Un gobbo napoletano: no Pepe, no party

”Senza Pepe non posso cambiare modulo, non posso fare il 4-3-3”. Eccoci svelata la verità, se non c’è Simone Pepe a scorrazzare sulla fascia, il modulo non si può cambiare, la squadra non può cambiare fisionomia e modo di giocare. Simone Pepe è la miglior ala del mondo, con buona pace dei Ronaldo, dei Nani e dei Di Maria, anzi, forse è la più grande ala della storia, peccato che Garrincha non sia più tra noi, ma almeno si è risparmiato la delusione.

Niente da ridire su Simone Pepe, né come calciatore né come persona, ci mancherebbe, l’ironia non è sberleffo e nessuno vuole prendersi gioco di un calciatore che ha dato l’anima per la Juventus e anche qualcosa in più, le sue gambe, la sua carriera probabilmente. L’infortunio patito a Bari in un Trofeo Tim lo ha messo fuorigioco per quasi due anni. Tutti noi tifosi juventini lo aspettiamo a braccia aperte, le sue volate sulla fascia erano davvero molto importanti per il nostro gioco, per il 4-3-3 che ha dato alla truppa di Conte le prime vittorie.

Ma quando ti manca un giocatore così importante che fai? O lo sostituisci o cambi assetto alla squadra. Quest’ultima opzione ha convinto maggiormente Conte, che con il 3-5-2 odierno ha portato altri trofei nazionali nella bacheca juventina, niente da ridire neanche su questo. Ma poi cosa succede? Succede che gli avversari, partita dopo partita, ti prendono le misure, capiscono che basta bloccarti centralmente, al limite mettere un uomo su Pirlo, ma soprattutto fare un catenaccio ad oltranza che ti fa perdere la trebisonda. La logica vorrebbe che se centralmente la palla non può passare, allora forse è meglio farla passare dai lati; certo, se non fosse che ai lati ci sono un centrocampista adattato – che se la cava egregiamente – e un terzino – uno dei migliori in Europa – che con i cross non ci sanno tanto fare.

I cross dal fondo e da calcio piazzato possono fare la differenza in partite con avversari molto chiusi, lo ha dimostrato Llorente contro l’Hellas, lo ha confermato Quagliarella contro il Galatasaray. Guarda caso entrambi i cross non sono venuti da esterni o ali, ma da una mezz’ala, Pogba, e dal piedino di Pirlo. Cosa succederebbe se la Juventus allargasse continuamente il gioco? Le occasioni da gol fioccherebbero e anche le incursioni centrali si ravviverebbero, infatti i difensori non possono mica marcare tutti da tutti i lati! E allora perché non passare ad un 4-3-3 e abbandonare un 3-5-2 che ci ha dato tante soddisfazioni, ma che ha fatto sì che tutti, ma proprio tutti, potessero capire le nostre mosse in anticipo?

Non c’è Pepe, ecco la verità. Eppure mercoledì sera sullo 0-1 per i turchi, non mi pare che sia entrato Pepe, ma ho visto tre attaccanti, non sono pazzo, Tevez, Llorente, Quagliarella. E sono arrivati due gol. Sì, è arrivato anche il gol di Umut Bulut, ma se Isla non capisce di essere un terzino con quell’assetto tattico, la colpa non sarà mica del modulo! Pepe è davvero l’unica alternativa per poter passare al 4-3-3? Pepe è davvero un giocatore fondamentale per cambiare stile di gioco? Ma soprattutto, chi non sapeva che Pepe fosse infortunato? Chi non sapeva che, se anche fosse tornato in campo, difficilmente avrebbe recuperato la forma? La dirigenza e Conte lo sapevano, e allora perché insistere su Zuniga? E’ un’ala? Forse si avvicina, ma non lo è di certo; perché una volta capito che il Napoli non ce l’avrebbe venduto nemmeno in cambio dello Stadium, ci si è spostati su Nainggolan? Ottimo giocatore, ma centrale di centrocampo. Perfetto per il 3-5-2.

Insomma, forse l’intenzione di passare al 4-3-3 non c’è mai stata, ma allora perché prenderci in giro in conferenza stampa, dicendo che non si può cambiare modulo se non c’è ”Djalma Santos” Pepe? Meglio fare meno chiacchiere e pedalare di più… se poi si pedala veloce sulle corsie esterne è ancor meglio.

This post was published on Ott 4, 2013 14:38

Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne alla Federico II. Appassionato di videogiochi, calcio, cinema e letteratura. Crede che il giornalismo non sia solo ricerca della verità, ma anche sapiente uso di ironia e sarcasmo.

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