di Mario De Finis
Gli italiani – e anche i napoletani – sono sempre più vecchi, più fragili, più soli.
Secondo i dati Istat nel 2030 in Italia le persone con almeno 80 anni saranno il 15% in più rispetto al 2020. A Napoli, città metropolitana “più giovane” d’Italia, nei prossimi 10 anni si avrà l’incremento maggiore della quota di anziani con un +26% nella seconda cintura urbana del territorio, e con un indice di vecchiaia che passerà da 77 a 143. A fronte di una maggiore speranza di vita, che permette di vivere anche 20/30 in più rispetto al passato, cresce la nuova silenziosa emergenza della solitudine di tanti anziani. Nella Città Metropolitana di Napoli, vive sola circa il 30% della popolazione anziana over 65 (il doppio che in Italia!) , il 40% degli over 75: circa 110.000, di cui 35.000 nel Comune di Napoli. (Report Istat su città metropolitane e indagini nazionali sulle famiglie) Queste percentuali aumentano notevolmente per gli over 85, con una netta maggioranza di donne, particolarmente nei quartieri collinari e costieri (come Vomero, Chiaia e Mergellina), dove quasi la metà degli appartamenti è abitata da persone sole, spesso prive di reti di protezione. L’isolamento sociale è associato a una percezione di cattiva salute, insoddisfazione della propria condizione, a condizioni di disabilità e sintomi depressivi, ospedalizzazione , perdita di autonomia nella vita quotidiana , inattività fisica e a una cattiva alimentazione.
Varie le cause di queste solitudini: calo dei matrimoni, instabilità coniugale e familiare, bassa natalità, posticipo della genitorialità. Ma anche: perdita di un coniuge o di altri legami, la partenza dei figli, l’uscita dal mondo produttivo, l’instaurarsi di una fragilità, un problema di salute.
Secondo la più recente letteratura scientifica, ciò aumenta significativamente il rischio di mortalità precoce “; oltre ad avere effetti negativi sulla salute fisica, mentale e sui comportamenti a rischio. Si innesca un processo di chiusura al mondo esterno che può arrivare sino all’abbandono e addirittura alla morte silenziosa, scoperta in alcuni casi purtroppo dopo settimane. Solitudine, ma anche isolamento quindi, che vanno di pari passo.
E qui c’è l’ importante nodo della cultura dominante dello “scarto” di cui parlava papa Francesco, che fa sì che chi non è più giovane, produttivo, competitivo, venga abbandonato, allontanato, persino nascosto agli occhi degli altri, come avviene con tanti anziani che vengono espulsi dal contesto civile, e relegati in luoghi come le RSA dove perdono ogni diritto e dignità. Si tratta di una silenziosa emergenza di vulnerabilità sociale, che chiede risposte incisive e innovative, nella prospettiva di un superamento del sistema delle residenze per anziani.
Da oltre 50 anni la Comunità di Sant’Egidio è vicina e aiuta quotidianamente con amicizia e simpatia un grande numero di anziani soli delle nostre città, a casa e negli Istituti dove vivono, e guarda alla vecchiaia non come a una stagione individuale già scritta, ma come –ha detto Vincenzo Paglia – a “un ‘età ancora da inventare insieme” , capace di generare legami, dignità e futuro. Insomma una cultura alternativa che cerca di colmare l’attuale vuoto di pensiero politico, economico, sociale, spirituale sulla vecchiaia. Anche d’estate, anzi ancora di più d’estate, Sant’Egidio intensifica gli incontri quotidiani e le relazioni costruite nel tempo, attraverso la vicinanza e l’ascolto; ma anche mediante la creazione di reti sociali, per incrementare legami, supporto reciproco e qualità della vita. Contrasta l’isolamento degli anziani – soprattutto quelli soli e malati – attraverso la sensibilizzazione alla partecipazione attiva di tutti i soggetti sociali prossimi agli anziani stessi, come vicini di casa, persone del quartiere, portieri dei palazzi, medici di famiglia, farmacie, negozianti, e tutti gli operatori sociali. Ognuno infatti può fare la differenza: bussando alla porta e chiedendo se si ha bisogno di aiuto con una visita o una telefonata quotidiana, che fa accorgere in tempo delle difficoltà e dei problemi di salute degli anziani più fragili e di intervenire tempestivamente. In una Napoli che negli ultimi decenni del secolo ha visto 50 giorni in più di caldo intenso rispetto a inizio secolo, il primo modo di aiutare gli anziani ad affrontare Il caldo estremo che acuisce la solitudine, le difficoltà di salute e le esigenze quotidiane – e che nel solo 2024 ha determinato in Europa 63000 decessi! – è anzitutto non lasciarli soli. E’ il caso del Programma “Viva gli Anziani” – nato a Roma nel 2004 e diffuso in 12 città italiane – attivo a Napoli nei quartieri Rione Sanità, San Lorenzo, Quartieri Spagnoli, Montesanto, Vomero Arenella e Chiaia, un servizio innovativo di monitoraggio attivo e costante degli over 75 e di contrasto dell’isolamento sociale, che attraverso la creazione di reti di aiuto informale raggiunge tanti anziani che non hanno nessuno su cui poter contare. A Napoli nel 2025 la presenza capillare sul territorio, grazie alla sinergia con circa 2000 tra vicini di casa, commercianti, portieri degli stabili, medici, infermieri e volontari, ed anziani) e 2500 familiari ha permesso: riduzione della mortalità, miglioramento della qualità della vita, riduzione del ricorso alla ospedalizzazione ed alla istituzionalizzazione con conseguente riduzione dei costi di assistenza socio-sanitaria. Il Programma “Viva gli anziani” in questa torrida estate e nei periodi di maggiore difficoltà, su segnalazione dell’arrivo dell’ondata di calore da parte del Ministero della Salute, attiva tempestivamente il protocollo di emergenza. Ma agisce anche attraverso importanti e numerose campagne di sensibilizzazione e informazione, come “SOLE SI, SOLI NO”: uno strumento utile per prevenire gli effetti negativi delle alte temperature sulla popolazione più fragile, attraverso una serie di consigli per evitare di esporsi ai rischi dovuti al grande caldo e vivere corretti stili di vita che possono evitare gravi danni alla salute. Ma Sant’Egidio risponde al mix micidiale caldo-solitudine anche attraverso l’innovativo modello delle “convivenze solidali”, appartamenti dove da 2 a 5 anziani vivono insieme e mettono in comune le loro fragilità, sostenuti e accompagnati da volontari e giovani. Al Centro Storico e a Montesanto nella casa-famiglia (7 persone) e nel cohousing (5 donne) si gode dei vantaggi della vita comunitaria, con un sistema di gestione del quotidiano totalmente condiviso e alcuni servizi garantiti. Ma soprattutto si contrasta l’isolamento creando legami, presenza e relazioni significative. Il valore aggiunto delle “convivenze solidali” come ha detto pochi giorni fa Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio in una Conferenza Stampa proprio su “Emergenza caldo e solitudine degli anziani” è offrire “un’accoglienza stabile nel tempo evitando l’istituzionalizzazione in RSA o in altre strutture. Si ricrea una dimensione familiare che impedisce l’abbandono quando si diventa non autosufficienti” Più di una speranza: un modello replicabile per il futuro di tanti anziani anche a Napoli.














