne d’età – ghigno di Bateman in bella vista – le stesse del “fallo, un figlio, ché poi ti aiuto io ‘a mammà”, corrono incerte e zoppicanti per stare al passo dei nipotini indisciplinati disseminati nell’area ristoro, intenti a mettere a dura prova la responsabilità genitoriale di coloro che hanno preso per oro colato, il suggerimento materno.

E così le vedi, le madri.
Tra Circe e Medea.
Le riconosci dal classico sguardo perso nel vuoto, il volto privo di qualsivoglia espressione, i profondi sospiri inviati nell’etere tra uno smadonnamento e l’altro urlato nel profondo della propria coscienza.
Si accasciano nelle rigide sedute del McDonald’s, frugano nelle milioni di borse formato XXL dove ci hanno infilato pure la vita e ne fanno uscire chiavi, biberon, salviette imbevute, prima di tirar fuori la dopamina salvagente, il rilascia endorfine per eccellenza nel mondo al contrario in cui tentiamo tutti, ostinatamente, di sottrarre ossigeno gli uni agli altri. Il cellulare.


Un morso, due, tre. La piadina classica (cotto, mozzarella, funghi) appartiene già al passato.
Afferri la piccola bottiglia d’acqua rigorosamente naturale, sviti con forza il tappo, porti il collo salvifico alle labbra, lasciando che il contenuto si riversi lungo la gola.
Qualche passo in direzione sud-ovest e sei davanti al multisala.
Ti muovi tronfia e spavalda, sicumera da classicista e biglietto per poltrona ultra lux al seguito.
La proiezione sarà in 4k laser e non in IMAX, lo sai, fai finta di averlo accettato, ma ti rode quanto una vodka liscia senza ghiaccio assunta a stomaco vuoto.
Sarebbe bastato muovere il culo un po’ più in là per ritrovarti a quel dannatissimo Happy.
Ti accomodi. Hai la pazienza di sorbirti mezz’ora di pubblicità di attività nolane noiosissime intervallate dai prossimamente di films che non riesci a spiegarti come cazzo abbiano fatto a trovare il denaro necessario a produrli e scuoti la testa. Un gesto dissociativo che non vuoi reprimere, ma che porta in sé tutta la potenza della ribellione e quindi la scuoti, la testa, con decisione, attribuendo a quel gesto la valenza simbolica della seduta in autobus di Rosa Parks. Un no deciso. Un no testimoniato. Un no solenne.
Ti sei abbigliata come Elena di Troia ed i tuoi orecchini, pendenti e dorati che farebbero invidia alla Zendaya della Première londinese si agitano come giunchi sospinti dal vento, al tuo già epico diniego.
Non sei Elena, bensì Eliana ed è pur vero che abiti in un paese dell’età del bronzo, ma il tuo Menelao dorme sonni tranquilli, perché la tua crush inglese è pur sempre un fighissimo attore da 5.6 million dollars che non incontrerai tanto facilmente. Salva, è Londra. Salvi, gli amici di tuo marito e le loro Penelope. Meno lavoro per gli dei e le dee, quantunque esistano.
Alzi la pedana della tua lussuosissima poltrona perché “cazzo hai pagato anche per quello, proviamola” e mentre ti infili una manciata di popcorn in bocca tentando di non sbavare il Plumgasm della zia Carlotta (impresa che nessun guerriero tra quelli le cui gesta ti appresti a seguire avrebbe mai potuto superare), il tempo di bearti per la riuscita della cosa, che… Fermi tutti, si comincia.
In scena l’estetica di Nolan, i tempi spezzati di Nolan, la destrutturazione di Omero ad opera di Nolan per quello che risulta essere a mio avviso un adattamento prezioso, non pedissequo, non raffinato, ma di immensa portata significativa.
Ascolti Sinone (che nell’Odissea non c’è mai stato), nell’interpretazione gigante di Elliot Page.
Sei accanto a Circe/Samantha Morton e senti davvero “I delfini che applaudono” (licenza che Liz Gilbert ti perdonerà).
Piangi, sul finale, al discorso di Odisseo (che – shit! – qui è tradotto con “Ulisse”): “Abbiamo violato tutto quello che è sempre stato sacro, tra i popoli. E trasformato una battaglia, in una caccia”.
Partecipi alla caduta di Troia (complice il surround e la poltrona che trema) e riconosci nelle vittime di quella umana ambizione tutti coloro che oggi, in questo momento, stanno pagando le conseguenze delle azioni scellerate di altrettanti uomini. E infine, dopo la strage di Proci che agogni come pure la granita al limone che meriteresti, a seguito trangugiamento di mezzo chilo di popcorn salatissimo, ecco palesarsi il ricongiungimento familiare più atteso nella storia letteraria.

