E’ passato un mese dalla presentazione del cortometraggio di Antonello Picciano “Cenere al vento” alla Casa del Cinema di Napoli eppure l’eco è ancora così forte. Un corto a metà strada dìtra lo storico ed il sociale che non poteva non lasciare strascichi. Già l’idea di aver sprigionato così tanti spunti di riflessione è un successo! “Ho voluto raccontare una storia difficile mettendo in risalto l’umanità dei vari personaggi” è una delle prime a voce alta dello stessa regista, desideroso di fare luce su una storia terribile della nostra città. Alla fine della proiezione alla Casa del Cinema si sono avvicendati sul palcoscenico vari addetti ai lavori per il saluto al regista ma, soprattutto, per raccontare insieme al numeroso pubblico le primissime impressioni a caldo e per un confronto il più coinvolgente possibile. A cominciare da Max Gaudiosi, docente presso l’Università degli Studi di Napoli ”Federico II” dove è titolare degli insegnamenti di storia del cinema e di generi e forme dell’audiovisivo. Con lui Arnaldo Capezzuto, sociologo e animatore del Premio nazionale “Amato Lamberti”, fondatore del giornale “ladomenicasettimanale.it”, da anni racconta temi legati alla cronaca e alla camorra, partecipando anche a documentari d’inchiesta. E’ autore di libri dedicati al potere criminale e alle dinamiche sociali del territorio campano. E ancora Marco Rossano, regista documentarista sociologo, organizzatore del festival cinematografico ”Premio Fausto Rossano” per il pieno diritto alla salute. Al tavolo ha presenziato anche Giuseppe Colella cultural manager, gestione e realizzazione di eventi culturali nell’ambito cinematografico, Monica Bruno, docente di tecnologie e tecniche della comunicazione multimediale presso l’IS Casanova di Napoli ed il regista Salvatore Chiosi. Il corto, liberamente ispirato al massacro di Ponticelli degli anni ‘80 proiettato, ha visto il regista impegnato in un salto all’indetro nel tempo e nel buio di una storia tragica del passato napoletano. “Ho affrontato un tema così drammatico con delicatezza e tatto – dichiara il visibilmente emozionato regista Antonello Picciano – portando l’attenzione sul punto di vista della bambina sopravvissuta. Il finale è aperto, così lo spettatore interpreta e si pone delle domande e crea il suo finale. Non essendo legati ai fatti realmente accaduti si può spaziare su un finale noir, dove Susanna può essere sia vittima che carnefice”. La critica ha apprezzato il piano di sequenza iniziale, molto complesso ma efficace, la scrittura del racconto, la cura dei dettagli e una minuziosa fotografia. “Nel corto c’è stata una cura maniacale della fotografia – aggiunge il regista Picciano – grazie alla professionalità di Fernando Alfieri, che mette in risalto le caratteristiche emotive di ogni scena”. A questo proposito non potevano mancare i protagonisti in scena, presenti anche in occasione della prima alla Casa del Cinema. In particolare proprio con il comparto fotografia il d.o.p. Fernando Alfieri e Claudio Cascone operatore camera con anche Anna del Gaizo. Per il comparto Regia immancabili Federica Pennino e Noemi Boccacciari. Per il comparto audio, invece, Giuseppe Augello ed Andrea Valentino. Alla supervisore audio Flavio Cuccurullo. Nel comparto scenografia Giusy di Maso e Chiara Marino. Per il trucco e parrucco Pina Concilio e Daniela Nunziata. Per quanto concerne gli attori ha presenziato uno stuolo di artisti: tra figuranti e comparse Ciro Artemisio, Mario Iermano, Matias Cesario, Surjia Karamamoorthy, Roberta Parrella, Teresa e Francesco nonché gli attori principali Luisa Mariani, Sophya Baccini, Luigi Credendino, Aurora Oliano, Zaira Coppola, Anna Amalfitano, Michele Maddaluno ed Andrea Cartelli. “In questo corto ogni scelta, dalla narrazione alla fotografia ed alle location – spiega il regista – è stata fatta per mettere in risalto il colore delle emozioni nella sua tragicità”. Uomini e donne che hanno raccontato a modo loro una terribile storia di cronaca, rivista dagli occhi e dal cuore di un regista visionario quale Antonello Picciano, ancora una volta a segno con una firma che lascia impresso il suo modo di fare cinema. “Uno degli aspetti più incredibili di questo lavoro – chiosa Picciano – è la valorizzazione della dinamica conoscitiva del tema trattato. Mi spiego meglio: ho sempre affrontato nei miei lavori precedenti tematiche sociali ma questo racconto di cronaca era finito nel dimenticatoio. Durante la lavorazione sul set, invece, con mia grande sorpresa è stato ripescato dai media”. E’ il potere del cinema ma, soprattutto, di una firma registica delicata a tu per tu con il crimine e le sue storie.
Antonello Picciano presenta la sua “Cenere al vento”
Antonello Picciano 







