Cultura

Napoli, all’Archivio di Stato va in scena “Antenate”: le voci delle donne in diretta streaming dal cuore della memoria

Da mercoledì 10 a venerdì 12 giugno l’evento performativo ideato da Marina Rippa trasforma il tempio dei documenti in un teatro di storie vissute: un rito collettivo da seguire anche sui canali live dedicati.

Esiste una narrazione profonda che scorre parallelamente ai grandi eventi ufficiali, scritta all’ombra dei riflettori ma non per questo meno incisiva. A queste esistenze silenziose e straordinarie restituisce finalmente centralità “Antenate. Il tempo del ricordo nella casa delle storie”, l’originale performance teatrale concepita, curata e diretta da Marina Rippa per la compagnia f.pl. femminile plurale. L’appuntamento debutterà mercoledì 10 giugno 2026 a partire dalle ore 20.00 e rimarrà in scena con repliche giornaliere fino a venerdì 12 giugno. Lo scenario scelto per l’occasione è l’affascinante struttura dell’Archivio di Stato di Napoli, all’interno di un progetto culturale di grande spessore promosso e sostenuto dal Teatro Pubblico Campano, che sarà valorizzato anche attraverso speciali contributi visivi e approfondimenti in diretta streaming per documentare la forza espressiva dell’evento.

L’allestimento e il dialogo tra documenti e corpi

L’opera si configura come un vero e proprio viaggio antropologico all’interno dei ricordi, configurandosi come un rito civile e poetico ambientato in uno dei santuari più importanti per la conservazione della memoria storica campana e nazionale. Tra faldoni storici, antiche pergamene, registri d’epoca, carteggi ministeriali e memorie familiari, il pubblico partecipante sarà accompagnato in un percorso itinerante dove i documenti materiali iniziano a dialogare in modo serrato con le storie custodite nei corpi e nelle voci delle protagoniste.

L’istituto di conservazione si tramuta così nella “casa delle storie”, un ecosistema in cui il patrimonio cartaceo si fonde con la memoria viva. Laddove gli scaffali testimoniano i grandi passaggi burocratici, pubblici e privati, le donne in pedana riportano alla luce gli elementi rimasti esclusi dalla storiografia ufficiale: i sentimenti, i legami interpersonali, le ambizioni, i timori, le utopie e quelle eredità morali invisibili che si tramandano di madre in figlia sfidando il tempo.

Il coro plurale delle protagoniste in scena

A dare linfa e sostanza a questo mosaico collettivo sul palcoscenico dell’Archivio sarà un nutrito nucleo di donne: Amelia Patierno, Anna Liguori, Anna Manzo, Anna Marigliano, Anna Patierno, Antonella Esposito, Flora Faliti, Flora Quarto, Giustina Cirillo, Ida Pollice, Iolanda Vasquez, Melina De Luca, Nunzia Patierno, Patrizia Iorio, Rosa Tarantino, Rosalba Fiorentino, Rosetta Lima, Susy Cerasuolo e Susy Martino.

Le protagoniste provengono da estrazioni e vissuti completamente differenti e, grazie al percorso laboratoriale ed espressivo consolidato negli anni con f.pl. femminile plurale, sono riuscite a plasmare le proprie biografie in autentico materiale scenico. Nel corso della rappresentazione non assisteremo all’interpretazione di personaggi teatrali in senso accademico: le attrici offriranno al pubblico frammenti reali di vita, racconti orali tramandati in famiglia e testimonianze dirette. L’insieme delle loro anime andrà a strutturare un canto polifonico contemporaneo capace di annullare le distanze generazionali, restituendo il giusto valore e la meritata visibilità a tutte quelle donne relegate da sempre ai margini dei testi di studio.

This post was published on Giu 8, 2026 11:02

Redazione

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