Smi: aggressioni in aumento nei confronti di medici ed infermieri campani

Il Sindacato medici italiani lo ha affermato all’annuale convegno dedicato ai temi della sanità

di Redazione

Il Sindacato medici italiani (Smi) in occasione dell’annuale convegno dedicato ai temi della sanità dal titolo “Riorganizzazione del territorio e nuova ospedalità in Campania tra risorse e risparmi” ha dichiarato che quotidianamente si riscontrano almeno 50 atti di violenza al giorno nei confronti di medici ed infermieri campani.

Dagli insulti di vario genere alle minacce, dagli sputi alle vere e proprie percosse, dai danni alle strutture sanitarie fino ad arrivare ad un recente episodio di violenza sessuale. Da anni ormai vengono segnalate queste condizioni “difficili” di lavoro. Per superare questi disagi è necessario prendere subito provvedimenti, afferma il vicesegretario regionale dello Smi Salvatore Marotta, suggerendo che si potrebbero “istallare telecamere a circuito chiuso nelle strutture sanitarie”.

Dalle indagini sull’efficienza del servizio sanitario nazionale è venuto alla luce che in caso di terremoto il 75% dei presidi ospedalieri subirebbe pesanti danni. Il nosocomio di Napoli più rischio a questa calamità, è l’Annunziata storica struttura che risale al 1889. “Fatto gravissimo. L’ospedale dovrebbe essere il luogo più sicuro, dovrebbe garantire il massimo della tranquillità ai pazienti e ai professionisti che vi operano. E invece ci troviamo ancora di fronte a situazioni di profondo degrado che addirittura mettono a rischio la vita delle persone”. Queste le parole del presidente nazionale e del segretario organizzativo regionale del sindacato Smi, Giuseppe Del Barone e Mario Iovane che fanno appello al presidente Caldoro affinchè rediga un fascicolo dettagliato inerenti le cose negative dei vari ospedali in Campania.

22 ottobre 2013

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