Il giornalista campano Nello Trocchia, a quasi un mese dalle minacce ricevute indirettamente dal fratello di un boss della camorra, che durante una visita (registrata dai carabinieri – ndr) in carcere al proprio familiare asseriva “A quel giornalista gli devo spaccare il cranio e dopo mi faccio arrestare”, il collaboratore per il Fatto Quotidiano, l’Espresso e della trasmissione “In onda” su La7, si ritrova ancora senza scorta, in quanto non sono scattate le relative misure di sicurezza. Nello Trocchia sarebbe finito nel mirino di una spedizione punitiva dopo aver scritto diversi libri denuncia contro le mafie e l’orrore dei rifiuti abusivi nella Terra dei Fuochi. Secondo l’Espresso “del fascicolo inviato dalla procura si sono perse le tracce. Una volta arrivato in procura generale, l’incartamento deve essere poi spedito in Prefettura con il prefetto chiamato a convocare il Comitato per l’ordine e la sicurezza, l’organo che decide eventuali misure da adottare per la tutela della persona esposta a rischio”.
Secondo un recente studio del Centro Europeo per Libertà dell’Informazione di Lipsia (ECPMF), sono 206 le minacce giunte a giornalisti italiani nei soli primi sei mesi dell’anno, 28 nel solo mese di giugno. Tra il 2006 e il 2014, invece, circa 2,300 casi di violenza sono stati accertati, dunque l’incolumità di Nello Trocchia è in pericolo, ma lui ha deciso lo stesso di andare avanti per la sua strada, commentando così: “Continuerò a fare il mio lavoro, senza eroismi o vittimismi”.
This post was published on Lug 9, 2015 11:09
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