Protesta Lsu, oggi la manifestazione davanti al Provveditorato. Alla Camera in discussione un nuovo emendamento (VIDEO)

Non si ferma la protesta degli ex Lsu che due settimane fa hanno occupato numerosi edifici scolastici di Napoli e Provincia per dire no ai licenziamenti collettivi

“Io ho una figlia malata. Ha già subito due trapianti, e se perdo il lavoro non potrò più permettermi di curarla”. Ciro è solo uno dei tanti lavoratori Ata, ex Lsu, che oggi sono scesi in piazza a manifestare davanti agli uffici del Provveditorato per difendere il loro diritto al lavoro. Dal 1° marzo infatti, Ciro e tanti altri lavoratori, 5mila solo in Campania, saranno ufficialmente disoccupati. Con una sola possibilità: accettare un contratto part-time di 400 euro al mese (a fronte degli 800 percepiti finora) che è un insulto a chi nelle scuole ci lavora da vent’anni.

 

Proroga dei contratti bocciata in Senato.

La vertenza Lsu non smette di complicarsi: dopo l’occupazione forzata di numerose scuole tra Napoli e Provincia, messa in atto un paio di settimane fa dagli ex Lsu per protestare contro l’imminente licenziamento previsto per il 28 febbraio, il Governo aveva varato un emendamento che avrebbe dovuto consentire una proroga dei contratti di un altro mese. Ma quell’emendamento è stato bocciato ieri in Senato, e gli Lsu sono scesi ancora una volta in piazza. “Tutto quello che chiediamo è che venga tutelato il nostro diritto al lavoro” afferma Maurizio De Martino, portavoce Usb dei lavoratori. E si rivolge direttamente al nuovo premier, Matteo Renzi. “Lui che si professa l’uomo del cambiamento ha il dovere di aiutarci: non possiamo sopravvivere con 400 euro al mese, chiediamo l’assunzione diretta da parte dello Stato”. Una soluzione appoggiata da tutti, tranne che dal Partito Democratico. “Per questo motivo il 13 abbiamo occupato la sede del Pd spiega De Martino, “e continueremo a lottare per difendere i nostri diritti”.

Oggi in discussione alla Camera un nuovo emendamento.

“Al momento un nuovo emendamento è in discussione alla Camera, e oggi dovremmo avere notizie in merito” afferma De Martino. E, se la vicenda non dovesse concludersi per il meglio, promette ulteriori proteste: “Useremo tutti i mezzi a nostra disposizione, anche se significherà occupare nuovamente le scuole. Un atto di forza che non piace ai lavoratori, ma che è anche l’ultima spiaggia per farsi ascoltare. “Alcuni genitori ci hanno accusato di ledere il diritto allo studio dei loro figli. A noi dispiace, ma non abbiamo alternative. Anche noi dobbiamo difendere il nostro diritto al lavoro. Ai genitori abbiamo scritto una lettera aperta per far capire le nostre motivazioni, affinché anche loro possano appoggiarci in questa battaglia”. Una battaglia che, promettono, non avrà fine. E che anzi rischia dimettere a repentaglio la pace sociale.