Pablo Trincia non è napoletano, non è nato tra i Quartieri Spagnoli, tra i vicoli e le strade di una città che continua a sentirne tante, forse troppo, che continua a sentire critiche e attacchi legati probabilmente a una moda fin troppo facile da seguire. Ma Pablo Trincia l’ha capita questa Napoli, il suo popolo, i suoi sorrisi, il suo modo di vivere senza legarsi a falsi e inutili stereotipi. “Su Napoli si può dire e si è detto di tutto. E ovviamente solo chi ci vive e la capisce fino in fondo può giudicarla nel bene e nel male (quindi non io). Ma lasciatemi dire che lo spirito e l’energia che fanno vibrare questa città non l’ho mai trovato da nessuna parte NEL MONDO “. Queste sono alcune delle parole che Pablo Trincia, giornalista, inviato della trasmissione Announo in onda su La7 ed ex inviato della trasmissione Le Iene, scrive sulla sua pagina Facebook.
“Sono venuto qui – prosegue Trincia – almeno una quindicina di volte, l’ho girata in lungo e in largo, e in tutte le occasioni mi sono ritrovato in una situazione in cui mi guardavo attorno a bocca aperta. È successo anche ieri sera alla storica trattoria da Nennella ai quartieri Spagnoli, dove più di una volta, tra urla, schiamazzi e sfottò dei camerieri, i proprietari chiedevano ai clienti di stare zitti per recitare a gran voce le loro barzellette (in gran parte sporche), seguite da fragorose risate, applausi e “chell’ bucchin ‘e mammt!“.
Pablo Trincia racconta il suo ultimo giro per le strade di Napoli, per le strade di quella città che accoglie a braccia aperte, sempre e comunque. Il giornalista si è recato a cena da Nennella, un luogo che, a Napoli, non ha bisogno di presentazioni, un luogo che rispecchia la forza e il coraggio di ridere anche nei momenti più tragici e, di quei momenti, Napoli ne ha vissuti tanti. Pablo Trincia ha deciso di non seguire un gregge che continua a sentire il bisogno di insultare una città in cui, se non ci vivi, non puoi capirla.
Pablo Trincia ha assaggiato le sue bellezze e conclude il suo messaggio con queste parole: “Più che un (ottimo) pasto – conclude il giornalista – è stata un’esperienza di vita, nel cuore di un quartiere che sembra una riproduzione in grande dei celebri presepi di cui Napoli va così fiera. Fidatevi, ragazzi. Se non siete mai stati in questa città, vi state perdendo un pezzo di vita“.
This post was published on Mar 31, 2015 18:00
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