Cronaca

Venezuela, il blitz USA che cambia le regole

Il raid su Caracas e l’arresto di Maduro

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un’ampia operazione militare contro il Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Secondo quanto annunciato dalla Casa Bianca, entrambi sono stati trasferiti negli Stati Uniti e verranno processati con accuse di narcotraffico e “narco-terrorismo”.

Dalla pressione diplomatica all’intervento diretto
Sanzioni, taglie e accuse di narco-terrorismo: perché Washington ha scelto la linea dura.

L’azione, condotta tramite raid aerei e forze speciali statunitensi, compresa la cosiddetta Delta Force, ha colpito obiettivi militari a Caracas e in altre aree strategiche del Paese, producendo esplosioni avvertite in tutta la capitale. L’operazione rappresenta un’escalation senza precedenti nei rapporti tra Washington e Caracas: dopo anni di sanzioni, pressioni diplomatiche e un premio di 50 milioni di dollari per l’arresto di Maduro, l’amministrazione statunitense ha deciso di passare a un intervento diretto.

Trump rivendica l’operazione

Gli esiti immediati e la conferenza stampa di Trump
Nella conferenza stampa di ieri da Mar-a-Lago, il presidente Donald Trump ha rivendicato l’operazione, definendola un “assalto spettacolare, mai visto dalla Seconda guerra mondiale” e ha annunciato che gli Stati Uniti governeranno il Venezuela fino a una transizione sicura e ordinata.
Trump ha sostenuto che l’azione era necessaria per arrestare quello che ha definito un “dittatore e terrorista” e per garantire sicurezza e stabilità nella regione. Ha inoltre affermato che il governo americano intende utilizzare le risorse petrolifere venezuelane per aiutare a ricostruire il paese e generare profitti, affermando che la presenza di compagnie petrolifere statunitensi contribuirà a rimettere in funzione l’infrastruttura energetica.
Rispondendo alle critiche sull’assenza di mandato del Congresso, Trump ha difeso la decisione esecutiva, affermando che non c’erano vittime statunitensi e che un paio di feriti si sarebbero già ripresi. Ha inoltre dichiarato di aver escluso Maria Corina Machado — esponente dell’opposizione e premio Nobel per la Pace — come futura leader del Venezuela, sostenendo che “non ha il sostegno interno necessario”.

Le reazioni internazionali e la spaccatura globale.

L’operazione ha infiammato l’opinione internazionale. Alcuni governi, tra cui Brasile, Messico, Francia e Cina, hanno denunciato l’intervento come una violazione della sovranità venezuelana e del diritto internazionale. Anche la Russia ha protestato formalmente contro l’azione.

Venezuela nel vuoto di potere

All’interno del Venezuela, mentre l’opposizione parla di una possibile transizione politica imminente, altri osservatori suggeriscono che la cattura di Maduro sia stata facilitata da negoziati segreti o defezioni interne nelle forze armate. Nel frattempo la vicepresidente Delcy Rodríguez si è dichiarata presidente ad interim, respingendo l’azione degli Stati Uniti e chiedendo il rilascio immediato di Maduro.

Il confronto con la guerra in Ucraina
Intervento diretto contro Caracas e sostegno indiretto a Kiev: due modelli opposti.

La recente operazione militare si distingue nettamente dal conflitto in Ucraina, iniziato nel 2014 e poi intensificatosi dopo l’invasione russa del 2022:
Legittimità e reazione
Russia-Ucraina: condanna internazionale e vasto sostegno militare e umanitario a Kiev.
Venezuela: intervento unilaterale degli USA senza mandato ONU, criticato come violazione della sovranità.
Obiettivi strategici
Ucraina: contenere l’aggressione e preservare l’integrità territoriale.
Venezuela: arresto del capo di Stato per crimini transnazionali, con implicazioni geopolitiche ed economiche evidenti, specie nell’energia.

Doppia morale e precedenti pericolosi.
Sovranità, diritto internazionale e uso selettivo della forza.
In Ucraina l’assistenza occidentale è indiretta.
In Venezuela gli USA hanno impiegato forze armate dirette sul terreno con rapida cattura del leader.
Le critiche all’operazione statunitense richiamano il concetto di doppia morale in politica estera: ciò che è considerato legittimo in un contesto (supporto all’Ucraina) appare problematico se applicato in altri (interventi diretti contro un governo ostile), specialmente in assenza di un mandato delle Nazioni Unite o di un consenso regionale. I sostenitori di Washington affermano invece che la rimozione di Maduro potrebbe costituire un precedente per strumenti di responsabilità internazionale, pur lasciando aperto un acceso dibattito sulla legalità e sulle conseguenze a lungo termine per gli equilibri globali.

Taiwan, il rischio domino
Perché il caso Venezuela potrebbe offrire alla Cina un argomento per legittimare un’azione militare contro l’isola.

Resta però una questione di fondo, destinata a pesare ben oltre il dossier venezuelano. L’intervento diretto degli Stati Uniti contro un capo di Stato sovrano, senza un mandato esplicito delle Nazioni Unite, rischia di creare un precedente pericoloso. Se Washington rivendica il diritto di colpire unilateralmente un governo accusato di crimini transnazionali o considerato una minaccia alla sicurezza internazionale, altri attori globali potrebbero richiamarsi alla stessa logica.

In questo scenario, la Cina potrebbe trovare una giustificazione politica e narrativa per un’azione militare contro Taiwan, presentandola come un’operazione di sicurezza, di “riunificazione nazionale” o di stabilizzazione regionale. La linea che separa il principio di sovranità dall’intervento armato, già indebolita in diversi conflitti recenti, rischia così di diventare sempre più sottile. Il caso Venezuela potrebbe dunque non essere un episodio isolato, ma un tassello di un nuovo ordine mondiale in cui la forza precede il diritto, con conseguenze potenzialmente esplosive negli equilibri dell’Indo-Pacifico e non solo.

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