lunedì, Marzo 20, 2023
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“Primadonna”, le scelte femminili nel film in uscita l’8 marzo: intervista a Manuela Ventura

Manuela Ventura è in un percorso in continua evoluzione: dal teatro, alla televisione ad uno straordinario ritorno al cinema con “Primadonna” per la regia di Marta Savina.

Manuela Ventura si è diplomata all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” a Roma. Tante le collaborazioni teatrali e cinematografiche fra cui “Il commissario Montalbano”, “Il figlio della luna” con Lunetta Savino. Interprete in “Distretto di polizia”, “Il capo dei capi”, “Squadra antimafia”. Riveste il ruolo di Teresa Strano in “Questo nostro amore” coprotagonista a fianco di Anna Valle e Neri Marcorè. Fa parte del cast del film Anime Nere, vincitore del David di Donatello 2015.

È Tina Chinnici a fianco di Sergio Castellitto nel film-tv “Rocco Chinnici, è così lieve il tuo bacio sulla fronte”. E ancora altri film come “Quo vado” con Checco Zalone e di recente uscita “Una boccata d’aria” con Aldo Baglio, regia di Alessio Lauria. Ancora su Netflix per il film “Sulla stessa onda” di M. Camaiti e “Generazione 56k” di Francesco Ebbasta e A. M. Federici. Prossimamente in teatro con lo spettacolo “La scattiàta”, testo dell’autrice Silvana Grasso e regia di Salvo Piro.

Un’attrice dalle mille sfaccettature, di rara sensibilità e talento. E’reduce dalla bellissima prova d’attrice nel “Colapesce, omaggio a Buttitta” per la regia di Filippo Luna, l’uscita quest’estate del film “Una boccata d’aria” con Aldo Baglio, regia di Alessio Lauria e dal successivo televisivo di “Lea, un nuovo giorno”, dove interpreta, con cinismo ed ironia, l’infermiera Favilla Mancuso, affiancando l’amica e collega Anna Valle. Le due attrici avevano già lavorato insieme nella fiction, “Questo nostro amore” in cui Manuela aveva vestito i panni di Teresa Strano.

Dall’8 marzo, ritroviamo finalmente Manuela al cinema nel nuovo film: “Primadonna”, opera prima di Marta Savina, con un grande cast: Claudia Gusmano, Fabrizio Ferracane, Francesco Colella, Dario Aita e con la partecipazione di Thony, Gaetano Aronica, MaziarFirouzi, Francesco Giulio Cerilli e con Paolo Pierobon.

Il film è una co-produzione Italia-Francia CapriEntertainment e MedsetFilm, in associazione con Tenderstories, in collaborazione con Rai Cinema, Vision Distribution, Sky, Eurovision.

“Primadonna”, le scelte femminili nel film in uscita l'8 marzo: intervista a Manuela Ventura

Manuela Ventura è Sara Crimi: Sara è la madre di Lia, la giovane protagonista di questa storia, interpretata da Claudia Gusmano. Dentro il racconto di Primadonna, colpisce il rapporto tra madre e figlia e le scelte coraggiose che hanno fatto, un rapporto che matura nel tempo, che vivrà di contrasti anche, ma soprattutto di consapevolezze e di costruzione di vite non assuefatte alla consuetudine, di capacità di cambiamento, del dire no al pregiudizio sociale, in un percorso di riconoscimento l’una verso l’altra.

Manuela, cosa ti ha attirato di questo ruolo da te interpretato, Sara Crimi?
Quello che ho visto a primo impatto, leggendo la sceneggiatura, è stata la figura di una donna, che è madre, che appare inizialmente condizionata dal pensiero comune, dal vociare della gente, dallo sguardo degli altri. Questa rigidità è causa di litigi, Sara rischia di essere chiusa, bloccata. Ma dopo ci sorprende, trova in sé e grazie anche all’esempio della figlia, la capacità di cambiare. Mi piacciono molto i personaggi che hanno delle profonde evoluzioni durante il racconto, riuscire a cambiare, anche piccole cose di sé e della propria vita, è una dote, per niente scontata, e può diventare un atto di grande generosità per sé stessi e per gli altri.
E poi appena l’ho letta, mi sono innamorata di una scena in particolare, quella della luna. Racchiude un atto d’amore profondo, un miscuglio strambo, il riso nel dolore, il tragico e il poetico, la fantasia, questa per me è una piccola/grande risorsa di questa donna/madre.

