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La valigia dei ricordi: il Festivalbar

Per chi è cresciuto tra gli anni ‘80 e ‘90, il Festivalbar ha sempre annunciato l’arrivo dell’estate: la fine della scuola, la spensieratezza delle uscite pomeridiane con gli amici, e di sera la tv sintonizzata rigorosamente su Italia1 per ascoltare la musica del momento. Già, ma cos’è stato il Festivalbar? Beh, era una gara tra canzoni tormentone dell’estate, nata nel 1964 da un’idea di Vittorio Salvetti, ed in cui il vincitore era decretato attraverso un contatore che calcolava il numero di volte che un brano veniva ascoltato nei juke box. Negli anni ‘80 passa dalla Rai a Mediaset, cambiando format ( il vincitore non è più basato sugli ascolti di juke box ma viene decretato in base ai passaggi radiofonici e televisivi ottenuti ), tutto rigorosamente in diretta da varie piazze italiane. Tra le tante canzoni proposte in questa kermesse e rimaste indelebili nel cuore di tutti noi ricordiamo ad esempio Fotoromanza di Gianna Nannini, Mare Mare di Luca Carboni, Vamos a la Playa dei Righeira, Hanno ucciso l’Uomo Ragno degli 883 o Alghero di Giuni Russo. Molto meno formale rispetto al Festival di Sanremo, ha avuto un successo strepitoso grazie alla sua leggerezza, all’imponenza dei suoi conduttori (veri intenditori di musica), alle canzoni orecchiabili ed al contempo con testi di tutto rispetto, non dimenticando che era seguito anche dalla vendita in contemporanea di compilation su musicassette che ci accompagnavano in auto o per strada con i nostri fidatissimi walkman. Ed oggi? La musica è cambiata (per restare sul tema, e non è solo un luogo comune), oggi è tutto molto più free, una sorta di mordi e fuggi! Basta inserire un brano nelle nuove piattaforme web, e magari accompagnato da video nosense, che subito diventa un successo, non si aspetta più con trepidazione questo periodo per ascoltare le canzoni del cuore estive, la tecnologia ci ha tolto anche questo sfizio! Eppure era così bello vedere in tv o dal vivo una puntata di questo strepitoso programma, discuterne poi con gli amici il giorno dopo al bar sorseggiando una bibita fresca, “litigare” quasi per le proprie canzoni del cuore … oggi tutto è uniformato quasi, non esistono quasi più dei gusti musicali veri e propri, ma soprattutto non esistono (tranne sporadici casi), delle vere e proprie kermesse tali da proporre canzoni e cantanti degni di essere incoronati come Top del momento! Non mi piace essere catastrofico, ma mi viene da dire che la musica oggi ( così come altri settori d’altronde ) è diventata solo una grande industria, dove ciò che conta non è la bellezza di un testo o la melodia giusta, ma il personaggio cattura soldi: poco importa se il testo in questione è stupido, se è ripetitivo o non ha un filo logico, poco importa se la musica è orrenda, la cosa importante è che magari è cantata dal personaggio del momento, magari stracolmo di gossip alle spalle … e i giovani seguono la massa, travolti dall’onda …. del fatuo!

Un articolo di giornale non può essere molto lungo, seppur sull’argomento potrei scrivere tanto (troppo forse), con il rischio di diventare noioso agli occhi dei giovanissimi (o Gen Z che dir si voglia). Il mio intento è semplicemente quello di aprire la “valigia dei ricordi” di un Millennials anni ‘90 come me, sottolineando quanto la musica di allora fosse diversa, più sensata e meno artefatta di quella che si ascolta oggi … Le canzoni degli anni del Festivalbar sono rimaste nel cuore di tanta gente come me, ma quelle di oggi riusciranno a farsi ricordare a distanza di decenni? Ne dubito ahimè, fortemente.

Oggi i social sono pieni di pagine e profili nostalgici che rimpiangono i tempi in cui le pubblicità annunciavano l’inizio del Festivalbar, purtroppo però ogni cosa ha il suo tempo, il mercato della musica è cambiato, la grande industria che si è creata attorno ha portato grandi entrate di denaro ma ha distrutto un aspetto semplice e spensierato della vita, la musica come gioia, non come strumento per accumulare soldi.

This post was published on Giu 19, 2024 12:26

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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