Dal 3 al 5 luglio, alle 20.00, il Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei ospita l’applaudito allestimento di “Alcesti” firmato da Filippo Dini, con Deniz Ozdogan e Aldo Ottobrino. Le musiche sono di Paolo Fresu.
Il mito di Alcesti arriva al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei per la nona edizione di Pompeii Theatrum Mundi, la rassegna estiva del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, diretta da Roberto Andò.
Lo spettacolo, terzo dei quattro titoli in programma nella rassegna, andrà in scena venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 luglio, sempre con inizio alle 20.00.
In scena l’applaudito allestimento di “Alcesti” di Euripide, con la regia di Filippo Dini, anche interprete dello spettacolo nel ruolo di Ferete, e la traduzione di Elena Fabbro. Le musiche sono firmate da Paolo Fresu.
Protagonisti dello spettacolo sono Deniz Ozdogan nel ruolo di Alcesti e Aldo Ottobrino in quello di Admeto.
Con loro in scena Alessio Del Mastro nei panni di Apollo, Denis Fasolo in quelli di Eracle, Giulio Della Monica nel ruolo di Thanatos, Sandra Toffolatti come Ancella e Bruno Ricci nel ruolo del Servo.
Il coro è guidato da Carlo Orlando ed è composto da Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino e Dalila Toscanelli.
La scena è di Gregorio Zurla, i costumi sono di Alessio Rosati, con assistente Giulia Giannino. I movimenti sono di Alessio Maria Romano, il disegno luci di Pasquale Mari, l’assistente alla regia è Arianna Sorci.
La produzione è di Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico e Teatro Stabile del Veneto.
“Alcesti” affronta uno dei nuclei più profondi ed enigmatici del teatro greco: il rapporto tra morte, sacrificio e amore coniugale.
La tragedia, la più antica di Euripide giunta fino a noi e rappresentata probabilmente alle Dionisie del 438 a.C., racconta la storia di Admeto, re di Fere in Tessaglia. Apollo gli concede di sfuggire alla morte, ma a una condizione: qualcun altro dovrà sacrificarsi al suo posto.
Quando arriva il momento, solo sua moglie Alcesti accetta di morire per lui. Prima del sacrificio ottiene dal marito la promessa di non sostituirla. Dopo la sua morte, giunge a Fere Eracle, ignaro della tragedia. Admeto lo accoglie nonostante il lutto e, quando l’eroe scopre la verità, decide di affrontare la Morte per riportare Alcesti tra i vivi.
Nella visione di Filippo Dini, il testo antico conserva tutta la sua forza interrogativa e viene restituito in una chiave contemporanea.
Per il regista, accostarsi ad “Alcesti” significa misurarsi con una morte inaccettabile, quella della vittima sacrificale. Allo stesso tempo, la tragedia diventa una meditazione sul valore del vivere, proprio perché costruita intorno a un sacrificio estremo e a un ritorno impossibile.
Dini sottolinea anche la centralità femminile dell’opera: Alcesti è una donna che sceglie di morire per amore, ma la sua figura non si esaurisce nel gesto del sacrificio. Il suo ritorno dall’Ade la trasforma in un essere misterioso, segnato dall’esperienza dell’orrore e della morte.
“Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto”, afferma Filippo Dini nelle note allo spettacolo.
“Alcesti” andrà in scena al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei il 3, 4 e 5 luglio, alle 20.00.
La durata dello spettacolo è di 1 ora e 45 minuti, in atto unico.
Informazioni, crediti di locandina, scheda dello spettacolo e foto di scena sono disponibili sul sito del Teatro di Napoli, nella sezione dedicata a Pompei.
This post was published on Giu 29, 2026 17:01
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