di Fabio Iuorio
Un legno bruciato, un pezzo di plastica, un ferro, una rete. È quello che il mare riporta a riva sulle spiagge flegree e di Procida, ed è da qui che parte il lavoro di Carmine Rezzuti. L’artista napoletano raccoglie questi oggetti da anni, li rielabora e li trasforma in opere d’arte. Una parte di questo lavoro arriva ora a Giugliano in Campania con “L’archeologo del presente”, la mostra curata dal gallerista Franco Riccardo che si inaugura giovedì 29 ottobre 2026 alle 18 allo Spazio Connessioni, in Corso Campano 147.

Il titolo nasce proprio dal suo modo di lavorare: Rezzuti va a cercare tra i resti, come farebbe un archeologo, solo che i suoi non sono reperti antichi, ma cose di oggi, buttate via, finite in acqua e poi tornate sulla sabbia. Lui le recupera, le adatta, le dipinge. E da materiali che nessuno vorrebbe più toccare viene fuori un bestiario fantastico e astratto, fatto di gabbiani con le ali spiegate e di animali primitivi pieni di colore, figure che si fanno guardare.
La mostra ruota tutta intorno all’ambiente e al mondo animale. Ci sono sculture vere e proprie montate su un supporto, altre fissate alla parete, altre ancora sospese in aria, quasi a seguire il carattere esuberante di chi le ha create.
Il percorso di Rezzuti ricorda quello di due scultori del Benin, Calixte Dakpogan e Romuald Hazoumè, che con la spazzatura dell’oceano costruiscono feticci. Anche lì tutto comincia da ciò che si getta, e che invece qualcuno decide di rimettere in circolo.
Il modo migliore per capire cosa c’è dietro queste opere, però, è ascoltare lui. Ad Achille Bonito Oliva, che gli chiedeva “Quintino lavora sul tempo, tu lavori sullo spazio?“, Rezzuti ha risposto così: “Considerando i materiali che uso, anche là c’è del tempo. Lavoro molto con i materiali riciclati e in particolar modo con quelli trovati sulle spiagge. La loro provenienza è immersa in uno spazio-tempo, appunto: hanno una storia che nessuno potrà raccontarci. Tutto ciò mi affascina. I miei interventi sono una sorta di “pronto soccorso estetico”: non potendo scoprire il loro percorso originario, perché è impossibile, cerco di dare loro una nuova vita, una nuova storia, creo per loro un nuovo itinerario di probabili eventi nel tempo… È come quando trovi il messaggio nella bottiglia…“.
Un pronto soccorso, appunto: quello che arriva sulla spiaggia rotto e senza nome, lui prova a rimetterlo in piedi e a dargli un senso.
Rezzuti, del resto, non è un nome nuovo. Alla fine degli anni Settanta è stato tra i primi in Italia a proporre una nuova oggettualità e da allora ha esposto in mostre nazionali e internazionali, partecipando anche alle Biennali di Venezia.
Dopo la serata d’inaugurazione, la mostra resterà aperta per un mese: si potrà visitare dal lunedì al sabato, dalle 15.30 alle 20. Per informazioni basta scrivere a riccardoartivisive@libero.it.
Chi entrerà allo Spazio Connessioni troverà oggetti che qualcuno ha perso o buttato, che il mare ha portato in giro chissà per quanto e che un artista ha raccolto sulla sabbia. Messaggi nella bottiglia, per usare le sue parole. La storia di prima nessuno la conosce. Quella nuova comincia giovedì.












