Cultura

Rino Gaetano, quell’addio lungo 39 anni che ci lascia tutti un po’ figli unici

di Giacomo Casaula.

Rino Gaetano l’ho incontrato un novembre di tredici anni fa, correva l’anno 2007, faceva freddo e io avevo compiuto da poco quindici anni. La Rai gli dedica una fiction che successivamente avrei detestato, malgrado l’ottima interpretazione di Claudio Santamaria, ma che in quel momento mi aprì un mondo. In pochissimo tempo divoro letteralmente tutte le sue canzoni, vedo tutte le sue esibizioni (Youtube era nato da poco), mi appassiono alla sua storia, alla sua vita, insomma è amore. E come si sa, i primi amori sono quelli che ti segnano nel profondo, ti forgiano, mettono le fondamenta per tutto quello che sarà.

Posso tranquillamente ammettere che Rino ha cambiato la mia vita, gli ha dato un’apertura sconosciuta, una spinta propulsiva alla fantasia, un’indagine nuova sui rapporti sociali e interpersonali, tutte cose che solo la grande Arte riesce a fare.

Non è mia intenzione analizzare la sua poetica, altri lo hanno fatto in maniera puntuale e approfondita, né farne una ricostruzione biografica, il mio vuole solo essere un ringraziamento a un ragazzo crotonese che probabilmente non è mai stato preso troppo sul serio dal panorama ufficiale della discografia italiana.
Le ‘etichette’ si sono sprecate, giullare della canzone, maestro del nonsense, figlio unico, cantore del sud e degli emarginati, fine conoscitore del mondo femminile (Aida, Berta, Bice, Gianna, Maria, Mary, Daniela, Rosita e la lista potrebbe continuare ancora), ragazzo di periferia ecc ecc…

Rino è stato sicuramente questo e molto altro, glielo si leggeva nei suoi occhi timidi che improvvisamente si accendevano in euforie mai sgraziate e volgari ma sempre argute e profonde.
Inconsciamente Rino mi ha fatto amare il Teatro, la forma canzone come forma nobile di testo letterario, mi ha infine dato una prospettiva diversa.

Sembra impossibile che siano passati trentanove anni da quel maledetto 2 giugno 1981 perché le sue parole e la sua musica risuonano ora più che mai nelle nostre orecchie, nei cuori, nei vissuti che ci portiamo sulle spalle, tutti un po’ figli unici.

Grazie Rino, per tutto.

Il cielo è sempre più blu.

This post was published on Giu 1, 2020 9:34

Roberta Quinzi

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