Un secolo di Nobel e cinque storie di oggi: la sestina eccellente della storica casa editrice
Giannini Editore rinnova il suo storico impegno con la cultura presentando sei titoli di straordinario spessore intellettuale e umano: “Nina Moscati” di Enrico Tutore, “La formula della verità” di Guido Trombetti, “Un sorso di mare” di Angela Procaccini, “Cicero in foro” di Bartolomeo Sciannimanica e “Il gabbiano e la tortora” di Vincenzo D. Esposito. Inoltre, in occasione del centenario dell’assegnazione del Premio Nobel alla grande scrittrice sarda Grazia Deledda, la storica casa editrice napoletana ha deciso di ripubblicare il suo celebre romanzo “La Madre”.
Il volume Nina Moscati, pubblicato nella collana “Sorsi” a quasi cento anni dalla morte della protagonista, propone un ritratto autentico e approfondito, lontano da una semplice commemorazione, di Anna Moscati, detta Nina (1878–1931), sorella di San Giuseppe Moscati. Se è noto che Nina affiancò il fratello nella vita domestica e nell’attività professionale, la sua figura non può essere ridotta a questo solo aspetto. Infatti profuse anche in altri campi il suo impegno, con intelligenza e passione: la cura della famiglia, la collaborazione speciale con Giuseppe e la testimonianza della sua santità, l’apostolato rivolto alla gioventù e al mondo della scuola. Ne emerge il profilo di una donna spiritualmente intensa, discreta ma determinata, capace di trasformare la quotidianità in servizio e la fede in carità operosa. Una figura che continua a suscitare interesse e a ispirare gruppi e comunità che ne portano il nome e ne imitano l’esempio.
Enrico Tutore, 75 anni, laureato in Filosofia, è stato docente di Lettere nella scuola secondaria di primo e secondo grado e dirigente scolastico. Coltiva da sempre un vivo interesse per la riflessione educativa, culturale e spirituale.
“La formula della verità” pubblicato nella collana Sorsi, Guido Trombetti immagina un dialogo impossibile e affascinante tra Renato Caccioppoli ed Ettore Majorana, due figure leggendarie della scienza italiana del Novecento, entrambe avvolte da un’aura di genio e mistero. Il volume si apre con due articoli pubblicati su Il Mattino, che offrono un profilo sintetico dei due scienziati, per accompagnare il lettore nella comprensione del loro spessore umano e scientifico. Un terzo contributo affronta il tema della divulgazione dei concetti fondamentali della scienza, richiamando l’opera teatrale Copenhagen, esempio straordinario di narrazione del pensiero scientifico. Da qui prende avvio la parte immaginaria: un confronto ideale tra due menti eccelse, tra matematica e fisica, tra rigore logico e in-quietudine esistenziale. Un testo che intreccia memoria, riflessione e fantasia, invitando il lettore a interrogarsi sul rapporto tra scienza, responsabilità e destino.
Guido Trombetti (Napoli, 1946) è matematico e accademico italiano. Professore ordinario di Analisi matematica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, di cui è stato Rettore dal 2001 al 2010, ha ricoperto anche l’incarico di Vicepresidente della Regione Campania. Autore di numerosi lavori scientifici e interventi divulgativi, affianca all’attività accademica una costante attenzione al rapporto tra scienza, cultura e società.
“Un sorso di Mare” è un breve libro di ritratti di figure, reali o mitologiche, legate al mare non inteso come semplice paesaggio, ma identità, grembo e maestro. Angela Procaccini affida all’elemento marino il compito di custodire l’indicibile: il dolore, la perdita, la memoria, la trasformazione. Le creature del mare, reali, simboliche, mitiche, che diventano specchi dell’anima e metafore di una “spregiudicata capacità di accettare il destino” che non è resa, ma coraggio silenzioso. Parthenope, Giulia Civita Franceschi, Giovanni Ajmone Cat, Rosalba Giugni incarnano diverse declinazioni di appartenenza all’orizzonte marino: mito, educazione, esplorazione, difesa della vita. Ne nasce un libro breve e intenso, salato e vitale, in cui il mare diventa spazio di coscienza e di rinascita, luogo dove il dolore si trasforma in canto e l’amore resta luce sull’acqua.
Angela Procaccini è insegnante e poetessa. La sua scrittura nasce dall’esperienza educativa e da un profondo legame con il mare, elemento centrale della sua riflessione umana e spirituale. Autrice di testi poetici e narrativi, coniuga parola, memoria e impegno civile in una ricerca che intreccia dolore, amore e coscienza ambientale.
