Sette pozzi in più fermati ad Acerra. Il sindaco Tito d’Errico ha firmato un’ordinanza che vieta l’utilizzo delle acque sotterranee estratte da altrettanti impianti del territorio comunale, dopo che l’Asl Napoli 2 Nord ha segnalato valori fuori norma di tetracloroetilene (Pce) e tricloroetilene (Tce), due solventi di origine industriale da tempo sotto osservazione per il rischio di infiltrazione nelle falde. Con il nuovo stop, il conteggio dei pozzi sigillati dal Comune sale a nove dal mese di maggio.
Il provvedimento blocca ogni forma di prelievo dalle fonti coinvolte, che si tratti di consumo domestico, irrigazione, allevamento o qualunque altro utilizzo. È stato lo stesso primo cittadino a rendere nota la vicenda attraverso i canali social, riferendo di aver ricevuto una comunicazione formale dall’azienda sanitaria sul superamento dei parametri fissati per le due sostanze. D’Errico ha collocato i controlli in un quadro più ampio, ricordando che i pozzi oggetto della verifica rientrano in un monitoraggio avviato tempo fa: “Si tratta di pozzi che fanno parte di uno studio che a suo tempo la Regione Campania ha commissionato all’Università degli Studi di Napoli“. Sulla base di questo aggiornamento, il sindaco ha annunciato l’intenzione di sollecitare un confronto istituzionale allargato, con la partecipazione di Regione, Dipartimento Ambiente, tecnici incaricati e Asl, per definire i passi successivi a tutela della salute pubblica. Secondo il primo cittadino occorrono ulteriori accertamenti prima di poter tracciare un bilancio definitivo sulla portata del fenomeno. Alcune sostanze inquinanti, ha spiegato, possono modificarsi nel tempo trasformandosi in composti a minore pericolosità: da qui la richiesta di nuove analisi capaci di restituire un’immagine aggiornata dello stato delle falde acerrane. D’Errico ha voluto anche mettere un punto fermo su alcune voci circolate nei giorni scorsi sui social, secondo cui nell’acqua sarebbero state trovate anche altre sostanze pericolose, arsenico incluso. Una ricostruzione che il sindaco ha respinto senza mezzi termini: “Ad oggi non risulta alcuna comunicazione ufficiale in merito alla contaminazione di altre sostanze. Il dato sulla presenza di arsenico quindi è privo di fondamento e palesemente errato“.
Gli enti preposti continueranno a seguire l’evolversi della situazione con controlli periodici, mentre l’amministrazione comunale lavora per portare al tavolo tutti i soggetti istituzionali coinvolti, nel tentativo di risalire alle cause dell’inquinamento e di mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico dell’area.
Non è la prima volta che Acerra si ritrova a fare i conti con la qualità del proprio sottosuolo: il territorio, storicamente inserito tra i comuni della cosiddetta Terra dei Fuochi, porta ancora addosso il peso di anni di criticità ambientali mai del tutto archiviate. Resta da capire se il nuovo giro di analisi promesso dal Comune riuscirà a chiarire l’origine della contaminazione, e quanto tempo ci vorrà prima che i nove pozzi tornino a poter essere utilizzati in sicurezza.
Acerra, chiusi altri sette pozzi: rilevata contaminazione da Pce e Tce nelle falde










