Attualità

“Una scuola a colori 2”. Murales, mindfulness e identità nelle aule del Quinto circolo Maria Montessori di Giugliano

di Fabio Iuorio

Un corridoio scolastico che si trasforma in una galleria di volti lì dove ogni ritratto racconta una storia, ogni pennellata appartiene a qualcuno. Non è una mostra d’arte, è un progetto che parte dall’interno, e dall’interno delle persone prima ancora che delle pareti.
Si chiama “Una scuola a colori 2” ed è il percorso avviato dal Quinto circolo didattico “Maria Montessori” di Giugliano in partenariato con l’associazione Set Me Free ETS, finanziato attraverso i Fondi Strutturali Europei nell’ambito del Programma nazionale “Scuola e competenze” 2021-2027, con risorse del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+). L’obiettivo dichiarato è ridurre la dispersione scolastica e promuovere l’inclusione ma, a guardarlo da vicino, questo progetto ha un’ambizione più profonda: restituire ai ragazzi il senso di sé.
Come? Attraverso due strumenti apparentemente lontani tra loro, la realizzazione di murales e le pratiche di mindfulness che nel progetto si intrecciano con coerenza sorprendente. Da un lato la concentrazione silenziosa, il respiro, l’ascolto di emozioni e sensazioni corporee e dall’altro il pennello, il colore, il muro da riempire. Due modalità diverse per arrivare allo stesso punto: guardarsi dentro, e poi trovare il coraggio di mostrarsi fuori.
Il tema centrale del percorso è il Sé non come traguardo da raggiungere, ma come processo continuo, quotidiano, fatto di incontri. L’io che si confronta con il tu, l’identità non come dato fisso, ma come qualcosa che si costruisce nel dialogo con gli altri. Un approccio che ha poco a che fare con la didattica tradizionale e molto con una visione moderna dell’educazione.
Il volto è il fulcro visivo di tutto. I ritratti che compaiono sui murales appartengono ai partecipanti stessi: i loro volti diventano simboli, storie, presenze permanenti sulle pareti della scuola. Non opere astratte, non personaggi inventati ma loro stessi, con la loro unicità, proiettati in uno spazio comune. Il murale così smette di essere semplice decorazione e diventa narrazione collettiva: ogni ritratto racconta un individuo, ma insieme agli altri costruisce qualcosa di più grande, una comunità fatta di differenze che si riconoscono e si accettano.
Non è un progetto per pochi studenti modello, ma è pensato proprio per chi rischia di perdersi, per chi fatica a trovare il proprio posto tra i banchi, per chi la scuola la vive come un obbligo anziché come un’opportunità. La dispersione scolastica, in questo senso, non è solo un problema di numeri e statistiche ma è spesso il segnale di un disagio identitario, di ragazzi che non si sentono visti. Dare loro un muro su cui dipingere il proprio volto è, a suo modo, un atto politico.
Il progetto, finanziato con risorse europee, si inserisce in una cornice più ampia di interventi che puntano a rendere la scuola davvero inclusiva con pratiche concrete, laboratoriali, incarnate nei corpi e nelle esperienze dei ragazzi.
Alla fine, quel corridoio pieno di volti colorati dirà qualcosa di semplice e potente: siamo stati qui, e siamo contati.

This post was published on Giu 13, 2026 9:30

Redazione

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