A Soccavo alcuni bambini di sei anni stanno per fare qualcosa di straordinario: tessere il mare. Non è una metafora, è il cuore pulsante di “Il mare come artigianato“, un progetto educativo e creativo che prende il nome dall’omonimo libro di Bruno Munari e che trasformerà il Museo della Moda di Napoli in un’officina di bellezza, colori e scoperta.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Napoli in collaborazione con la cooperativa L’Orsa Maggiore, curata da Paola Maddaluno con il contributo di Pasquale Ferraioli e Michele Iodice, nasce con un obiettivo preciso e ambizioso: offrire una risposta concreta e precoce al fenomeno della povertà educativa, attraverso l’educazione alla bellezza e la conoscenza tattile. Perché sì, si può combattere la povertà anche con le mani, con i colori, con un filato pregiatissimo tra le dita di un bambino che non ha mai sentito parlare di divisionismo.
Il percorso si ispira a una storia gloriosa: quella dei laboratori “Giocare con l’arte”, ideati nel lontano 1977 da Bruno Munari insieme a Renato Eco, Metta Gislon, Coca Frigerio e Tonino Milite alla Pinacoteca di Brera. Un’esperienza didattica che ha fatto scuola e che ora torna a vivere in una città come Napoli che di bellezza, si sa, ne ha da vendere, ma che troppo spesso fatica a consegnarla nelle mani di chi ne avrebbe più bisogno.
Il viaggio dei piccoli partecipanti comincia tra le sale del Museo, con un incontro tutto speciale: l’esposizione permanente “Sarli” diventa il loro primo taccuino visivo. I bambini osservano gli abiti in mostra, scelgono un dettaglio, lo studiano, ne isolano i colori secondo i principi del divisionismo e poi lo riportano su carta con la propria personalissima visione del mondo. Un esercizio che sembra semplice ma che, in realtà, allena qualcosa di rarissimo, lo sguardo.
Si va avanti poi unendo il gesto antico delle mani alle nuove tecnologie: i bambini tracciano segni e forme sia su carta che su tablet, accompagnati in questo passaggio da Francesco Perchiazzi, Senior Mentor Spatial Designer della Apple Developer Academy.
Il momento più atteso arriva però con i filati pregiati donati da VIMAR1991, azienda del gruppo Chanel: materiali straordinari che i bambini scelgono in totale libertà, dal punto di vista cromatico e materico, per costruire una vera cartella filati. Toccare, differenziare, classificare (i caldi, i freddi, i brillanti, gli opachi) affinando così non solo la manualità, ma anche il linguaggio. Perché saper dare un nome alle proprie sensazioni è già un passo verso la libertà.
E poi, finalmente, il telaio. Guidati da un tecnico specializzato, i bambini di Soccavo iniziano a tessere il mare, i suoi colori, la sua texture immaginata e ricreata filo dopo filo. Le opere nate da questo percorso saranno esposte al Museo della Moda: una narrazione altra del quartiere, fatta non di cronaca ma di creatività.
Napoli che si racconta così, con i lavori a mano dei suoi bambini in mostra in un museo, è una Napoli che vale la pena raccontare.
This post was published on Giu 9, 2026 12:38
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