Il romanzo pubblicato da Giannini Editore racconta la storia vera di Mattia, bambino cresciuto tra povertà morale e un padre padrone, che impara a diventare “un altro” grazie alla scuola, alle donne di casa e alla forza silenziosa della mente. Una narrazione densa di umanità scritta con l’urgenza di chi ha bisogno di fare i conti con il proprio passato.
Conoscere la Mente che non mente è premessa importante prima di avventurarsi nella lettura di “Non chiamatelo padre” . Ma come va interpretata questa premessa? Essa è la prima dedica con cui l’autrice ci prepara all’incontro con i personaggi di questo romanzo. La mente che non mente non ci tradisce mai, perché si fonda sui principi fondamentali della nostra vita, attraverso la quale ci guida senza sotterfugi o falsità fino a farci incontrare con noi stessi. Essa introduce quella che per me è un’opera epica, che narra della vita del protagonista teso al miglioramento di sé.. Non chiamatelo padre racconta una storia vera, popolata da personaggi reali dai nomi “parlanti”: i nonni Furfante e Conforta; i genitori, Sornione e Maddalena e Mattia che, non a caso significa dono di Dio. Solo alla fine compare una ragazza dal nome Trillo. Il dove può essere dovunque ci siano povertà, miseria morale, problematiche familiari difficili. Il tempo è ben scandito negli episodi che segnano la vita di Mattia e degli altri personaggi, i cui avvenimenti accadono nel periodo che va dal primo dopoguerra agli anni 80 del secolo scorso. La narrazione è narrazione epica e, come tale, si apre con l’invocazione alla musa ispiratrice, qui degnamente rappresentata dalla “Mente che non mente”, e, come dice l’autrice, essa è “ l’indomito condottiero che ci protegge nel tentativo, eterno e sublime, di equilibrare i piatti della bilancia della vita. La Mente trionfa sempre, perché, alla fine, i piatti si equilibrano sempre, e lei si manifesta essere l’unica fonte di democrazia del nostro avvenire”.
Il racconto si sviluppa come rappresentazione della catarsi dal male al bene. I nomi dei personaggi ne delineano le qualità morali e i pregi e i difetti personali. Le donne sono le custodi dei buoni sentimenti e della sapienza antica di tutte le donne che le hanno precedute. Gli uomini si credono esperti nell’arte di arrangiarsi a danno degli altri: rappresentano gli elementi negativi della vita di Mattia. E Mattia non vuole rassomigliare loro. Mattia vuole essere diverso, anelare ai sogni , costruire il bello dentro e fuori da sé, insieme ai riferimenti più cari e puri della sua dura infanzia: la madre e la nonna. Mattia vuole disperatamente trovare il suo posto nel mondo e la frequenza della scuola lo aiuterà a diventare importante , a diventare un ALTRO, per non essere più vittima di un rapporto dilaniante con il padre padrone, per non essere come lui. Padre nemico che prima regala un giocattolo al figlio, poi se lo riprende, per venderlo, strappando il cuore a Mattia perché “un giocattolo può fare miracoli, più di un padre”. Mattia ebbe il coraggio di parlarne, poi, con il padre, che finse di non udire. Ma questo gli diede la coscienza che sarebbe stato capace di difendere se stesso e la sua vita, le sue idee.
Ho definito questa storia vera una narrazione epica. Essa si apre con l’inno alla dea, alla Mente, la dea che ha protetto Mattia, il quale è riuscito ad equilibrare i piatti della bilancia della vita e che ha saputo, malgrado la giovane età e grazie alle sofferenze, diventare una persona matura e responsabile. Quando ripercorre il viale che lo porta a casa, Mattia non si sente solo. Parla con la madre che non c’è più, ma che cammina insieme a lui. Le dice di quanto ha sofferto per quell’amore che provava per il padre, mai ricambiato. Quell’amore che pensava di non possedere. Ma lei sapeva di quell’amore che Mattia, ignorando di provare, non poteva né dimostrare né donare. La invita a stringerli la mano e ad accompagnarlo a tornare a casa, insieme. “Ora tutto è più lieve” le dice.
….. nel libro ho incontrato spesso frasi o pensieri che mi hanno indotta a riflettere sulla vita e il destino di certe persone; mi hanno costretta a pensare, e scavare nella mia coscienza in cerca di valori e di coerenza, in cerca di risposte difficili da trovare.
La narrazione non cade mai di tono. Sembra che il libro sia stato scritto di getto, con l’urgenza interiore di narrare una storia ricca di umanità e sofferenza, che hanno lasciato il segno nel protagonista, ma anche nell’autrice, che ha sentito fortemente il bisogno di riferirle portandole fuori da sé per poterne prendere atto, finalmente, e non doverne più soffrirne di riflesso. Anche i ricordi della guerra sono vivi nella memoria e sono espressi come se l’autrice li avesse vissuti lei stessa, sulla propria pelle. Infine ho riscontrato nel testo notevoli capacità narrative e descrittive che attraggono il lettore.
Mi fa piacere concludere questo mio intervento con le ultime parole che chiudono il libro, quando Mattia di sé finalmente dice: “Io sono Mattia, uomo divenuto“altro”. Sono il figlio della musica”.
Alessandra Gallotta
This post was published on Apr 14, 2026 18:27
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