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Disabilità, l’appello di Anna Adamo a Giorgia Meloni: “Non chiedo compassione, ma rispetto dei miei diritti”

La trentenne scrive alla presidente del Consiglio raccontando discriminazioni, infantilizzazione e difficoltà nel mondo del lavoro: “L’inclusione non può ridursi a un obbligo di legge o a un formalismo”.

«Non chiedo compassione, chiedo il rispetto dei miei diritti fondamentali». È uno dei passaggi centrali dell’appello che Anna Adamo ha rivolto a Giorgia Meloni, chiedendo un cambiamento culturale e interventi concreti per garantire alle persone con disabilità maggiori opportunità di autonomia, lavoro e partecipazione alla vita sociale.

Adamo, 30 anni, racconta di convivere fin dalla nascita con una disabilità motoria che, spiega, non le ha impedito di costruire una vita autonoma, ma che continua a diventare motivo di pregiudizi e discriminazioni.

“A trent’anni vengo ancora infantilizzata”

Nella lettera ripercorre un’esperienza iniziata già durante gli anni della scuola, tra bullismo e pregiudizi, e proseguita anche nell’età adulta.

«Nonostante il mio percorso di studi e le competenze acquisite con sacrificio, vengo costantemente trattata con condiscendenza, come se la disabilità fisica intaccasse le capacità intellettive», scrive Adamo.

La trentenne racconta anche di aver visto mettere in discussione i propri titoli accademici e di sentirsi spesso privata del riconoscimento della propria maturità: «È un’esperienza profondamente umiliante essere infantilizzata a trent’anni e non venire mai presa sul serio nei contesti che contano».

“L’inclusione non può essere solo un formalismo”

Uno dei temi centrali dell’appello riguarda il lavoro e la possibilità per le persone con disabilità di costruire una reale indipendenza.

«Non posso e non voglio rassegnarmi all’idea che il destino delle persone con disabilità debba esaurirsi nelle mere logiche assistenziali o nel perimetro, ormai stretto e restrittivo, delle categorie protette», afferma.

Secondo Adamo, l’inclusione non può limitarsi all’adempimento di un obbligo normativo, ma deve tradursi in «opportunità reali» e in un mercato del lavoro accessibile, nel quale le persone possano essere valutate per le proprie competenze.

“Rifiuto la retorica del vittimismo”

Nel suo messaggio Adamo prende le distanze anche dalle rappresentazioni pietistiche della disabilità.

«Rifiuto con fermezza la retorica del vittimismo», scrive, criticando quelle narrazioni che, a suo giudizio, si limitano a suscitare commozione senza produrre reale emancipazione.

«Desidero la possibilità di lavorare, di costruire la mia indipendenza e di coltivare le mie passioni senza dover rinunciare a nulla per il solo fatto di non trovare interlocutori disposti a guardare oltre la mia condizione fisica».

L’appello per una svolta culturale e legislativa

La lettera si conclude con una richiesta rivolta direttamente al Governo: promuovere una svolta culturale e legislativa che intervenga non soltanto sulle barriere materiali, ma anche sui pregiudizi.

«Abbiamo bisogno di politiche che abbattano i pregiudizi prima ancora delle barriere, garantendo alle persone con disabilità il riconoscimento del loro valore, della loro professionalità e del loro ruolo attivo all’interno della società», conclude Anna Adamo.

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