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Le mani del gruppo Clan Savarese, ritenuto vicino al Clan Mazzarella, sul controllo del traffico di droga nel quartiere Rione Sanità. È quanto emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Simona Capasso, che ha ricostruito nei dettagli l’organizzazione e il sistema economico che ruotava attorno alla vendita di hashish e marijuana.
Il denaro generato dallo spaccio aveva uno scopo ben preciso: garantire la cosiddetta “mesata”, lo stipendio destinato agli affiliati, e pagare le parcelle degli avvocati per gli “impiegati del sistema” finiti in carcere. Una gestione che, secondo gli inquirenti, funzionava come un vero e proprio business criminale, strutturato su due livelli: In un primo, infatti, l’organizzazione imponeva agli spacciatori attivi sul territorio il pagamento di una sorta di pizzo sulla vendita degli stupefacenti, in un secondo, invece, il controllo diventava ancora più stringente perché ai pusher veniva imposto di acquistare la droga esclusivamente dal gruppo criminale, creando di fatto un monopolio della fornitura nelle piazze di spaccio del quartiere.
Fondamentali per ricostruire la rete sono state le numerose intercettazioni, sia ambientali che telefoniche. In nessuna conversazione veniva pronunciata apertamente la parola “droga”. Al suo posto si utilizzava un linguaggio in codice: si parlava di “imbasciata”, di “la solita”, oppure di “magliette”, termini utilizzati per indicare le dosi da consegnare. Tra le figure di maggiore rilievo nell’inchiesta compare Salvatore Verdicchio, gestore di una piazza di spaccio ma allo stesso tempo vittima delle richieste estorsive del gruppo Savarese,il suo giro d’affari era talmente consistente da permettergli di organizzare una struttura quasi “aziendale”, arrivando persino ad assumere dei veri e propri “rider della droga”, incaricati di effettuare le consegne a domicilio e pagati circa 10 euro l’ora. Il sistema funzionava in modo piuttosto semplice: i clienti contattavano un numero di telefono dedicato per ordinare la sostanza, ricevendola direttamente a casa. Lo stesso numero veniva utilizzato anche per segnalare eventuali problemi o lamentele sulla qualità della merce. In una delle intercettazioni emerge chiaramente il tono delle conversazioni: “Senti, sempre il solito… ma l’altra volta, fratello mio, mi è venuto il mal di testa!”, si lamenta un cliente con il suo interlocutore.
A consolidare l’impianto accusatorio, però, non ci sono soltanto le conversazioni captate dagli investigatori, ma anche i sequestri effettuati sul campo. Seguendo i movimenti del corriere Salvatore Matrone, i Carabinieri hanno organizzato mirati servizi di osservazione e pedinamento che hanno portato al recupero dello stupefacente.
Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori spicca quello del 16 marzo 2021, quando i militari fermarono Ciro Di Pasquale, trovato in possesso di 4,7 grammi di hashish appena acquistati dalla rete di spaccio riconducibile a Frattini, la cui fuga si è conclusa nel maggio dello stesso anno.
Un quadro investigativo che, tra intercettazioni, pedinamenti e sequestri mirati, restituisce l’immagine di un sistema ben organizzato e radicato nel territorio, capace di gestire lo spaccio come una vera e propria attività imprenditoriale illegale.
This post was published on Mar 5, 2026 9:31
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