La scossa è stata registrata dall’INGV poco dopo mezzanotte del 10 marzo. La profondità estrema ha reso il sisma impercettibile nell’area napoletana ma avvertito fino in Lombardia. Un fenomeno geologico raro ma non inedito per il Tirreno meridionale.
Un terremoto di magnitudo 5.9 ha interessato il Golfo di Napoli e Capri nella notte del 10 marzo, poco dopo la mezzanotte. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha localizzato l’evento al largo della costa campana, a una profondità di circa 414 chilometri, ben oltre le profondità sismogenetiche tipiche dei terremoti italiani, che avvengono prevalentemente nella crosta superiore.
La grande profondità del sisma ha prodotto una forte attenuazione delle onde sismiche, rendendo la scossa sostanzialmente impercettibile nell’area di Napoli. Sui social, dove l’hashtag #terremoto ha circolato rapidamente, non si registrano segnalazioni dall’area partenopea. Al contrario, sono arrivate testimonianze da Milano, Como e Bergamo, con utenti lombardi che hanno riferito di aver chiaramente avvertito la scossa. Secondo la mappa preliminare dei risentimenti macrosismici dell’INGV, aggiornata all’1.23 italiane e basata su circa 130 questionari inviati al portale “Hai sentito il terremoto?”, il sisma ha raggiunto intensità fino al III-IV grado della scala MCS in diverse aree del Paese.
Terremoti così profondi al largo della costa campana sono abbastanza rari ma riconducibili a un processo geologico ben noto nel Tirreno meridionale: la presenza nel mantello terrestre di uno “slab” di litosfera oceanica che sprofonda da milioni di anni sotto il Mar Tirreno. Questo fenomeno genera una sismicità frequente lungo le coste calabrese e siciliana, e meno frequentemente in quest’area.
Negli ultimi decenni si registrano diversi eventi comparabili nella stessa zona. Il 28 ottobre 2016 una scossa di magnitudo ML 5.8 colpì a 481 km di profondità, mentre il 29 ottobre 2006 un terremoto di magnitudo Mw 5.8 fu localizzato a 221 km. Il 3 novembre 2010 si registrò un evento di magnitudo ML 5.4 a 506 km di profondità. Più recentemente, nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 2023, una scossa di magnitudo ML 4.2 interessò al largo della Penisola Sorrentina.
Il terremoto profondo più forte documentato nell’area risale al 27 dicembre 1978, magnitudo Mw 5.9 a 392 km di profondità al largo di Gaeta. Ma il primato storico appartiene al sisma del 1938, con una magnitudo stimata tra 6.8 e 7.1: uno dei più forti dell’intero catalogo sismico italiano. In tutti questi casi, la profondità estrema ha giocato un ruolo determinante nel limitare gli effetti sul territorio.
This post was published on Mar 10, 2026 9:05
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