“Cicero in foro”, pubblicato nella collana La Cisterna, è un manuale di riflessione civile che invita a guardare ai problemi della società partendo dai comportamenti individuali. Le istituzioni non sono l’origine, ma l’espressione della cultura e delle relazioni quotidiane. Attraverso voci tematiche collegate tra loro, l’autore propone un cambio di punto di vista: non fermarsi agli effetti, ma interrogare le cause. La società è letta come un sistema complesso, in cui responsabilità, fiducia e legalità diventano variabili operative. Con rigore e ironia, Sciannimanica costruisce una “cassetta degli attrezzi” per la convivenza civile, offrendo strumenti critici più che risposte definitive.
Bartolomeo Sciannimanica (1949) è ingegnere, urbanista e saggista. Laureato alla Federico II di Napoli, ha ricoperto incarichi dirigenziali nella Pubblica Amministrazione nei settori del governo del territorio e della tutela ambientale. Ha svolto attività di docenza universitaria e pubblicato saggi di riflessione civile, tra cui L’Italia che frana e 2020. Paralipomeni de L’Italia che frana.
“Il gabbiano e la tortora” è un libro di poesie pubblicato nella collana Sorsi, non si legge soltanto, si attraversa. È un canto d’amore coniugale lungo una vita intera, un amore che ha conosciuto tempeste e silenzi, ferite e resistenza, e che continua a restare in piedi. Ondina è il faro e il porto, presenza luminosa attorno a cui si intrecciano memoria e fedeltà. Il gabbiano e la tortora diventano figure simboliche dell’anima: inquietudine e slancio l’uno, custodia e mitezza l’altra. Due modi di amare, due modi di attraversare il dolore. Tra le pagine vibra anche un’assenza, quella di un figlio che continua a essere presenza invisibile, luce che non si spegne. Senza retorica né compiacimento, la poesia di Esposito alterna slanci lirici a frammenti quotidiani, visioni marine e dettagli domestici, fede interrogata e dialogo interiore. Ne nasce un lungo colloquio con la donna amata, con il figlio oltre il visibile, con Dio e con se stessi. Un atto di resistenza dell’amore, capace di trasformare la ferita in memoria viva e di ricordare che, anche quando un’ala è spezzata, il cielo continua a esistere.
Vincenzo D. Esposito è medico chirurgo. Esercita come libero professionista in Campania, dove è seguito da migliaia di pazienti provenienti da tutta Italia. Si occupa di medicina generale ome- opatica, biopsicosomatica e terapia della biorisonanza. Ha pubblicato L’uomo elettromagnetico, Le vibrazioni della buona salute, Vaccinologia innata e Siamo quanti di luce (Giannini, a cura di Tiuna Notarbartolo). Nel 2025 ha dato alle stampe Le cinque navi. Poesie d’amore, dolore, speranza e memoria. Nel 2026 è autore di Reset quantistico.
“La Madre” pubblicato per la prima volta nel 1920 e ora nella collana Pem per a Giannini Editore, è uno dei romanzi più intensi e drammatici di Grazia Deledda. Al centro della narrazione vi è il conflitto lacerante tra fede e passione, tra dovere morale e fragilità umana. La protagonista, madre di un giovane sacerdote, assiste con crescente angoscia al turbamento del figlio, innamorato di una donna. Nel silenzio severo di un paese sardo, tra tradizione religiosa e giudizio sociale, si consuma un dramma interiore fatto di paure, sacrificio e amore assoluto. Con una scrittura sobria e penetrante, Deledda indaga i moti più segreti dell’animo umano, esplorando il senso di colpa, la tentazione e la forza del legame materno. Un romanzo breve ma potentissimo, dove il dolore diventa strumento di conoscenza e la maternità assume una dimensione tragica e universale.
Grazia Deledda (Nuoro 1871 – Roma 1936) è stata una delle maggiori scrittrici italiane del Novecento e prima donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura (1926). Nelle sue opere ha raccontato la Sardegna arcaica e rurale trasformandola in uno spazio universale dell’anima, indagando con profondità psicologica i conflitti morali, religiosi e sociali dell’essere umano. Tra i suoi romanzi più celebri: Canne al vento, Elias Portolu, Cenere.













