Il romanzo di Anna Copertino dedicato a Simonetta Lamberti è una testimonianza civile e poetica che attraversa memoria, dolore e bellezza, trasformando una vita spezzata in una presenza che resta. Recensione di Chiara Tortorelli.
Sono Simonetta, il romanzo di Anna Copertino dedicato alla memoria di Simonetta Lamberti, vittima di camorra a solo 11 anni, è molto più che un libro.
Aprendo le pagine arriva la vita e quella vita attraversa il cuore del lettore, come il profumo di un fiore che non smetterà mai di fiorire nella memoria di chi ha conosciuto Simonetta, ma anche nella memoria di chi la conosce oggi attraverso le parole di questo piccolo gioiello narrativo.
Ventata di vita, entusiasmo, colori e bellezza arrivano al lettore ignaro, insieme allo splendore dell’età dell’oro, quell’età celebrata da William Wordsworth nell’ode Intimation of Immortality dove il grande poeta inglese racconta che nella prima giovinezza siamo immortali perché simili agli dei.
La Copertino con la capacità empatica di chi sa sentire il mondo e gli altri rende immortale Simonetta attraverso uno stile travolgente, tattile, simile a un quadro materico: poesia e prosa raccontano il mondo interiore della bambina e si uniscono in alcuni punti a uno stile a tratti giornalistico che racconta la parte di cronaca della vicenda, dando vita a pagine veloci, fluide, accattivanti e dalla connotazione pienamente emozionale.
Il lettore si trova catapultato nel mondo convulso di quarant’anni fa, nel pieno di una Napoli travolta dalle storie di camorra, mentre un fiore bambino veniva reciso all’improvviso… Denuncia e orrore si incidono indelebilmente nell’anima del lettore, ma la bellezza ha il sopravvento. La bellezza che resta malgrado tutto.
“Testimonianza”, perché Anna Copertino da sempre tramanda memoria e lascia testimonianza, ma questa volta dando respiro a un libro in miniatura che racconta una vita in miniatura, già completa, già matura… Perché non è nella lunghezza o nella prolissità che accade quella dimensione significativa della “scrittura che resta”, e che ti fa rileggere un libro tante volte e ogni volta cogli un nuovo nesso.
Il libro inizia dando parola alla bambina.
E qui si cattura l’abilità dell’autrice che è riuscita in pieno a calarsi nella dimensione dell’infanzia e che ci restituisce quello stesso sguardo puro, trasparente e magico, di quella magia che solo a dieci anni o poco più accade.
Poi gli accadimenti incalzano e noi lettori siamo lì, insieme a Simonetta e alla sua famiglia.
In quel grido di dolore e insieme nella grandezza del perdono di Angela Procaccini, la madre di Simonetta, nella compostezza familiare, nei ricordi che emergono e si incidono a fuoco.
Siamo lì, negli anni Ottanta quando si consumava la grande Storia che travolgeva le vite della Storia in miniatura, quella individuale.
Siamo lì, accompagnati dalla sensibilità della Copertino che ci restituisce un libro che è denuncia civile e impegno sociale, ma che nello stesso tempo ha l’introspezione di un memoir, la delicatezza in punta di piedi di quei fatti dell’anima che accendono un processo trasformativo nello sguardo di chi legge e non dimentica.
di Chiara Tortorelli.
This post was published on Feb 5, 2026 11:36
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