Dopo due anni dall’omicidio di Lino Romano, il 30enne incensurato ucciso dalla Camorra per uno scambio di persona, sono stati condannati all’ergastolo il mandante e l’organizzatore. La Corte d’assise di Napoli ha condannato in queste ore Giuseppe Montanera, ritenuto il mandante dell’omicidio, e Giovanni Vitale, colui che invece ha organizzato la missione omicida che strappò la vita al giovane ragazzo innocente assassinato per sbaglio nel quartiere Marianella a Napoli il 15 ottobre 2012.
Giuseppe Montanera e Giovanni Vitale sono affiliati alla fazione Abete-Abbinate-Nettuno degli “scissionisti” di Scampia e alle loro spalle hanno altre cinque diverse condanne. Colui che, invece, ha ucciso a sangue freddo Lino Romano è Salvatore Baldassarre, già condannato all’ergastolo lo scorso novembre con rito abbreviato.
Lino Romano, giovane operaio di Cardito, il 15 ottobre del 2012 aveva in programma di giocare una partita di calcetto con gli amici, ma prima decise di andare a trovare la sua ragazza Rosanna nel quartiere Marianella. Una volta uscito dallo stabile in cui viveva la sua fidanzata, Lino venne raggiunto da 14 colpi di pistola. L’obiettivo, però, non era lui bensì Domenico Gargiulo catturato, poi, dagli inquirenti.
La Corte d’assise di Napoli ha deciso per un risarcimento alla famiglia della vittima, per il Comune di Napoli e la Regione. Tra gli enti costituitisi e risarciti, è stato riconosciuto il danno anche alla Fondazione Pol.i.s che lavora con il Coordinamento Familiari di Vittime Innocenti e per la gestione dei beni confiscati alle mafie. Tra le Rappresentanze, la Fondazione è stata l’unica ad essere presente anche il giorno della sentenza, in aula con il suo avvocato e i suoi operatori.
This post was published on Apr 1, 2014 15:06
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