Il 25 Aprile è qualcosa di più di una semplice data sul calendario, è memoria, è il respiro di chi non c’è più ma che in qualche modo continua ad abitare le strade, i vicoli, le piazze delle città italiane. E quest’anno, nell’ambito dei festeggiamenti per la Liberazione nel quartiere di Pianura, quella memoria prende una forma nuova, potente, emozionante: si chiama “Io sono GioVanna“, un monologo in anteprima nazionale che promette di lasciare il segno.
A portarlo in scena sono Source Of Emotions in collaborazione con il Giardino D’Autore: scritto e diretto dal regista James La Motta, nato da un’idea del professor Giovanni Palmers e con la lettura dell’attrice Teresa De Giulio, questo monologo intenso e viscerale racconta la storia di Giovanna Baiano, figlia di Pianura, cittadina di Napoli, partigiana. Una donna che ha combattuto con le armi e col cuore per liberare la sua terra dall’occupazione nazifascista, pagando un prezzo altissimo: la violenza, i soprusi, la casa strappata, e persino la perdita del figlio che portava in grembo, per mano degli stessi aguzzini che credevano di poterle togliere tutto, tranne la dignità. Già, Giovanna Baiano, un nome che in pochi conoscono, eppure una storia che tutti dovremmo conoscere perché è la storia di una donna che ha scelto la parte giusta della storia in un’epoca in cui farlo significava rischiare tutto, e l’ha fatto in silenzio, nell’ombra, come tante altre donne rimaste ai margini della narrazione ufficiale. Donne che combattevano ma venivano riconosciute “solo” come patriote, non come partigiane, una distinzione che pesava, e che pesa ancora. Dopo quasi cento anni, l’anima di GioVanna torna a raccontarsi, e lo fa attraverso la penna di La Motta, le ricerche meticolose del professor Palmers e la voce di Teresa De Giulio, che porterà lo spettatore per mano lungo le pagine di una vita straordinaria, ambientata in quella che il monologo stesso chiama “oltre la selva”: un luogo dell’anima dove ancora oggi aleggiano le voci di chi non è riuscito a salvarsi, di chi non ha avuto una seconda possibilità, una selva dantesca e umana al tempo stesso, fatta di corpi e di silenzi. Il messaggio che GioVanna vuole gridare è semplice ma impetuoso: c’ero anche io, c’eravamo anche noi. Basta dimenticare. È ora di dare un degno riconoscimento, e una degna sepoltura simbolica, a tutti coloro che hanno combattuto per la libertà di questo Paese.
Ed ecco l’intervista fatta al regista James La Motta per entrare dentro “Io sono GioVanna”, un monologo che scava nella memoria e non lascia indifferenti:
Ciao James, come nasce l’incontro con la storia di Giovanna Baiano? Cosa ti ha colpito di lei al punto da farla diventare un monologo?
L’incontro nasce attraverso il Professore Giovanni Palmers pianurese doc e che attraverso la sua arte fotografica e non solo con ricerche attente porta alla luce la storicità di Pianura e con essa i vari personaggi che l’hanno vissuta ma soprattutto ultimo intento di dare voce a chi è stato messo nel dimenticatoio come Giovanna. Appena me ne ha parlato me ne sono innamorato sono rimasto affascinato e alla proposta di scriverne un monologo in occasione del 25 Aprile non ho esitato ed ho subito mosso la mia penna. Ma in questo caso quella del cuore.
Giovanna veniva riconosciuta come “patriota” e non come “partigiana”: una distinzione sottile ma pesante. Quanto questa differenza ha influenzato la scrittura del testo?
Tantissimo perché la storia di Giovanna accaduta anni fa, ma molto moderna e vive di un’ irriconoscenza pazzesca lei e’ stata parte attiva di lotte immolandosi per la libertà personale e degli altri una vera partigiana subendo soprusi e violenze fino a perdere anche un figlio che portava in grembo.
Teresa De Giulio presta la voce a GioVanna: come avete lavorato insieme per restituire autenticità a una figura storica così carica di dolore e forza? Quanto è stato importante il suo contributo nella costruzione del personaggio?
Con Teresa si è fatta un’attenta analisi del testo. E registicamente siamo andati a cesellare il giusto sentimento da mettere parola per parola Facendole immaginare ciò che è accaduto alla Baiano e viverlo con un sentimento di rabbia implosiva e non di esplodere per dare ancora più forza alle parole. Il suo contributo come donna madre e sensibile a tutti gli argomenti che possano dare giustizia ha apportato un valore aggiunto alla crescita del personaggio.
Le ricerche del professor Palmers hanno evidentemente costituito la spina dorsale del progetto. Quanto è stato difficile trovare testimonianze e documenti su una donna che la storia ufficiale aveva praticamente cancellato?
Piu’ che spina dorsale, il prof Palmers e’ il progetto, per tante e tante motivazioni, dapprima perché lui per me è l’archivio storico di Pianura e persona di cultura e queste per me caratteristiche che mi hanno rassicurato nello scrivere la verità . E non romanzarla. Ci siamo confrontati per giorni e giorni sulle sue ricerche ed i documenti che è riuscito a reperire smuovendo il mondo e non con facilità. Lasciandomi plasmare dai suoi racconti fino a far nascere questa nuova creatura.
Giovanna perde il figlio che porta in grembo per mano dei suoi aguzzini: un dettaglio devastante, quasi insopportabile. Come si racconta sul palco un dolore così profondo senza scadere nella retorica o nel sentimentalismo?
Il potere sarà nella parola e in un ricerca attenta di creare silenzi di riflessione la messa in scena sarà priva di scenografica ma carica di emozioni.
Hai scelto il 25 Aprile per la prima nazionale. Un gesto chiaramente simbolico: cosa vuoi che lo spettatore porti a casa con sé dopo aver ascoltato la voce di GioVanna?
Vorrei che riflettesse e visto che il monologo debutterà proprio a Pianura spero che apra le coscienze dei suoi concittadini. E che si possa sensibilizzare la parola giustizia ma nei fatti e nella concretezza. Perché le parole le porta via il vento. La società di oggi è così evoluta ma ancora così patriarcale . Nel testo si parla di nazismo e fascismo. Sembra così lontano ma oggi la mentalità è rimasta ma la sua messa in opera è in maniera più subdola .Giovanna è una testimonianza di tante donne e persone che hanno donato la propria vita ma finiti nel dimenticatoio. E la mission nostra è quella di intitolarle una strada che da anni porta il nome di un fascista che ha fatto solo del male psicologico e fisico durante gli anni della guerra. E non ultimo il progetto si sta allargando perché vorremmo che diventasse anche un’opera filmica per dare una cassa di risonanza ancora più potente. Grazie anche a voi della testata RoadTv Italia di dare voce al monologo Io sono GioVanna.
“Dormi sepolto in un campo di grano… non è la rosa, non è il tulipano… che ti fan veglia dall’ombra dei fossi…” cantava Fabrizio De André. Versi che sembrano scritti apposta per lei e per tutte le GioVanne dimenticate.
L’appuntamento è per il 25 Aprile 2026 a Pianura. Da non perdere.
This post was published on Apr 24, 2026 9:00
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