Sarà un caso –  e certamente lo è – ma guardi a Penelope ed Odisseo come all’Emilia e Riccardo di Moravia.
La tua mente fa sempre strani scherzi e ti riporta a qualche giorno fa, quando in compagnia di un gruppo di persone deliziose che hai subito riconosciuto come “la tua gente”, ti sei addentrata al Parco archeologico di Velia, guidati da una guida turistica d’eccezione, la dott.ssa Anna Del Fatto.
Eri in una città della Magna Grecia, nata sette secoli dopo le vicende mitologiche narrate da un più mitologico cantore. Una città fondata da navigatori abilissimi ed orgogliosi (e secondo certe fonti di Erodoto pure un po’ pirateschi), che parlavano il greco pure quando i latini presero il sopravvento.
Una meraviglia di sito, Velia. Per chi ha la resistenza di Fiorella, amante del trekking, che ti ha adottata nel percorso fino alla Torre ed ai resti medioevali sulla primitiva acropoli; per chi, come Sara, giovane e promettente studentessa di Belle Arti di Brescia, ti ha raccontato nel dettaglio manufatti ed opere lungo la strada; per chi, come Monica, che riesce a mantenere uno stile ed un’eleganza da Linnet Ridgeway pur sotto l’arco a tutto sesto più antico in Europa (IV sec a.C.), la “Porta Rosa”, senza una goccia di sudore nell’estate più calda che abbia mai subìto, dopo aver macinato salite e chilometri in altezza; per chi, invece, come te, che procedevi annaspando e parevi un fiordifragola sotto il grill, si perdeva in digressioni linguistiche sull’alfabeto greco arcaico utilizzato dagli abitanti di Elèa, innamorata persa di quel digramma nelle iscrizioni epigrafiche…  Beh, per tutte e tutti voi e noi, guidati sempre da una straordinaria Anna Del Fatto (grazie infinite alla Pro Loco di Ascea!), questo sito archeologico Patrimonio Unesco è assolutamente, decisamente, dannatamente consigliato.

Esci dal Cinema. La mezzanotte è scoccata mezz’ora fa.
Un leggero vento ti accarezza i capelli.
Senti il collo muoversi lentamente, ora su, ora giù.
Gli orecchini tintinnano.
Omero, Eschilo. Li senti.
Le note di “Blood of Eden” ti raggiungono. Peter Gabriel e Sinéad O’Connor, 1992.
Chiudi gli occhi e rivivi le scene di Nolan. Rivedi Agamennone, la sua possenza, nel ricordo di Odisseo a Calipso.

Ma è lei, a chiamare te: Clitemnestra. E’ davanti a te, stretta ad Ifigenia, che ti porge le spalle.
La regina è eretta, fiera, nonostante l’immenso dolore.
Il suo sguardo gelido penetra il tuo: “Mi hanno raccontata gli uomini”.
Gli occhi ti si velano di lacrime.
Non puoi far altro che assecondare il movimento della tua testa, lento e inesorabile.
Su e giù. Su e giù.
Su e giù.

Clicca qui per l’intervista alla dott.ssa Anna Del Fatto, guida turistica del Parco Archeologico di Velia

https://www.instagram.com/reel/Dban6EeKYt2nCo3fEyMtoGPHtcKJcaMFI8jx7w0/?igsh=NGxoeGM2ZmY4YmYz

This post was published on Lug 30, 2026 14:16

Redazione

Recent Posts

Bacoli, la fine di un amore si paga con il sangue di tutta la famiglia

Un ex fidanzato di 25 anni, armato di coltello, aggredisce in poche ore la sua…

4 ore ago

Don Patriciello al giovane cronista indagato: «Il mio perdono è già partito, rialzati»

Il parroco del Parco Verde di Caivano si rivolge ad Adriano Cappellari, accusato dalla Procura…

5 ore ago

Vela e solidarietà: cena letteraria a tema America’s Cup da Riserva Rooftop

Il libro di Zazzera servito con piatti d’autore per l’ASD Black Dolphin Vela, cucina e…

1 giorno ago

Oltre 500 persone al Faro Festival: il Molo San Vincenzo si trasforma in un palcoscenico sul mare

Più di cinquecento spettatori hanno preso parte alla serata inaugurale della seconda edizione di Al…

1 giorno ago

Napoli, “I sequestrati di Altona” debutta al Maschio Angioino

Sabato 8 agosto, alle ore 21, la prima nazionale dell’opera di Jean-Paul Sartre diretta da…

1 giorno ago

Napoli, Carnevale e Giordano di nuovo insieme: la MaGiCa torna per la serata benefica di PUPI

Il 26 settembre Piazza del Plebiscito ospiterà il charity show per i 25 anni della…

1 giorno ago