di Vincenzo Noletto
Non sono per niente contento della vittoria di Rocco Hunt a Sanremo Giovani. Eppure da napoletano tra i napoletani dovrei esserlo, o almeno a guardarmi intorno e dalle reazioni sui social network dovrei. Ebbene, non lo sono per niente, anzi, sono totalmente in disaccordo con l’aria festosa che questo primato porta con sé.
Punto primo: Rocco Hunt non è napoletano. La mia non è una distinzione da stadio, di chi in maniera poco intelligente vuol disprezzare tutto quello che è al di fuori della sua città: lui è salernitano di nascita ed adozione. Quindi non vedo per quale motivo Napoli debba gioire di un “prodotto” di un’altra città.
Punto secondo: come fa a parlare di una città e, a far da portavoce di una realtà non sua se negli ultimi anni è stato in giro a crearsi un bagaglio da presentare in gare di rap, freestyle e alle Major? Per quanto possa aver vissuto Napoli, e per quanto lui sia davvero bravo, non credo possa parlare a nome di Partenope e “di tutta la gente del Rione”.
Punto terzo: migliaia e migliaia di Napoletani si sono indignati quando Real Time ha messo in onda “Il boss delle Cerimonie” per via dell’immagine sbagliata che si offriva al resto d’Italia, mostrando il ventre molle di una cultura “cafona” e di una realtà che non dovrebbe essere “pubblicizzata” o messa in prima serata. Allora perché gli stessi gioiscono davanti alla banale immagine del sole, dell’odore del caffè, della musica a tutto volume, della cartolina dell’emigrante e della mamma che fa “i servizi” in casa che il rapper propina all’Italia intera?
Punto quarto: va bene parlare della Terra dei Fuochi, dei problemi che ci hanno creato e dei danni provocati a questa magnifica terra, ma perché strumentalizzare il tutto e pacchettizzarlo in un testo con annesso videoclip che richiami la protesta di qualche mese fa solo per ottenere consensi? E’ basso, troppo basso.
Non mi riconosco in una canzone che parla dell’approssimazione del napoletano medio, di utopie sparate a raffica, di pensieri a persone che son passati a miglior vita, collocati in un testo che sparge tutti questi ingredienti a caso come dopo un passaggio in un frullatore.
Non posso gioire, posso solo arrabbiarmi di più quando vedo un napoletano contento di questo successo. Perché per Napoli questo non è per niente “Nu Juorno Buono”.
22 febbraio 2014
This post was published on Feb 22, 2014 14:24
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