Un gobbo napoletano: c’è pioggia e pioggia

Lungi dal gobbo napoletano affermare che la partita di domenica pomeriggio tra Roma e Parma fosse da giocare. Il campo era un acquitrino, la palla rimbalzava malissimo e non correva sul campo da gioco (situazione che avrebbe avvantaggiato il Parma, in teoria), quindi giusto sospendere la partita.

Fatta questa doverosa premessa, bisogna adesso capire se la pioggia sia uguale per tutti oppure no. Un campo impraticabile si nota, è evidente agli occhi di tutti e se agli occhi di tutti quello di Roma era impraticabile, non si capisce perché, quando gioca un’altra squadra, un campo ancor più impraticabile diventi in perfette condizioni. Non ci si vuole lagnare, alla fin fine il rinvio della partita della Roma non porta chissà che vantaggio agli uomini di Garcia, anzi, forse mette più pressione.

Difatti, la Juventus ha fatto il suo dovere in serata abbattendo l’Inter in maniera esageratamente netta. Ora i punti di vantaggio sulla Roma sono nove e alla prossima giornata di campionato i giallorossi saranno impegnati nel derby con la Lazio. Ciò che lascia perplessi è la disparità di giudizio, una disparità che non riguarda un episodio invisibile all’occhio umano, un fuorigioco di 10 centimetri, un rigore concesso per un fallo commesso fuori area di pochi centimetri, ma una disparità che riguarda un nubifragio.

Non si vorrebbe toccare sempre il solito tasto, ma visto che lo fanno gli interisti con il contatto Iuliano-Ronaldo e lo fanno gli stessi tifosi lupacchiotti con er go’ de Turone, lo fa anche il gobbo napoletano. Il tasto è quello dell’acquazzone di Perugia. Quello non fu un semplice nubifragio, fu il remake del diluvio universale, una coppia di ogni animale stava per salire sull’Arca prima che Collina li espellesse tutti dal campo. Ma il campo era praticabile, quello era calcio.

Ma possiamo anche andare meno lontano del 2000, basta andare a ritroso di poche settimane. Galatasaray-Juventus, partita decisiva per la qualificazione agli ottavi di Champions, guarda un po’, decisiva proprio come quella del 2000 che decretò lo scudetto. Sul paese di Ataturk si abbatte quello che a Napoli chiamiamo o’ pata pata e’ll’acqua, il campo diventa una trincea fangosa a causa dell’intervento infelice delle ruspe turche.

Il campo è in perfette condizioni, si gioca. Allora, mettiamoci d’accordo, se il campo di Perugia e quello del Galatasaray erano praticabili, l’Olimpico di Roma com’era? Era un campo da golf britannico, o no? No, per Garcia: ”Questo non è calcio”… eh, caro Rudi, anche Conte lo disse, ma nessuno gli diede retta. Per De Sanctis: ”Non ci si gioca lo scudetto su un campo del genere”… caro Morgan, ma di quale scudetto parli? Mancano 16 giornate, non siamo alla giornata decisiva come nel 2000; al massimo puoi giocare a Monopoly insieme a Maicon e Gervinho.

Insomma, se non si riesce ad avere uniformità di giudizio quando dal cielo casca l’ira di Dio, figuriamoci su episodi microscopici. Ma tanto er sistema aiuta la Juve, ‘a Juve rubba, se sa…

This post was published on Feb 4, 2014 15:22

Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne alla Federico II. Appassionato di videogiochi, calcio, cinema e letteratura. Crede che il giornalismo non sia solo ricerca della verità, ma anche sapiente uso di ironia e sarcasmo.

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