Anno difficile. Ma tanta attenzione alla Scuola, mai forse come in questo anno particolare.
Per questo mi piace esternare quello che è il mio ideale di Scuola in una società che avanza a marce forzate e tra enormi difficoltà.
La scuola di oggi deve concretizzarsi come “cantiere” nel quale gli studenti si aggregano in luoghi di formazione in senso ampio, apprendono contenuti didattici e culturali di grande respiro. Ma anche “cantiere” come occasione di ascolto nei confronti di soggetti più o meno svantaggiati, ai quali si riconosce il bisogno-diritto alla socialità e alla cultura.
L’arte, il teatro, la scrittura creativa, la musica, lo sport in genere, l’ecologia, il mare con le sue variegate attività, devono essere proposti come percorsi di lavoro sui linguaggi, ovvero sulla sfera del simbolico e sulle sue possibili forme di integrazione. “L’epifania del quotidiano”. Dove problemi adolescenziali, entusiasmi e ricchezze giovanili, anche disagi e malesseri, sono letti attraverso un approccio che riconosce a ciascun individuo il proprio sistema di valori e significati, la propria identità umana e culturale. Che è poi condizione e risorsa per l’aggregarsi di gruppi che scoprono interessi comuni producendo così nuovo significato.
Con questa scuola progettuale, intesa come “cantiere”, si vuole dunque attivare un’azione collettiva che vada verso nuove forme di cittadinanza e partecipazione sociale, sostenute e coordinate da un progetto istituzionale e animate da realtà vive e da professionisti responsabili.
Un lavoro complesso e insieme una sfida che orienta il viaggio e chiede grande passione, competenza e coinvolgimento …
Il motto adeguato per una Scuola/Cantiere può essere “Fiducia, Entusiasmo, Dinamismo”. Tre parole vincenti ad indicare energia, talento e speranza nel futuro.
L’idea di educazione a cui mi piace far riferimento è legata a quella del viaggio: “Chi non si sposta non apprende niente … Nessun apprendimento evita il viaggio … Il viaggio dei fanciulli, ecco il senso essenziale della parola greca pedagogia. Apprendere dà inizio all’erranza” Scrive Michel Serrés nel “Mantello di Arlecchino”.
C’è bisogno di una lezione di metodo: l’agire intellettuale dei nostri giovani deve essere un continuo varcar limiti, che devono essere rigorosamente posti. Perché nel loro porli e descriverli con rigore consiste il principio del loro superamento. E quindi della conquista.
Non a caso, infine, sempre facendo riferimento alla parola chiave “cantiere” ed all’etimo della parola “progettare”, gettare avanti, i giovani studenti devono essere portati a “farsi architetti della propria forma di vita” (Marguerite Duras) con l’ausilio dei docenti, degli educatori e degli esperti.
di Angela Procaccini
This post was published on Mag 9, 2021 11:36
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