Il rapporto tra madre e figlia, ovvero tra il tuo personaggio Sara e quello di Claudia Gusmano che interpreta Lia, è alla base di questo film. Come si sviluppa e quale insegnamento ne scaturisce?
Il rapporto tra madre e figlia è nato man mano, proprio perché non era lineare ma fatto di conflittualità, respingimenti, durezza e dolcezza, disperazione e conforto. Inizialmente Sara e Lia sembrano non comprendersi, la madre così attenta all’opinione della gente, vive con preoccupazione le scelte della figlia, come quella di volere andare a lavorare la terra con il padre anziché occuparsi delle faccende domestiche e comportarsi come le altre ragazze della sua età. “Sei grande Lia, devi stare attenta a quello che dicono le persone”. Lia invece esprime fortemente la propria individualità, le piace lavorare la terra, non le importa cosa pensano gli altri. La ragazza tenacemente cerca di affermare il suo modo di essere che non vuole e non può essere quello che pensa la madre. La tragedia che colpirà Lia e la sua famiglia determinerà in Sara Crimi una messa in crisi del proprio ruolo, delle priorità e di un certo modo di intendere la vita. Anche Sara farà la sua scelta. Andrà contro il pregiudizio sociale, darà sostegno alla figlia, le starà accanto, incoraggiandola a parlare, a dire la sua di verità, ad essere fiduciosa in sé stessa. Madre e figlia riusciranno a rafforzare il proprio legame, a rinnovarlo, in un percorso di autenticità, occhi che sapranno guardarsi e riconoscersi. Due donne che sapranno accettarsi nelle proprie differenze.

La famiglia come colonna portante della società e tutte le difficoltà dei rapporti interni a essa, è l’altro tema del film di Marta Savina. Quali sono state le priorità che andavano esaltate da parte degli interpreti e della regista?
Direi che la colonna portante, in generale, sono le relazioni umane, le dinamiche familiari hanno un impatto iniziale, un luogo in cui cominciare a sperimentare proprio queste relazioni, Quello della famiglia è un piccolo nucleo in cui avvengono i primi confronti e scontri, passaggi di crescita, conflittuali o meno, accoglienti o respingenti. In questo film, si osservano le dinamiche di queste famiglie e quanto, all’interno, figli e figlie subiscano o fioriscano, diventino protagonisti della propria autodeterminazione o vittime, in qualche modo, di modelli imposti. Auspicare che all’interno di un nucleo familiare vi sia la capacità di comprendere e di accogliere. Ancora: che ci sia la capacità di dare ascolto e sostegno nel favorire le scelte delle proprie figlie e dei propri figli, per una espressione libera di sé e la realizzazione delle aspirazioni e della propria crescita.

Il rispetto dei ruoli e delle scelte di Sara e di Lia. Manuela, da interprete e donna soprattutto, come le giudichi dall’esterno?
Posso dire che i ruoli, dentro le relazioni, non possono essere mai dati per scontati. Una madre e una figlia, posso avere mille possibilità di entrare in relazione, trovare o meno una complicità, non esiste il ruolo della madre a priori, così come quello della figlia o del padre, sono aspetti di se, dell’individuo che ognuno di noi è, e si creano, si definisco, si distruggono,si cambiano. È importante non considerare gli altri, siano essi figli o compagni, nostra proprietà, starsi accanto si, rispettare se stessi per rispettare gli altri, avere a cuore la libertà di ciascuno anche se non sempre corrisponde alle nostre aspettative. La vita è tale perché in evoluzione, non si può pensare che si possa fissare in ruoli o abitudini. Io provo, non senza sbagli, a non incancrenire i miei modi di guardare alla vita, ho insicurezze e ogni tanto certezze, le mie scelte personali cerco di prenderle in questo strano equilibrio.

Come ti ha convinto la brava Marta Savina a far parte di “Primadonna”?
Marta Savina è una regista che crea delle dinamiche di lavoro che si basano molto sull’ascolto e l’osservazione degli attori. La sua presenza sul set è piena di attenzioni, c’è stata più volte la possibilità di fare nascere le scene e i rapporti tra personaggi attraverso le improvvisazioni, questo mi ha permesso di essere in continuo ascolto e ha dato a tutti noi la possibilità di sorprenderci nel fare scelte anche non previste in precedenza. Questo modo di lavorare rende il tutto più vivo ed emozionante. Inoltre, mi ha colpita lo sguardo della regista proiettato verso il domani più che verso il passato. La scelta, con la protagonista in primis, di un cast di grande intensità e concretezza, la sceneggiatura così consistente, supportata dall’uso della lingua siciliana, le musiche, la visione di una Sicilia selvaggia e insieme aperta, non didascalica.
Ed entrando nel mio specifico, il suo sguardo nel raccontare una famiglia semplice capace di scelte profonde, qualcuno direbbe una famiglia moderna rispetto a quel passato in cui è ambientata la storia. Primadonna è un film intenso proprio perché diretto, è potente grazie alla sua semplicità, è intenso perché parla genuino, e c’è amore, per se e per gli altri.

I tuoi prossimi impegni lavorativi dove ti porteranno?
Ho da poco iniziato le prove a teatro per lo spettacolo dal titolo “La scattiata”, testo di Silvana Grasso, regia Salvo Piro, in scena Manuela Ventura e Franco Mirabella. Debutteremo a Catania a fine marzo.

Daniela Merola
Daniela Merola
Napoletana, giornalista, formatrice culturale, ufficio stampa, scrittrice. Vivo per coltivare sogni. Amo lo spettacolo della vita.
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