Accorpamento della Forestale nei Carabinieri, una vera involuzione democratica

Si rimane davvero basiti di fronte a questa decisione presa in nome del risparmio, ma è stato ampiamente dimostrato che un effettivo risparmio non ci sarà.

Certo, la presenza in Italia di cinque forze di Polizia imponeva, e impone ancora, un intervento legislativo finalizzato a una razionalizzazione delle varie Forze dell’Ordine, ma il provvedimento del Governo ha completamente ignorato quello che si sperava in un dato acquisito e cioè che l’attività di polizia in uno Stato democratico nulla ha a che fare con la militarità.

Purtroppo, quando si afferma che l’impoverimento culturale del Paese può produrre serie involuzioni nell’agire democratico non è una giaculatoria da anime belle, ma lo si verifica quotidianamente.

Perché parlare di impoverimento culturale a proposito del provvedimento a carico della Forestale?

Perché è chiaro che tale provvedimento rimuove completamente anni e anni di elaborazione, di studi, di confronti spesso aspri ma produttivi sotto il profilo democratico in ordine all’importanza  della costruzione di un servizio sicurezza (non a caso al concetto sicurezza fu affiancato un altro termine, democratica) all’altezza di una società in continua evoluzione.

L’importanza della Legge 121 del 1981 sta soprattutto, io credo, in questo. Il legislatore di quegli anni, entrando in sintonia con le istanze del movimento dei poliziotti e sostenuto anche da gran parte dell’opinione pubblica, dai partiti democratici e dai sindacati confederali, emanò finalmente una legge che  aveva come obiettivo non solo quello di riconoscere tutta una serie di diritti negati ai poliziotti, ma di avviarsi a costruire una Polizia capace di entrare maggiormente in sintonia con le esigenze del cittadino.

Quella legge doveva rappresentare la base di partenza per una riforma complessiva dell’intero comparto sicurezza, invece, la forte resistenza dei vari apparati, impauriti dalla novità dell’ingresso della democrazia in un segmento delle forze di sicurezza, bloccò quella stagione di riforme. Tutto ciò fu facilitato anche dalla forte frammentazione sindacale che si verificò nella Polizia, infatti quest’ultimo fenomeno fu portato strumentalmente a esempio come nefasta conseguenza della smilitarizzazione e sindacalizzazione.

Ma, soprattutto, stava cambiando il senso comune del Paese – conseguenza anche questa della frammentazione sindacale – meno attento, meno consapevole rispetto alla necessità di partecipazione democratica e civile e questo, naturalmente, ha un effetto negativo anche in ordine all’interesse dell’opinione pubblica sulle tematiche della sicurezza. Tra l’altro, il terrorismo rosso era stato sconfitto e lo stragismo neofascista, per tutta una serie di motivi, era sostanzialmente sparito e questo aveva ridotto gli allarmi delle persone circa la propria incolumità fisica.

Con il passare del tempo, inoltre, le modalità delle organizzazioni interne delle Forze di Polizia diventa un tema completamente ignorato dai governati e dai governanti. Tutto si misura sulla base di un presunto aumento o una diminuzione dei costi. Altro non ha valore.

Pertanto, si giunge a questa decisione del Governo di cui parlavamo all’inizio. Se si è del parere che una democrazia è tale non solo perché permette di votare, ma perché quotidianamente si avvale e,quindi, si arricchisce della partecipazione dei cittadini, dovrebbe preoccupare fortemente che circa 7.000 cittadini ovvero 7.000 appartenenti all’ex Corpo Forestale dello Stato perdono una serie di diritti e, quindi, potranno partecipare di meno alla vita democratica del Paese.

Dovrebbe preoccupare che prevale nuovamente un concetto di sicurezza vincolato a quello di militarità e, quindi, riproponendo una separatezza tra cittadino in divisa e cittadino non in divisa.

di Vincenzo Vacca

Componente della Segreteria Nazionale Ficiesse (Finanzieri, Cittadini e Solidarietà)

This post was published on Mag 4, 2017 12:11

Redazione Desk

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